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Lunedì, 23 Dicembre 2019 15:17

Lorenzo Bini Smaghi è il nuovo Presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana. Il programma mostre per il 2020

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Gherardo Biagioni, Edoardo Donatini, Jacopo Gori, Alessio Marco Ranaldo sono i nuovi membri del CdA che amministrerà il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato per il prossimo triennio

PRATOPresidente di Societé Genérale, economista di alto profilo con un’attenzione filantropica internazionale, Lorenzo Bini Smaghi è il nuovo Presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, e insieme ai nuovi membri del CdA Gherardo Biagioni, Edoardo Donatini, Jacopo Gori, Alessio Marco Ranaldo amministrerà il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato per il prossimo triennio.  

La nomina del nuovo Presidente e del CdA, a quasi due anni dalla nomina della Direttrice Cristiana Perrella, si configura in un meditato percorso di cambiamento e innovazione che riguarda tutti gli aspetti del Centro Pecci, dalla mission, alle attività, alle collaborazioni, al board.

Le mostre e gli eventi 2019

Il 2019 è stato un anno intenso ricco di mostre, attività ed eventi al Centro Pecci di Prato confermando una vocazione internazionale e una particolare attenzione alle contaminazioni, alla molteplicità di sguardi e al dialogo a più voci.

Attualmente sono in corso al Centro Pecci tre importanti eventi espositivi: la mostra sull'arte post sovietica The  Missing Planet, primo di una serie di riallestimenti della collezione del Centro pensati dalla direttrice Cristiana  Perrella per renderla sempre disponibile al pubblico, e i due progetti vincitori della quarta edizione del bando Italian Council del Mibact, Romanistan di Luca Vitone Bayt di Mario Rizzi.

Nel corso dell’anno mentre l'installazione dell'artista polacca Aleksandra Mir riflette sulla transitorietà del successo, con la mostra Soggetto Nomade lo sguardo è rivolto al lavoro di cinque fotografe italiane Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Maria Alba Russo, che hanno indagato da prospettive diverse il modo in cui la soggettività femminile è stata vissuta in un periodo di grande cambiamento per l'Italia.

Un altro aspetto preso in considerazione dal museo è stato quello dell'ambiente attraverso il progetto Verde  Prato che ha messo in scena il Piano Operativo del Comune di Prato e le sue politiche urbane.

Partendo invece dalle suggestioni offerte dal sito archeologico di Stonehenge, Wiltshire Before Christ ha unito in un percorso suggestivo i lavori dell'artista Jeremy Deller, il marchio di streetwear Aries e il fotografo di moda David Sims. Contemporaneamente la prima mostra personale di Rirkrit Tiravanija in Italia nella quale il pubblico, attraverso il ping pong, diventa non solo parte attiva di un'opera, ma anche protagonista di nuove relazioni umane basate sull'accoglienza. Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today racconta la storia dei clubbing, rappresentando una volta di più l'attenzione del Centro per i molti linguaggi della contemporaneità e la più recente volontà di indagare i luoghi non convenzionali del sapere e le testimonianze della contro-cultura.

Oltre alla mostre, numerose sono state anche quest'anno le attività collaterali del Public Program, dagli appuntamenti  del Pecci Books che ha permesso ad un vasto pubblico di approfondire la letteratura contemporanea attraverso gli incontri con scrittori come Baricco, Nesi Serra, Carofiglio, Guccini, Bonami e altri, fino a quelli con gli sportivi della rassegna Pecci Triumph, Rossi, Chechi e Giagnoni, inoltre le conferenze della Pecci School, la Giornata del Contemporaneo con la mostra diffusa di Eva Marisaldi, fino alla performance di Motus e a quelle nell'ambito della rassegna Contemporanea.

Un risultato significativo proviene anche dalla didattica che, oltre ai laboratori rivolti a studenti, famiglie e  docenti,  ha promosso progetti educativi speciali rivolti a persone affette da Alzheimer, autismo e in collaborazione con l'ASL Salute Mentale di Prato. Una attenzione particolare merita il progetto Caleidoscopio, un laboratorio fotografico rivolto a ragazzi non studenti ne lavoratori che, attraverso il coordinamento del giovane artista Mohamed Keita ed esperti del settore, ha permesso ai partecipanti di acquisire competenze e capacità nell'ambito della comunicazione e dei nuovi media.

Sul versante musicale, il secondo appuntamento con Pecci Summer Live al teatro all'aperto. Una rassegna che ha visto esibirsi questa estate musicisti come The Comet is Coming, Yan Tiersen, J Macis, Bombino Tre Allegri Ragazzi Morti, solo per citarne alcuni.

Per quanto riguarda il cinema è proseguita l'attenzione particolare a produzioni indipendenti, mantenendo viva anche l'attenzione sui classici, i film d'arte le rassegne collegate alle mostre del Centro e proiezioni speciali con i protagonisti.

Forte del ruolo di coordinatore dell'arte contemporanea a livello regionale il Centro Pecci ha collaborato in quest'anno nell'organizzazione di convegni a livello nazionale come Il Gesto poetico. Nuove prospettive di ricerca sull'arte verbovisuale e Archivi d'artista.

