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Martedì, 17 Maggio 2016 11:03

No man's Land. Installazione site-specific di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle

Scritto da  Antonella Fiorito

Il progetto nasce dalla collaborazione tra gli artisti, la Fondazione Aria, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato

03_No Man's Land - Foto Gino Di Paolo 03_No Man's Land - Foto Gino Di Paolo

PESCARA - La Fondazione Aria sabato 14 maggio 2016 ha inaugurato a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea. 

L’artista ritiene che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini. Ritiene inoltre che l'arte appartenga a tutti e quindi a tutti deve essere data la possibilità di vedere un opera d'arte che non necessariamente deve essere esposta in un museo. Yona Friedman nei suoi scritti mette in evidenza  l’obsolescenza degli edifici museali, e  come i cambiamenti culturali, sociali e antropologici non possano più trovare corrispondenza in una forma architettonica chiusa e destinata quasi esclusivamente alla conservazione delle opere.

“Gli edifici sono costosi e spesso superflui”, dichiara “Si può costruire un museo senza pareti".

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. Alla  sua costruzione hanno  partecipato  alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

No man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

Negli anni a venire questo luogo sarà gestito dalla  Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione Aria – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

 

Ultima modifica il Martedì, 17 Maggio 2016 11:09


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