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Sabato, 19 Novembre 2016 10:27

Cinque artisti insigniti del titolo di "Accademici dell'Università Roma Tre"

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Questa onorificenza istituita dall’Università nell’ambito della sua attività di promozione delle arti, è stata conferita a Emilio Farina, Michael Michaeledes (in memoriam), Luca Maria Patella, Oliviero Rainaldi e Giuseppe Salvatori

Luca Maria Patella Luca Maria Patella

ROMA - Il 18 novembre 2016, l’Università degli Studi Roma ha conferito il titolo di “Accademico dell’Università Roma Tre” a cinque artisti. Sono stati insigniti dell’onorificenza: Emilio Farina, Michael Michaeledes (in memoriam), Luca Maria Patella, Oliviero Rainaldi e Giuseppe Salvatori.

I cinque Maestri si aggiungono agli Accademici nominati lo scorso aprile: Tommaso Cascella, Mario Ceroli, Omar Galliani, Jonathan Hynd e Gianfranco Notargiacomo.

Questa onorificenza viene conferita dall’Università nell’ambito della sua attività di promozione delle arti, a personalità del mondo delle arti di maggiore spicco e prestigio in campo nazionale e internazionale, in considerazione dei loro alti meriti artistici e culturali.

Si tratta di una delle iniziative artistico-culturali più innovative e qualificanti dell’Università Roma Tre, che si affianca alla realizzazione della “Collezione d’Arte Contemporanea” avviata nel 2014, che mira a fornire una rappresentazione articolata dell’arte italiana attuale, nelle sue varie tendenze (figurative, astratte, virtuali).  

Entrambe le iniziative si inquadrano dunque in un orizzonte di intervento strategico nella politica culturale dell’Ateneo, che vede appunto nella diffusione e valorizzazione dell’arte e degli artisti contemporanei un terreno privilegiato per la promozione della qualità e dell’eccellenza della creatività italiana.

La Collezione è nata con l'acquisizione di opere d'arte singole, o di collezioni totali o parziali, donate dai più importanti artisti contemporanei, o dai loro eredi, dalle gallerie, da fondazioni e da organismi privati. Ad esse l'ateneo affiancherà, in parallelo, le opere degli artisti delle ultime generazioni. Roma Tre intende quindi  proporsi come luogo d'incontro e di contatto tra artisti italiani e stranieri, portatori di culture ed esperienze diverse, nonché come spazio di riflessione e di pratica artistica, mediante attività didattico-formative (anche online) in cui saranno impegnati gli artisti presenti nella Collezione, sia sul versante della sperimentazione e delle nuove tecnologie, sia su quello della pittura di tradizione. 

Gli artisti insigniti dell’onoreficenza

Emilio Farina: è nato a Vicenza, nel 1941. Dopo una permanenza a Torino, da moltissimi anni vive e lavora a Roma. 

L’arte di Farina è cosmopolita, figlia del mondo e, insieme, profondamente italiana, frutto dell’elaborazione e della ricerca di chi non ha mai perso le proprie radici (soprattutto classiche). Negli ultimi vent’anni, in particolare, si è dedicato a costruire straordinarie installazioni (usando materiali diversi: legno, plastica, acciaio, terre colorate, ecc.) in spazi architettonici e luoghi d’arte (Panteon, Cattedrale di Siena, Museo Nazionale di Palazzo Altemps, Galleria degli Uffizi, ecc.), con le quali ha voluto instaurare un dialogo tra l’arte contemporanea e quella del passato (classica e medievale), proponendo suggestivi interventi site specific e realizzando visioni estetiche e artistiche originali, mediante la modernità del proprio linguaggio.

Michael Michaeledes (in memoriam): nato a Nicosia, nel 1923 è morto a Londra, nel 2015. Ha vissuto e lavorato a Londra e a Firenze. Parallelamente ai suoi lavori di architetto, ha svolto una importante e originale ricerca artistica, che costituisce una sua personale e specifica cifra stilistica e visiva e che è stata presentata in oltre cento mostre (personali e collettive), in gallerie private e spazi pubblici, tra cui ricordiamo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1976. 

Le sue opere, ben riconoscibili nel panorama artistico internazionale, con specifica attenzione all’Inghilterra e all’Italia, presentano alcune caratteristiche, che ne definiscono la cifra stilistica e formale: il rigore costruttivo, la leggerezza, l’acromia e, talvolta, la flessibilità e la permutabilità. Esse contribuiscono a definire, per l’essenziale, il senso profondo del profilo creativo dell’artista, che si completa con i suoi lavori di architettura e la sua vocazione per la poesia, restituendoci l’immagine di un uomo colto e sensibile, che racchiude in sé diverse radici culturali e sensibilità estetiche.

