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Venerdì, 01 Settembre 2017 13:39

A Prizren "Autostrada Biennale": ora anche il Kosovo ha il suo appuntamento di arte contemporanea

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Nei Balcani una proposta nuova: il "confine" è il tema della prima edizione di questa scommessa voluta da un gruppo di giovani artisti, pedagoghi e sociologi. Il curatore è Manray Hsu

La mappa di Prizren e i luoghi della rassegna La mappa di Prizren e i luoghi della rassegna

ROMA - Paese complicato, il Kosovo. Ancora solo parzialmente riconosciuto come stato indipendente, nato solo nel 2008 autoproclamandosi autonomo dalla Serbia. Complicata la sua situazione politica, in attesa di un riconoscimento internazionale univoco e la volontà di far parte dell'Unione Europea, complicata la situazione economica, con una popolazione giovanissima e vogliosa di trovare un futuro anche altrove. Ancora più interessante, quindi, il suo desiderio di ritargliarsi un ruolo importante nella proposta culturale dei Balcani proponendosi con la sua prima Biennale di arte contemporanea, Autostrada Biennale, che non poteva avere altra sede che la splendida Prizren, piccola cittadina dal passato culturale multietnico, famosa per il ponte ottomano, le chiese ortodosse e le tante moschee, oltre che per i suoi tipici tetti rossi.

Dal 19 agosto fino al 23 settembre 2017, Prizren e il Kosovo sono in prima linea come ultimo fronte dei Balcani alla ricerca di un'affermazione nel mondo culturale mediterraneo e contemporaneo. Lo fanno con una prima edizione che, già dal titolo, è un rimando al tentativo, neanche velato, di riappropriarsi del ruolo che i Balcani hanno sempre avuto tra Oriente e Occidente: quello del ponte. E proprio come un ponte, o meglio come un'autostrada che unisce più luoghi, la prima Biennale kosovara di arte contemporanea, fondata da Leutrim Fishekqiu, Vatra Abrashi, Baris Karamuco and Fitore Isufi e curata da Manray Hsu, arrivato per questo motivo da Taipei, si pone a metà strada tra Venezia e Istanbul, avamposti culturali per eccellenza di un confronto tra est ed ovest mai sentito come in questi tempi difficli e complessi. Punti di partenza e di arrivo di questa autostrada che vuole attraversare i Balcani indagando un tema attualissimo e fortemente percepito: il confine. 

Titolo della biennale 2017, infatti, è The future of borders, e mai tema fu più appropriato per un paese che ha rivendicato i suoi fino allo scontro, che vive perennemente in bilico come chi non è ancora completamente accettato, e che ha fatto della riflessione sui confini, propri, altrui, ideali, culturali e artistici, una sorta di luogo identita nazionale. E si vedono così, quelli di Autostrada Biennale, come "una fabbrica e un posto di lavoro utopistico nel senso migliore del significato. La squadra di Autostrada Biennale conduce una fabbrica utopica, con la missione di trasformare contemporaneamente la città in museo e centro contemporaneo, segnando nuovi spazi di sperimentazione sulla storia secolare di Prizren. Un posto in cui le esperienze locali del tempo sovvertono l'unità di abbracciare e inventare il proprio tempo". 

L'ambizioso programma parte in questa prima edizione con un gruppo di giovani (e non) artisti (tra qui diversi italiani) e tante location distribuite tra la città che vive e lavora (la stazione degli autobus ad esempio, simbolo estremo di partenza ed arrivo, viaggio, paese e confine) tra la città monumentale (la fortezza di Kalaja, là in alto, dove i turisti salgono per ammirare la downtown medievale che si tinge di rosa al tramonto) e la città culturalmente più attiva (con i caffè e i luoghi di ritrovo adatti alle presentazioni, agli incontri, ai dibattiti) , ma anche le antiche case private, restuarate e rinate, o gli storici Bagni turchi della moschea Emin Pasha. Prizren questa vocazione a mescolare antico e presente, ce l'ha. Non a caso ospita già il Dokufest, festival di cortometraggi e film documentari che, ogni anno, è sempre più frequentato. Dal 2017 vuole dire la sua anche nell'arte contemporanea e ci sta provando, proprio in questi giorni. 

Ventitrè artisti, prevalentemente di provenienza balcanica. Ma ci sono italiani, austriaci, cinesi, taiwanesi, danesi (Olafur Eliasson  che espone con Libia Castro, è artista danese nato da famiglia islandese, noto per aver esposto alla Tate Modern di Londra la fantastica installazioneThe Weather Project nel 2003) a dimostrare che il mondo è vario e il Kosovo sa rappresentarlo in tutte le sue sfaccettature, un po' come il cubo specchiante della montenegrina Jelena Tomasevic, che dall'alto della fortezza moltiplica il paesaggio e i suoi protagonisti. Ci sono arti performative, installazioni, pittura, fotografia. C'è la guerra, anche, in sottofondo, e non potrebbe essere diverso in paese che deve ancora cancellare i segni di uno degli scontri etnici più cruenti che l'Europa ricordi, che si è consumato poco meno di vent'anni fa. Viene dalla controversa Mitrovica mezza albanese e mezza serba, Alban Muja e non è un caso che il suo "Borders without borders" si presenti come un progetto che comprende 26 foto di 26 edifici confinanti di 26 stati Schengen dell'UE: quell'Unione Europa desiderio proibito per ogni kosovaro. Così come appare struggente la riflessione del collettivo Irwin sul passaporto, documento quasi scontato per ogni europeo, che per un kosovaro rappresenta quasi un oggetto del desiderio con la sua simbolica potenzialità di connessione con il resto del mondo. Questo il gruppo dei pionieri: Valentina Bonizzi (Italy), CHANG Chien-Chi (Taiwan), (Libya Castro (Spain) & Olafur Olafsson (Iceland), Yannick Dauby (France), Ettore Favini (Italy), Artan Hajrullahu (Kosova), Ibro Hasanovic (Bosnia), Haveit (Kosova), HSU Chia-Wei (Taiwan), Irwin (Slovenia), Doruntina Kastrati (Kosova), Sead Kazanxhiu (Albania), LI Binyuan (China), Alban Muja (Kosova), Ella Raidel ), Oliver Ressler (Austria), Stefano Romano (Italy), Obsessive Possessive Aggression (Macedonia), Rena Radle (Germany) and Vladan Jeremic (Serbia), Jelena Tomasevic (Montenegro), Saso Sedlacek (Slovenia) YANG Shun-Fa (Taiwan), Alketa Xhafa (Kosova - England).

Sembra ricca di spunti e di riflessioni questa prima Biennale kosovara: un mese per aprire una strada e proporre un modello, nel tentativo di tornare a fare del messaggio artistico la rete di salvataggio dei Balcani. Ripartendo da dove ci si era, disgraziatamente, arenati: la multiculturalità. 

Vademecum

Autostrada Biennale
Dal 19 agosto al 23 settembre 2017
Prizen, Kosovo
http://autostradabiennale.org

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 01 Settembre 2017 16:30

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