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Giovedì, 20 Febbraio 2020 10:34

Botto&Bruno entrano a far parte delle collezioni dei Musei Reali di Torino 

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L’opera è "The ballad of forgotten places", un progetto promosso dalla Fondazione Merz, vincitore della terza edizione del concorso Italian Council (2018) 

Botto & Bruno, The ballad of forgotten places, Galleria Sabauda, Torino, Photo Renato Ghiazza Botto & Bruno, The ballad of forgotten places, Galleria Sabauda, Torino, Photo Renato Ghiazza

TORINO - The ballad of forgotten places, il progetto realizzato dagli artisti Botto&Bruno, vincitore della terza edizione del concorso Italian Council (2018), ideato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, entra a far parte delle collezioni dei Musei Reali di Torino

L’opera è allestita al primo piano della Galleria Sabauda, nella Sala degli Stucchi, in un ambiente caratterizzato da un’esuberanza decorativa neobarocca. 

Si tratta di un’installazione dalla natura migrante, che riunisce le tracce e i segni del tempo e delle culture che l’hanno modellata e costruita. Nella visione di Botto&Bruno «i luoghi marginali hanno bisogno di essere protetti e curati e soprattutto hanno bisogno che le persone si attivino a conservarne la memoria». 

Ispirandosi alle parole di Marc Augé per il quale «il nostro tempo non produce più rovine perché non ne ha il tempo», gli artisti hanno concepito una struttura che evoca una rovina contemporanea, le cui pareti esterne costituiscono i resti di un’architettura modernista e dell’utopia che rappresenta.

L’opera è concepita come una struttura praticabile di grandi dimensioni al cui interno, dalle pareti al pavimento, si dispiega l’immagine di un paesaggio suburbano denso di ossidazioni, macchie e reperti, trasformato in una sorta di dagherrotipo dall’azione del tempo. Al centro dello spazio, sopra un basamento, un libro d’artista di trecento pagine raccoglie una serie di fotografie scattate dagli artisti in venti anni di lavoro, modificate pittoricamente con la stessa tecnica delle immagini a parete, che testimoniano luoghi scomparsi, alterati e dimenticati.

«L’idea di una casa che seppur fragile, diroccata, scelga di proteggere la memoria di questi luoghi perduti» – spiegano Botto&Bruno – «ci sembra l’unica via per poter costruire le basi per un nuovo e più costruttivo approccio per affrontare le problematiche sull’ambiente». 

The ballad of forgotten places si configura dunque come una profonda riflessione sulla contemporaneità e sul ruolo dell’arte quale strumento, non solo di lettura o narrazione della società, ma anche indispensabile motore di trasformazione estetica del presente. 

Ultima modifica il Giovedì, 20 Febbraio 2020 11:14


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