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Venerdì, 03 Marzo 2017 15:35

Giordano Bruno Guerri e il Vittoriale, cronaca di un successo

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Visitatori raddoppiati, progetti in crescita, festival estivi: la rinascita del complesso architettonico dannunziano, diretto dallo studioso dal 2008. In arrivo nuove sculture per il parco, stanze profumate e mostre a Gardaland

Giordano Bruno Guerri Giordano Bruno Guerri

ROMA - «Nessuno possa dire: l’ho già visto». Giordano Bruno Guerri, presidente e direttore del Vittoriale degli italiani, lo ripete come un mantra.

Perché al di là dei 212 mila visitatori del 2016, del premio “Parco più bello d’Italia” del 2012, degli ingressi aumentati del 50% dal 2008 al 2016 e, soprattutto, al di là dei 300 mila biglietti da raggiungere nel 2021, anno del centenario dell’istituzione dai «solidi bilanci in attivo, che assume personale, riapre spazi e avvia iniziative», il vero obiettivo di Guerri è invogliare i visitatori a tornare, tornare, tornare. Perché il Vittoriale, inaugurato da Gabriele d’Annunzio nel 1938 e che Giordano Bruno Guerri guida con inventiva e determinazione dal 2008, deve avere, sempre, un’idea, una mostra, una iniziativa, uno spettacolo, un concerto nuovo e invitante tanto da poter attrarre l’attenzione di chi lo ha già visitato. «Ogni anno almeno due o tre novità importanti», spiega lo stesso Guerri.

Non è quindi un caso che quest’amministrazione “illuminata” e sicuramente vincente (un raddoppio netto dei biglietti in pochi anni non è mai effetto di una casualità) anche per la primavera del 2017 abbia in cantiere iniziative importanti. A cominciare da “Ho cercato l’armonia”, la mostra delle nuove sculture che, in occasione della Festa del Vittoriale dell’11 marzo, andranno ad arricchire lo straordinario giardino - “Parco d’Italia nel 2012 – che anno per anno si è popolato delle donazioni di grandissimi artisti come Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Velasco Vitali e Mario Botta.

«Assieme al maestro Ugo Riva - spiega Guerri – è stato ideato un percorso di sculture d’arte contemporanea nel parco dannunziano. Con quelle di Riva, ci saranno anche le opere di Girolamo Ciulla, Federico Severino, Michele Benaglio, Dario Tironi e Cesare Inzerillo. Sculture, fotografie e bassorilievi che daranno sempre più a questo parco l’identità di un museo dedicato alle sculture di arte contemporanea».

Sempre l’11 marzo si partirà con anche con il progetto di collaborazione con il gruppo Vidal che permetterà, attraverso la diffusione di alcune essenze ispirate a d’Annunzio, di riportare i profumi amati da Vate fra le stanze della Prioria, l’edificio principale del Vittoriale. «L’idea – spiega Guerri – è quella di rendere la dimora dannunziana sempre più simile a quando il poeta era solito riempirla di fragranze profumate. Ricordo e innovazione: due principi che convivevano nel Vate e che il Vittoriale rispetta». Dal primo giugno, inoltre, saranno anche in mostra fino a novembre circa duecento bottiglie di profumi di cui la villa era ricca.

In attesa, nel 2018, di una retrospettiva dedicata a Luigi Ontani, il Vittoriale si prepara ad accogliere una nuova edizione di Tener-a-mente, la rassegna ospitata nell’anfiteatro all’aperto della villa che ogni estate, tra luglio ed agosto, presenta spettacoli dannunziani e grandi concerti. «È dal 2008, anno in cui assunto la presidenza del Vittoriale chiamato dall’allora ministro Bondi, che lavoriamo con passione alla “rinascita” di quest’istituzione convinti che per funzionare un luogo culturale non basti soltanto una buona guida artistica ma sia altrettanto fondamentale un direttore generale in grado di far funzionale la “macchina” gestionale. Ho cominciato a frequentare questo posto dai tempi dell’università, poi ho continuato come giornalista e come visitatore. Adesso sono stato confermato anche dal ministro Franceschini con il quale, malgrado la diversa visione politica, mi trovo assolutamente in sintonia. Art bonus, superdirettori, riforma: tutte iniziative ottime. Veder rinascere il Vittoriale è una soddisfazione enorme».

«L’obiettivo, entro il 2021, è arrivare a riaprire ogni area, anche le più nascoste di questo straordinario parco. Abbiamo cominciato nel 2013 con il Laghetto delle Danze, il Canile e l’Arengo restaurato, il Laghetto del Mas e il Giardino delle Vittorie. Eppure, appena arrivato nel 2008, ho rinunciato a 160 mila euro di finanziamenti pubblici. Dal 2010 è attiva la Fondazione Vittoriale degli italiani, privata, che si mantiene senza soldi pubblici anche se ovviamente partecipa ai bandi. Abbiamo cominciato ad aprire gli armadi e svuotare i cassetti, riportando alla disponibilità dei visitatori le scarpe, i vestiti, le vestaglie delle amanti, i collari dei suoi cani. Abbiamo assunto 43 dipendenti e reinvestito gli utili in migliorie, manutenzione e acquisto di documenti». Insomma, un gran lavoro.

«Quando sono arrivato la gente faceva la fila sotto un tendone davanti all’ingresso. Ora si può acquistare biglietto e prenotazione prima di arrivare e quest’estate inaugureremo anche le visite serali. Il primo giugno, poi, si verrà inaugurata la seconda parte della nuova illuminazione a Led relativa a tutta la parte nord del parco, e dal 18 giugno sarà pronta anche la terza e ultima fase».

Dal 2016, inoltre, ha avuto inizio un progetto davvero innovativo nel modo di intendere la fruizione del grande parco che ingloba le architetture, trasformandolo in una grande area verde trattata esclusivamente con sostanze naturali di origine biologica.  “Vittoriale naturalmente”, questo il nome del progetto, offre quindi al visitatore la possibilità di camminare e respirare fra un verde non contaminato, assolutamente in linea con la propensione all’armonia vagheggiata da D’Annunzio.

Proiettato verso i grandi numeri e ad una divulgazione quasi audace del verbo del Vate, invece, il progetto di una mostra permanente del Vittoriale a Gardaland che Guerri vede come «un’attrazione culturale strepitosa destinata ai genitori dei bambini, con un’attenzione particolare a giocattoli, maschere, abiti particolari, selezionati personalmente da me».

Ma fra tutte, la soddisfazione maggiore di Giordano Bruno Guerri è un’altra. Ed è assolutamente immateriale. «Cambiare la percezione di Gabriele D’Annunzio da decadente protofascista a modernizzatore libertario -conclude -era tra gli obiettivi che mi ero proposto. Togliere quella patina di decadente fascista dedito al lusso e al vizio. Scardinando contemporaneamente lo schema tragico che vede il poeta necessariamente triste e infelice». 

Ultima modifica il Venerdì, 03 Marzo 2017 17:01

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