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Martedì, 03 Aprile 2018 11:51

“Apolide” l'installazione di Oppy De Bernardo invade la Piazza Grande di Locarno. Video

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L'artista, da sempre interessato all’analisi dei processi comunicativi e ai limiti percettivi della realtà ordinaria, mette in scena in modo astratto e teatrale quella che forse è una delle più grandi emergenze di questo tempo: la migrazione globale

ph. Edoardo Oppliger ph. Edoardo Oppliger

LOCARNO -  Il tema della migrazione globale viene affrontato dall’artista ticinese Oppy De Bernardo (Locarno, 1970) attraverso una imponente e ambiziosa installazione, realizzata nella notte dal 30 al 31 marzo, grazie alla collaborazione di più di 120 persone e con l’ausilio di 18 km di corde. 

Si tratta di “Apolide”, ovvero 6.500 salvagenti di plastica di ogni forma e colore che hanno coperto completamente la superficie di 3.500 metri quadrati della Piazza Grande di Locarno, cuore della città, che in questo modo è stata trasformata in una grande isola "utopica". 

Quella dell’apolide è una condizione che può avere più connotazioni, a seconda del contesto di riferimento: dall’idea di "cittadino del mondo" nell’antica Roma, alla scelta cosciente di autonomia nei confronti dei poteri precostituiti per Erasmo da Rotterdam, fino alla condizione di molti migranti, “sans papiers”, appartenenti a popoli non riconosciuti dagli Stati che occupano i territori in cui vivono, e per questo privati di ogni diritto, compreso quello fondamentale di vedere riconosciuta la propria esistenza. Spesso liquidati con l’eufemistico termine displaced people – che come lamentava Hannah Arendt riduce e banalizza la complessità della situazione – è evidente come sia difficile evitare di imbrigliarsi in complesse e irrisolte riflessioni filosofiche, per conferire invece al termine “apolide” una definizione giuridica, che ne eviti quella straniante e distruttiva condizione di invisibilità. Oppy De Bernardo – senza voler risolvere in un solo gesto una questione così complessa – mette in scena questa condizione in modo intangibile e plateale. 

L’installazione sarà visibile fino al 15 aprile 2018. Un evento che per due settimane cambierà radicalmente il modo di fruire lo spazio pubblico e investirà, volente o nolente, un’intera comunità.

Timelapse (courtesy Giovanni Varini)

Ultima modifica il Martedì, 03 Aprile 2018 14:02



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