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Mercoledì, 18 Novembre 2020 17:17

Lo schermo dell’arte. “Muse”, le statue parlanti di Elena Mazzi

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Il film, attraverso la bellezza di statue millenarie, mette in relazione la contemporaneità con la mitologia, evidenziando il legame psicologico e culturale esistente tra l’antichità e i nostri tempi

Diretto da Elena Mazzi, il cortometraggio Muse, è girato tra le statue dell’Antiquarium della Domus Grimani a Venezia. Il film fa  parte di Mascarilla 19. Codews of domestic violence,  commissionato e prodotto dalla fondazione In between art film, sul delicato tema della violenza domestica sulle donne e sull’aggravamento di questo problema dovuto all’emergenza Covid-19. 

Il film di Elena Mazzi attraverso la bellezza di statue millenarie mette in relazione la contemporaneità con la mitologia, evidenziando il legame psicologico e culturale esistente tra l’antichità e i nostri tempi. I corpi scultorei di Danae, condannata a morte dal padre; Aretusa che dovette fuggire per sottrarsi alle brame del Dio Alfeo; Callisto sedotta da Zeus e ammazzata da sua moglie; Cassandra la profetessa inascoltata che fu uccisa; altro non sono che esempi di relazioni amorose sfociate nel delitto, nello stupro, nel saccheggio, la mitologia racconta un’istintività tra uomo e donna caratterizzata dalla relazione preda-cacciatore.

La voce narrante del video è immaginata come una domestica che bene conosce i segreti di quelle sale e si muove come fossero oggi abitate. Elena Mazzi sa indirizzare con sapienza l’occhio della telecamera sui particolari anatomici delle statue, trafugate in epoche di colonialismo, restaurate nei corpi e nei volti: gli sguardi dei maschi e quelli delle femmine parlano di violenza arrecata o subita, impressa in icone del passato che, conservate come reliquie in interni dal perfetto equilibrio estetico, ci parlano ancora di un comportamento che esiste.

Elena Mazzi, classe 1984; vive e lavora tra Venezia e Torino e le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive, solo per citarne alcune Whitechapel Gallery, Londra 2018; Centro Pecci per l’arte contemporanea e Museo Novecento, entrambi nel 2020.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Novembre 2020 17:21


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