Luca Maria Patella: nato a Roma, nel 1934, dove vive e lavora. Fin dagli anni Sessanta, ha operato su un ampio spettro di ricerche sperimentali. Fu tra i primi artisti a sperimentare la multimedialità: dalla grafica alla fotografia, dal libro d’artista al “film-opera” e al video, dall’uso del gesto e del corpo nelle performances all’indagine psicoanalitica, dall’analisi interdisciplinare tra arte e scienza alla regia. Inoltre, è autore anche di diversi volumi di poesia, di narrativa e di saggistica, in cui si avvale di un linguaggio verbale, esplorato in tutte le sue possibilità e complessità espressive (dai fonemi alla tessitura semantica delle parole, ecc.). É stato uno di primi artisti europei a realizzare una mostra come visioni di diapositive, a far consistere una mostra in una “azione” o in una “dimostrazione”, in chiave “didattica”, con proiezioni verbo-visive. Nella sua attività artistica e creativa, ha anticipato, con intuizioni da pioniere, alcune correnti artistiche come la Land art, il Comportamentismo e il Concettualismo, pur restando sempre un artista “totale”, autonomo e originale, per niente catalogabile o riconducibile a qualcuna di queste tendenze artistiche. Patella è uno degli artisti e degli intellettuali italiani più importanti e noti, sulla scena artistica nazionale e internazionale. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni di musei e gallerie pubbliche e private, in Italia e all’estero (dal MOMA di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, dal Museo di Palazzo Venezia alla Collezione dell’Università di Dundee, dalla Bibliothèque Nationale di Parigi allo Stedelijk Museum di Amsterdam, ecc.).

Oliviero Rainaldi: nato a Caramanico Terme (Pescara), nel 1956. Vive e lavora a Roma e a Pietrasanta (Carrara). Fin dai suoi esordi, a metà degli anni Settanta, l’opera di Rainaldi è incentrata sulla figura umana, analizzata attraverso un’ampia tastiera di linguaggi artistici: grafica, disegno, pittura e, soprattutto, scultura.  All’origine della sua pratica artistica, vi è una visione archetipica dell’uomo, più che antropologica, e si manifesta mediante forme peculiari, che animano il caratteristico profilo delle sue sculture, basate su un forte senso della materia e del volume, sublimato nel rigore spaziale di uno spirituale raccoglimento, quasi sacrale. Numerosissime mostre in Italia e all’estero, con altrettanti cataloghi, sono la testimonianza della sua presenza sulla scena artistica, nazionale e internazionale (specialmente nell’estremo Oriente, Cina, Malesia e Tailandia), mentre le sue opere sono presenti in numerose istituzioni e collezioni pubbliche e private (dalla sede ONU di Ginevra al Vaticano, dal Macro di Roma al Palazzo dell’Avvocatura Generale dello Stato a Roma, dall’Università del Montana, negli Stati Uniti alla Sala di conferimento dei Premi Nobel del Municipio di Stoccolma, ecc.).

Giuseppe Salvatori: è nato a Roma, nel 1955, dove vive e lavora. Salvatori è un pittore di raffinate e poetiche suggestioni visive, alimentate da un’ampia formazione e da una sottile sensibilità culturale (narrativa, poesia, teatro, ecc.).  La sua ricerca artistica si fonda sull’opposizione tra natura e cultura e si articola nel rapporto alterità/identità, inteso come differenza tra stato di indistinzione materica e stato di segmentazione e intelligibilità segnica, mediati dalla significazione visiva e coloristica. In Salvatori, la cultura è un principio di organizzazione: è il luogo dell’ordine o, meglio, è l’ordine stesso, in quanto campo della designazione e dell’articolazione delle distinzioni. Anche la natura ha in lui una grande importanza, proprio perché in essa individua il mito di un dato “originario”, anteriore alla divisione e alla differenze. Perciò, in questo pittore, l’“originario” consente l’immediatezza emotiva e sentimentale, nonché la trasparenza dell’uomo nei suoi rapporti con l’altro e col mondo. E la cultura, a sua volta, in quanto regola, norma, suddivisione, articolazione, organizza e quindi presuppone una condizione in cui regni l’indistinzione fenomenica. La sua opera è documentata in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, con altrettanti cataloghi in cui hanno scritto alcuni dei maggiori studiosi e critici d’arte, incominciando da Renato Barilli, mentore del pittore, e suo scopritore, quando, negli anni Settanta, lancia e promuove (dal DAMS di Bologna dove insegnava), la corrente artistica dei “Nuovi Nuovi”, di cui appunto Salvatori è il principale esponente. 

Ultima modifica il Sabato, 19 Novembre 2016 10:35



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