Ma il 2019 è stato caratterizzato anche da interventi importanti alla struttura che permetteranno una maggiore fruizione. L'apertura del Bistrot ha permesso di creare un luogo informale in cui gustare un pranzo e una cena veloce prima di un concerto o una proiezione creando così una maggiore attenzione da parte del pubblico giovanile, mentre lavori iniziati in questi mesi per ampliare il deposito delle opere del museo e per aumentare i laboratori didattici contribuiranno a rendere ancora più funzionale il museo rispetto alla sua programmazione artistica.

Programma mostre 2020

Dal 2 aprile al 30 agosto 2020

Domus Aurea. Martino Gamper, Francesco Vezzoli e le ceramiche di Gió Ponti

a cura di Cristiana Perrella

Il progetto Domus Aurea. Martino Gamper, Francesco Vezzoli e le ceramiche di Gio Ponti, propone un dialogo tra le opere di Francesco Vezzoli, le ceramiche realizzate da Gio Ponti durante la sua collaborazione con la manifattura Richard-Ginori e alcuni lavori del designer e artista Martino Gamper. Da un lato Francesco Vezzoli, interessato da sempre all’analisi della storia del gusto borghese, al modo in cui le sue evoluzioni segnano passaggi fondamentali dell’epoca moderna, rivelandone aspetti psicologici profondi, e dall’altro Martino Gamper, designer noto per il suo irriverente approccio ai grandi classici del modernismo, si focalizzano su un elemento considerato “anomalo” dell’attività di Ponti, contrapponibile al rigore quasi anticlassicista delle sue architetture più conosciute, come il grattacielo Pirelli e la casa Rasini a Milano, vere icone di stile del XX secolo. Quello di Ponti è un “essere moderno” che ha trovato compimento grazie al confronto e alla rielaborazione della classicità, attitudine che costituisce un ideale trait d’union con le esperienze artistiche di Vezzoli e di Gamper.

Dal 2 aprile al 30 agosto 2020

Protext!

a cura di Camilla Mozzato e Marta Papini

Si dice che la prima azione di sabotaggio nei confronti di una macchina tessile da parte di un operaio avvenne nel 1779, alla vigilia della rivoluzione industriale. La storia è nota: Ned Ludd si accanì contro il telaio su cui stava lavorando, rendendo impossibile la produzione. Un gesto di protesta contro lo sfruttamento del lavoro che diede vita a un massiccio movimento di resistenza e coinvolse centinaia di persone in azioni di sabotaggio dei telai meccanici nell’Inghilterra del primo ottocento. Attraverso la più recente generazione di artisti, Protext! prende in considerazione il tessuto e le sue diverse declinazioni formali come pratica artistica trasgressiva, e ne esplora il ruolo in prima linea nei dibattiti critici su autorialità, identità queer e appartenenza, sulle modalità di produzione e il cambiamento ambientale, e come resistenza all’ordine costituito.

Artisti in mostra (TBD): Diedrick Brackens (Mexia, Texas, US, 1989), Pia Camil (Mexico City, Mexico,1980), Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974), Tschabalala Self (New York, US, 1990), Marinella Senatore (Cava de' Tirreni, Italia, 1977), Vladislav Shapovalov (Russia, 1981), ΣΕΡΑΠΙΣ (Serapis), fondato nel 2014 da Serapis Maritime Corporation, Güneş Terkol (Ankara, Turchia, 1981).

Dal 21 maggio al 25 ottobre 2020

Simone Forti. Senza Fretta

a cura di Luca Lo Pinto

Senza Fretta è la prima grande mostra in Italia dedicata all'opera fondamentale di Simone Forti la cui famiglia era originaria di Prato, dove il suo bisnonno fondò una grande fabbrica di lana. La mostra, sviluppata in stretta collaborazione con l'artista, si propone di offrire una panoramica dell'ampia gamma creativa che definisce la sua pratica che copre una carriera artistica che dura da 60 anni. La mostra include performance, fotografie e opere

su carta, installazioni, ologrammi e opere audio ed è accompagnata da una colonna sonora commissionata per l'occasione che comprende la lettura degli scritti di Simone, le sue canzoni e i brani tratti dall'album "Al di Là" e che saranno riprodotti in tutto lo spazio offrendo una visione alternativa delle immagini dell'artista e sulle opere esposte.

Senza Fretta è concepito come un grande paesaggio con uno speciale display progettato da Forti che esprime

una cornice cronologica optando per una coreografia intuitiva, che mostra l'evoluzione naturale e lo scambio tra danza, film, disegno, suono e scrittura.

