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Sabato, 07 Novembre 2020 18:08

Chiusura Musei, Codacons e Sgarbi depositano ricorso al Tar del Lazio

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Con questa iniziativa viene richiesta la sospensione del Dpcm del 3 novembre 2020. Arriva inoltre dopo la vittoria ottenuta dall'associazione dinanzi al Tar di Bari che ha portato alla riapertura delle scuole in Puglia, lo scopo è quindi raggiungere lo stesso risultato

ROMA - Il Codacons ha depositato un ricorso al Tar del Lazio con il quale chiede  la riapertura immediata dei musei in tutta Italia. All’iniziativa ha aderito anche il critico d’arte e sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi.

Con il ricorso l’associazione punta alla sospensione del Dpcm del 3 novembre 2020, nella parte in cui, all'art. 1, comma 9, lettera r), prevede: "Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 sull'intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure: r) sono sospesi le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42’’. 

“Col cosiddetto ‘decreto Colosseo’ – scrive il Codacons nel ricorso - l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura è considerato servizio pubblico essenziale, come la scuola, la sanità e i trasporti, ai quali si applicano i livelli delle prestazioni essenziali. Il servizio pubblico essenziale è quello di cui la collettività non può in nessun caso fare a meno (cfr. Corte Cost. n. 31/1969), difatti lo stesso ordinamento ne vieta l’interruzione (il riferimento è all’art.340 codice penale).

“È evidente – continua il ricorso – che il Dpcm 3 novembre 2020, che prevede la sospensione delle mostre e dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, contrasti con le disposizioni che qualificano come servizio pubblico  l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura. In alternativa, lo stesso avrebbe dovuto essere regolamentato in base alla suddivisione delle aree (rossa, arancione e gialla), assegnata in relazione al grado di rischio al quale i cittadini sono esposti. Di conseguenza, il decreto in parola avrebbe dovuto differenziar le modalità di fruizione del servizio in base al colore assegnato a ciascuna regione […]”. 

“Il Dpcm impugnato – si legge ancora – non considera che l’accesso ai musei, se regolamentato con ingressi contingentati e termini temporali di accesso, nel rispetto delle raccomandazioni del Cts nonché delle relative linee guida, se applicate con severità e controllo non possono contribuire alla diffusione del virus”.

L’associazione sottolinea poi "le gravi disparità di trattamento introdotte dal Dpcm, laddove per gli spettacoli televisivi aperti al pubblico non prevede alcuna sospensione, così come non chiude le scuole che, giustamente, essendo luoghi di produzione di cultura e formazione al pari dei musei, restano aperte nelle classi iniziali pur essendo rischiosissime per i contagi".

Ultima modifica il Sabato, 07 Novembre 2020 18:12


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