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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 12:53

Venezia. “Arcipelago Italia”, presentato il Padiglione Italia alla 16ma Biennale di Architettura

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Un viaggio verso il futuro indagando il presente e proponendo una riflessione di respiro internazionale su temi di attualità come le periferie, il post terremoto, le aree dismesse, gli scali ferroviari e la mobilità

Rendering della Sala dell'Arcipelago -Padiglione Italia Rendering della Sala dell'Arcipelago -Padiglione Italia

VENEZIA - “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” questo il titolo del Padiglione Italia alla 16ma Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia curato dall’architetto Mario Cucinella, che ha raccontato il suo progetto a pochi mesi dall’apertura (26 maggio-25 novembre).

Il Padiglione concentra la sua attenzione sullo spazio urbano che attraversa la dorsale italiana, dalle Alpi, lungo l’Appennino fino al Mediterraneo. Un itinerario con un centinaio di tappe suggerite da piccole architetture di qualità realizzate negli ultimi anni e frutto di una call promossa dallo stesso curatore a cui hanno risposto 550 progetti da cui ne sono stati selezionati 65 che andranno a comporre l’esposizione. 

Ci sono poi cinque progetti sperimentali. Le cinque aree strategiche del Paese coinvolte sono: la Barbagia con la piana di Ottana, nella regione centrale della Sardegna; la Valle del Belice con focus su Gibellina, nella Sicilia occidentale in provincia di Trapani; Matera nella sua relazione con la Valle del Basento; il Cratere e Camerino con la zona dell'Italia Centrale colpita dal terremoto del 2016; l'Appennino Tosco-Emiliano con particolare attenzione al Parco delle Foreste Casentinesi.

Al centro della proposta dunque un’architettura di qualità ma anche partecipata,  “empatica”, sempre in ascolto delle esigenze del territorio e delle persone. 

Ha spiegato Cucinella: "Un sinuoso spazio oscuro che può essere visto non solo come un insieme di territori interni, ma come una grande terra di mezzo incorniciata tra le città dell'Adriatico e del Tirreno, come un molo proteso nel Mediterraneo, dove la tradizionale contrapposizione tra Nord e Sud si smaterializza davanti a quello che possiamo definire come Arcipelago Italia”. 

“In questi ultimi anni - ha detto ancora Cucinella - l'attenzione dell'architettura si è focalizzata sulle grandi opere nelle aree metropolitane, con più di 4000 comuni, che rappresentano il 60% del territorio nazionale ed il 25% della popolazione, che rischiano di essere tagliati fuori, perdendo quella biodiversità espressiva che preferisce la giusta misura ai gesti grandiosi. ''In quest'ottica - ha dichiarato il curatore - vogliamo dar voce a quel ricco e prolifico mondo dell'architettura empatica che si esprime in piccole azioni di miglioramento e di dialogo, capaci di affrontare il rapporto, ovviamente mai completamente risolto, tra la storia, il contemporaneo e il paesaggio. Soltanto così il lavoro degli architetti può tornare ad un ruolo di responsabilità sociale”.

L'obiettivo è dunque quello di contribuire alla scoperta di nuovi luoghi della Penisola nella sua parte più intima, definendo le opportunità dei territori mediante l'architettura e sempre attraverso l'ascolto delle comunità e dei loro bisogni. Con un approccio e uno sguardo sempre rivolto al futuro.

"Il Padiglione Italia curato dall'architetto Mario Cucinella per la 16esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia offre uno spunto interessante - ha affermato  il presidente della Biennale, Paolo Baratta - L'Italia è una realtà composita non caratterizzata da grandi metropoli, ma da arcipelaghi di luoghi di varie dimensioni e densità, centri storici, città grandi, periferie, luoghi agricoli, città minori, borghi, un tessuto di entità distinte ma continuo, che chiede a gran voce di essere considerato come terreno variegato, sul quale si manifesti senza gerarchie la nostra capacità di vivificare". "Si inserisce bene nel contesto della Mostra Internazionale, che ha come titolo 'Freespace' - ha detto ancora Baratta - in quanto non rappresenta semplicemente un nuovo motivo di compiacimento per l'eredità del passato, ma perché contribuisce a inquadrare meglio le caratteristiche del nostro spazio abitato, sul quale vorremmo vedere l'Architettura all'opera per le necessarie sue continue rigenerazioni, vero terreno di cimento per la nostra civiltà presente, tema ineludibile del nostro immediato futuro”.

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Febbraio 2018 14:38



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