Dal 21 maggio al 30 agosto 2020

Chinese Whispers. Generazione Next dalla Cina

a cura di Cristiana Perrella

Chinese Whispers. Generazione Next dalla Cina indaga una nuova generazione di artisti provenienti dalla Cina di oggi, ma anche artisti di origine cinese cresciuti altrove o che in Cina si sono formati, nati fra i primi anni ‘80 e

la fine degli anni ‘90 e identificati da demografi, sociologi ed esperti di marketing occidentali come Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation. Seguono le orme di una generazione di artisti–star affermatisi in un momento in cui l’arte cinese rappresentava per l’occidente ancora qualcosa di esotico, spesso esplorando la rivoluzione socio-politica della Cina post-Mao. In netto contrasto, gli artisti cinesi della Generazione Next, sono cresciuti in una Cina completamente diversa, aperta e globalizzata, e hanno beneficiato di un’istruzione superiore in tutti i campi sia in patria che all'estero.

Gli artisti in mostra riflettono sui grandi temi mondiali, come l'impatto ambientale e sociale di una sempre più rapida urbanizzazione, l’implacabile crescita del digitale in un'epoca in cui tutto avviene online, ma anche la necessità di adattare tradizioni e tecniche antiche al linguaggio della tecnologia o la riformulazione dell’identità e del corpo umano.

Dal 24 settembre 2020 al 21 febbraio 2021

Chiara Fumai. Poems I will never release 2007–2017

a cura di Francesco Urbano Ragazzi e Milovan Farronato

mostra co-prodotta con Centre d'Art Contemporain Genève, in collaborazione con La Casa Encendida, Madrid e Kiosk, Ghent

Chiara Fumai. Poems I will never release 2007–2017 è la prima retrospettiva dedicata all’opera di Chiara Fumai, artista che in vita fu principalmente associata alla performance dal vivo.  A tre anni dalla prematura scomparsa dell'artista, un team di curatori internazionali, Francesco Urbano Ragazzi e Milovan Farronato in collaborazione con Andrea Bellini, Cristiana Perrella, Monica Carroquino e Wim Waelput, si sono riuniti per diffondere la sua eredità culturale e canonizzare il suo messaggio. La mostra avrà un ruolo decisivo nell'indagine di una personalità che ha contribuito a sviluppare sia i linguaggi della performance sia l'estetica femminista del XXI secolo. Il progetto allestitivo si pone il doppio obiettivo di ordinare cronologicamente la carriera di Fumai, mostrando allo stesso tempo come quella dell’artista fosse una pratica cross-mediale che ha incluso videoinstallazioni, ambienti sonori, wall drawing, collage e sculture.

Dal 24 settembre 2020 al 21 febbraio 2021

Sister Corita Kent: Heroes and Sheroes

a cura di Camilla Mozzato e Tommaso Speretta

Il Centro Pecci ospita la prima mostra personale in Italia di Sister Corita Kent (Fort Dodge, Iowa, 1918 – Boston,

1986), suora della congregazione religiosa del Cuore Immacolato di Maria, artista, educatrice e attivista della giustizia sociale, che opera a partire dagli anni ‘50 in California.

Il lavoro di Sister Corita evolve da figurativo e religioso fino a incorporare immagini pubblicitarie e slogan, testi di canzoni popolari, versi biblici e letteratura, per diventare, a partire dagli anni '60, sempre più rivolto ad una riflessione di protesta sulla povertà, il razzismo e l'ingiustizia.

La mostra indaga sia la produzione artistica, con un’accurata selezione tra le oltre 800 edizioni serigrafiche, le migliaia di acquerelli e le innumerevoli commissioni pubbliche e private, sia la figura politica di Sister Corita Kent attraverso la restituzione di una ricerca documentale, interviste, fotografie e materiali d’archivio.

Dal 5 novembre 2020 al 21 febbraio 2021

Le parole dell’arte, dalla poesia visiva alla post produzione. Opere dal Centro Pecci ed altre raccolte

a cura di Stefano Pezzato

Seconda mostra della serie ideata dalla direttrice Cristiana Perrella e dedicata ad approfondire temi, periodi e linguaggi della collezione del Centro Pecci, affidandone la cura a un esperto affiancato dal responsabile delle collezioni e archivi Stefano Pezzato.

La nuova mostra sarà incentrata su decine di opere della collezione del Centro Pecci, dalle ricerche di Poesia Visiva donate al museo da Carlo Palli all'installazione di Barbara Kruger e alla recente opera neon di Martin Creed, integrandole con altre opere provenienti da importanti collezioni e istituzioni italiane e internazionali per comporre un'ampia ricognizione sull'uso molteplice e sperimentale delle parole da parte degli artisti contemporanei. Decine di lavori di autori italiani e internazionali copriranno un arco temporale dagli anni '60 del XX secolo a oggi, decenni dominati dall'impiego di mezzi e tecniche di comunicazione avanzati, pervasivi e persuasivi sull'immaginario collettivo, compreso quello espressivo e artistico. In un periodo storico in cui l'arte si rivolge alla comunicazione per promuovere e diffondere se stessa, gli strumenti stessi del comunicare diventano modalità e oggetto della ricerca artistica: le opere in mostra intrecciano e contaminano il linguaggio visivo, testuale e orale, provocano e influenzano il pubblico, lo trasformano in lettore, auditore, interlocutore. In sintesi, danno voce diretta all'arte nell'epoca della comunicazione.

Ultima modifica il Lunedì, 23 Dicembre 2019 15:40


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