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Mercoledì, 04 Novembre 2020 12:12

La follia di Van Gogh indagata in uno studio dell’Università olandese di Groninga

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Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista medica "International Journal of Bipolar Disorders" sembra gettare nuova luce sullo stato mentale del pittore olandese 

Self-portrait (August 1890), Nasjonalmuseet, Oslo, Norway Self-portrait (August 1890), Nasjonalmuseet, Oslo, Norway

LONDRA  - E’ stato pubblicato sulla rivista medica "International Journal of Bipolar Disorders" uno studio dell’Università di Groninga  (Olanda) che cerca di fare chiarezza sullo stato mentale di Vincent van Gogh (1853-1890). 

La ricerca, a firma di Willem A. Nolen, Erwin van Meekeren, Piet Voskuil e Willem van Tilburg, evidenzia in particolare come alcuni stati psicotici dell’artista possano essere stati causati dall'astinenza dall'alcol dopo essersi tagliato un orecchio. 

Gli esperti del Centro medico universitario di Groninga (Olanda) hanno condotto lo studio psichiatrico basandosi sulle lettere del pittore indirizzate, per la maggior parte, al fratello Theo, e sulle cartelle cliniche superstiti dell'artista. 

Ovviamente i ricercatori - come riferisce la Bbc - sottolineano che le loro conclusioni debbano essere trattate con estrema cautela, non potendo riscontrare direttamente sul “paziente” quelle che si profilano, di fatto, come ipotesi dedotte soltanto da documenti. 

E’ stato quindi ipotizzato che Van Gogh soffrisse di una combinazione di disturbi psichiatrici, tra cui alcuni di natura bipolare e di una personalità borderline. I ricercatori sembrano scartare la possibilità che il pittore fosse schizofrenico, ma che piuttosto soffrisse di una  “epilessia mascherata”, cioè non avrebbe mai avuto crisi epilettiche classiche, ma un disturbo comportamentale basato sull'attività epilettica nelle parti più profonde del cervello, che avrebbero innescato stati di ansia e allucinazioni. L’attività epilettica potrebbe essere stata causata anche dal suo stile di vita, tra cui l’abuso di alcol. 

Il team di ricercatori sottolinea comunque che è difficile stabilire questi risultati oltre ogni ragionevole dubbio, in quanto all’epoca non erano disponibili esami sofisticati, in particolare scansioni cerebrali e tecniche di imaging. 

Lo psichiatria Willem Nolen, che ha coordinato la ricerca, ipotizza inoltre che in qualche modo nelle sue lettere Van Gogh, pur consapevole della sua instabilità emotiva,  possa aver ”minimizzato o addirittura abbellito certe situazioni” per rassicurare familiari e parenti.  "Pertanto - afferma Nolen -  il nostro studio non sarà certamente l'ultimo sulle malattie di Van Gogh".

Lo studio  infine sottolinea che ”Nonostante tutti questi problemi che hanno contribuito alle sue malattie, Van Gogh non è stato solo un pittore grande, ma anche un uomo intelligente con un'enorme forza di volontà, resilienza e perseveranza".

Ultima modifica il Mercoledì, 04 Novembre 2020 12:16


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