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Mercoledì, 24 Gennaio 2018 11:29

Con “Pompeii, the infinite life” il Mann arriva in Cina

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A partire dall’8 febbraio, per oltre un anno, cinque mostre itineranti, con preziosi reperti provenienti dagli immensi depositi del museo, faranno tappa in cinque prestigiose sedi museali cinesi 

NAPOLI - Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli arriva in Cina con il progetto dal titolo “Pompeii, the infinite life 2018”. Cinque mostre nell’arco di un anno con l’esposizione di circa 120 opere e preziosi reperti in cinque sedi museali cinesi. Statue, affreschi e arredi arriveranno l’8 febbraio al Jinsha Archaeology Museum di Chengdu, insiema al 'calidarium' della Villa della Pisanella di Boscoreale, uno degli ambienti termali privati di età romana più completi e meglio conservati. A  Chengdu l'epsosizione resterà aperta fino al 3 maggio, per poi proseguire al Qinshihuang Mausoleum Museum (1 giugno - 24 agosto), al Tianjin Museum (21 settembre- 14 dicembre), al Wuhan Museum (febbraio-marzo 2019), più un quinto museo ancora da definire.

L'allestimento delle mostre è a cura degli architetti Gaetano Di Gesu e Susanna Ferrini di N! Studio Asia, mentre la cura scientifica è di Pietro Giovanni Guzzo e la consulenza museografica di Gianni Bulian in collaborazione con gli scavi di Pompei. Si tratta di un progetto fortemente voluto da ChinaMuseum Ltd di Pechino con la collaborazione della Direzione generale dei Musei del Mibact. 

Il direttore del Mann Paolo Giulierini ha sottolineato: "E' un onore essere coinvolti in questa grande operazione culturale. L'occasione delle mostre darà anche la possibilità di confronto sui temi della conservazione, della valorizzazione, della promozione territoriale e delle ricerche tecnologiche: basti pensare al videogame del Mann (Father & Son) che abbiamo tradotto anche in cinese. Possediamo, nei nostri sterminati depositi - ha continuato Giulierini - un rocchetto con un filo di seta di probabile produzione cinese. Si tratta di un pezzo senza confronti che al momento è oggetto di restauro e di studio. Ci piace pensare che quel filo di seta sia un simbolo che, al pari di quello che tenne insieme Teseo e Arianna durante l'impresa del Minotauro, colleghi simbolicamente i due grandi imperi prima e i due Paesi ora, per sconfiggere il nuovo mostro: la paura del diverso".

Ultima modifica il Mercoledì, 24 Gennaio 2018 13:18

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