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Lunedì, 08 Luglio 2019 11:47

Firenze. A Palazzo Medici Riccardi arriva la street art di Shepard Fairey in arte OBEY. Foto

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"Obey. Make Art not War” è la mostra prodotta e organizzata dall’Associazione culturale MetaMorfosi, in collaborazione con Spirale d’Idee, dedicata all’artista che lanciò la prima campagna politica di Obama. L’esposizione  è inoltre un omaggio a Pina Ragionieri, la storica direttrice di Casa Buonarroti, scomparsa lo scorso gennaio 

Da sinistra: Cristina Acidini, Presidente Casa Buonarroti, Dario Nardella, Sindaco di Firenze, Gianluca Marziani, curatore della mostra, Pietro Folena, Presidente Associazione MetaMorfosi Da sinistra: Cristina Acidini, Presidente Casa Buonarroti, Dario Nardella, Sindaco di Firenze, Gianluca Marziani, curatore della mostra, Pietro Folena, Presidente Associazione MetaMorfosi

FIRENZE -  Apre a Palazzo Medici Riccardi, nel cuore di Firenze, dal 9 luglio fino al 20 ottobre 2019,  la mostra "Obey. Make Art not War” di Shepard Fairey, meglio conosciuto per lo pseudonimo Obey. 

L’esposizione, a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, offre un excursus a tutto tondo su questo artista, la cui celebrità  a livello mondiale è legata in particolare alla realizzazione del manifesto con l’immagine stilizzata in quadricromia di  Barack Obama, dal titolo “Hope”, divenuto nel 2008 icona della campagna elettorale del futuro presidente degli Stati Uniti e giudicato da Peter Schjeldah, critico d’arte del New Yorker, “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”. Sempre durante la stessa campagna elettorale, Obey realizzò altri due manifesti “gemelli” di “Hope” con le scritte: "Change" e "Vote".  La collaborazione di Obey con il comitato elettorale non venne mai ufficializzata, tuttavia una volta eletto, Obama inviò una lettera all’artista, in cui scrisse: "Ho il privilegio di essere parte della tua opera d'arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”. Il ritratto “Hope” divenne talmente famoso da entrare nella collezione permanente della National Portrait Gallery di Washington, dove è esposto dal 17 gennaio 2009.

La mostra fiorentina, nel trentennale dell’inizio dell'attività di street artist di Obey, incrocia quattro temi fondamentali: Donna, Ambiente, Pace, Cultura. Grandi opere e piccole serigrafie, tutte di straordinaria efficacia comunicativa, saranno in grado di stimolare  riflessioni su temi umanitari, su passaggi esistenziali, su utopie sociali, su valori al di sopra delle leggi.

"Obey - spiega Gianluca Marziani - è il prototipo fluido del nuovo artista politico, perché ha capito che i temi scottanti si affrontano con simboli e intelligenza visiva, con l’impatto rapido di un messaggio in cui riconoscersi senza confondersi. In genere le opere d’arte usano la fotografia come traccia editoriale, nel caso di OBEY ogni lavoro si completa con la fotografia rapida da smartphone, raggiungendo così lo stadio liquido del processo creativo, andando oltre il semplice documentare. I social media moltiplicano le matrici - l’opera d’origine - in maniera random, sorta di pandemia figurativa che delocalizza l’opera in un parallelo di vita digitale, ricreando tante anime e altrettanti corpi dietro l’apparenza. Il disegno iniziale, la matrice da stampare, le declinazioni su formati e materiali diversi, la pubblicazione cartacea, l’uso per multipli e altri oggetti, fino alla viralità digitale che permette infinite variazioni sul tema - conclude il curatore -  sfidano i termini del copyright, stimolando l’artista a nuove soluzioni: tutto questo definisce la vita biologica di un’opera liquida targata Shepard Fairey”.

L’esposizione è stata inaugurata lunedì 8 luglio, alla presenza del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, il quale ha evidenziato come la rassegna sia “un ulteriore passo in avanti in quel dialogo tra Rinascimento e Arte contemporanea, in particolare la street art, che oltre ad essere esso stesso un messaggio consente a Firenze, attraverso Palazzo Medici Riccardi, di fare interloquire passato, presente e futuro delle arti uniti da un filo originale e solido di continuità”.  Il messaggio di Obey  - ha sottolineato ancora il primo cittadino - arriva dritto: c'è bisogno di lavorare ad un sogno. Obey lo fa precedere spesso dall'espressione ‘We the people’, ‘Noi la gente’, ‘Noi le persone’, ‘Noi il popolo’: non fa distinzioni, ma interpreta graficamente un'esigenza, anche non confessata dalla stessa ‘gente’, che è quella di ritrovarsi in un noi pacificato, capace di fare da contraltare all'individualismo di massa e alla paura alimentata dalle fake news”. 

Pietro Folena, Presidente dell’Associazione MetaMorfosi, ha invece voluto  ricordare Pina Ragionieri, la storica direttrice di Casa Buonarroti a Firenze, profonda conoscitrice e raffinata studiosa di Michelangelo ma, al contempo, affascinata anche dalle forme dell’arte contemporanea, a cui la mostra viene dedicata. 

“Ricordiamo  la  nostra  amica  Pina  - Giuseppina  Sergi  Ragionieri -  con  cui  abbiamo condiviso anni ed esperienze straordinarie - ha affermato Folena - Ci piace raccontare, in questa occasione, la sua passione per l’arte e per il bello di ogni epoca, senza pregiudizi, alla ricerca della comprensione delle nuove forme di creatività e di espressione culturale. Shepard Fairey, in arte Obey, ha, come gli artisti del Rinascimento, la forza del disegno e del colore. L’arte sui muri, oggi e ieri. Grazie a Pina, al suo rigore, alla sua curiosità, alla sua intelligenza. Ti portiamo per sempre con noi”.

Vademecum

OBEY. MAKE ART NOT WAR
A cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli

Palazzo Medici Riccardi – Firenze dal 9 luglio al 20 ottobre 2019
aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Chiuso il mercoledì
www.palazzomediciriccardi.it

Prodotta e organizzata da Associazione MetaMorfosi con la collaborazione di Spirale d’Idee
Con il sostegno della Regione Toscana
Con il patrocinio di Firenze Città Metropolitana
Con il contributo di Fondazione Guglielmo Giordano e Listone Giordano

Ultima modifica il Lunedì, 08 Luglio 2019 18:20


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