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Mercoledì, 26 Luglio 2017 15:36

Pompei, dai nuovi scavi torna alla luce una tomba monumentale nei pressi di Porta Stabia

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Il monumento funerario è stato mostrato in anteprima mercoledì 26 luglio alle ore 11.30 dal Direttore Generale del Parco Archeologico Massimo Osanna

Pompei, Porta Stabia Pompei, Porta Stabia

POMPEI (NAPOLI) - Una nuova importante scoperta a Pompei. Durante le ultime attività di scavo, nei pressi di Porta Stabia, uno degli accessi all'antica città, è venuta alla luce una tomba monumentale in marmo con la più lunga epigrafe funeraria finora ritrovata.

L’epigrafe, lunga più di 4 metri, presenta ben sette registri narrativi che riportano in maniera molto dettagliata le tappe fondamentali della vita del defunto (acquisizione della toga virile, nozze) e la descrizione delle attività munifiche che accompagnarono tali eventi (banchetti pubblici, elargizioni liberali, organizzazione di giochi gladiatori e combattimenti con belve feroci). Gli archeologi suppongono possa essere appartenuta a un impresario di spettacoli di gladiatori nell'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Morto un anno prima dell'esplosione del vulcano, il notabile fu seppellito nell'area della Pompei denominata San Paolino. Proprio per la sua fama e la sua ricchezza gli fu dedicata questa lunga epigrafe su marmo che rivela aspetti della storia pompeiana. Potrebbe trattarsi di Gneo Alleo Nigidio Maio, che il popolo, soprannominò "principe" della colonia, come gratitudine per i favolosi spettacoli che organizzava nella città. Manifestazioni pari a quelle romane. Gli studiosi hanno anche rilevato per la prima volta tracce dei pompeiani in fuga dall'eruzione. Sono infatti visibili, secondo gli archeologi,  le striature lasciate da una carovana al di sopra dello strato di due metri di lapillo, da porsi in relazione con il rinvenimento - poco lontano - di scheletri a una quota più alta da quella di frequentazione dei romani.

Vista la tipologia e il contenuto dell’iscrizione,  il monumento doveva essere completato dal famoso bassorilievo marmoreo (con scene di processione, combattimenti gladiatori e venationes), attualmente conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e di cui finora non se ne era individuato il contesto di provenienza.

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Luglio 2017 16:20


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