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Venerdì, 11 Maggio 2018 11:36

Agli Uffizi due disegni cinquecenteschi acquistati all’asta di Christie’s a New York

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Un rarissimo studio a penna di Giovanfrancesco Rustici, collaboratore di Leonardo da Vinci e maestro di Baccio Bandinelli; e l’unico disegno noto dell’orefice e scultore fiorentino Giovanni Catesi

Giovanfrancesco Rustici (1475-1554) Figura femminile con bambino, recto - Giovanni Catesi  Studio per un gruppo di due figure maschili, recto Giovanfrancesco Rustici (1475-1554) Figura femminile con bambino, recto - Giovanni Catesi Studio per un gruppo di due figure maschili, recto

FIRENZE -  Due opere cinquecentesche acquistate dagli Uffizi sono entrate a far parte delle collezioni del museo fiorentino. I due disegni sono stati comprati all'asta di Christie's a New York il 30 gennaio scorso.  Si tratta di un rarissimo studio a penna eseguito da Giovanfrancesco Rustici (1475-1554), collaboratore di Leonardo da Vinci, e dell'unico disegno noto dell'orefice e scultore fiorentino Giovanni Catesi. 

Il foglio di Rustici raffigura sul recto una figura femminile con bambino, sul verso un mendicante. L'artista, che creò le tre grandi figure bronzee La predica del Battista per il portale settentrionale del Battistero di Firenze, fu celebre anche per alcune terracotte che interpretano molto fedelmente la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo per Palazzo Vecchio. 

Il foglio di Giovanni Catesi mostra sul recto uno studio per un gruppo di due figure maschili e sul verso studi per un motivo ornamentale a foglie e per una elegante figura vestita di lunga tunica, che con la mano sinistra tiene un libro. Lo scultore e orefice Giovanni Catesi è noto soprattutto per aver lavorato, tra il 1598 e il 1600, alla prestigiosa commissione delle nuove porte bronzee del Duomo di Pisa insieme a una nutrita schiera di maestri tra i quali Pietro Francavilla, Giovanni Caccini, Antonio Susini, Pietro Tacca, Gasparo Mola e Orazio Mochi.

“I due fogli tornano a Firenze dove vennero creati, arricchiscono le collezioni degli Uffizi in maniera notevole. - Spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt - Infatti il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, che già custodiva i due disegni ritenuti sicuri del Rustici, d’ora in poi ospiterà anche l’unico altro autografo del maestro, che tra l’altro è in migliori condizioni di conservazione rispetto agli altri due. Anche l’unico disegno noto di Giovanni Catesi trova la sua collocazione naturale agli Uffizi, tra le ricche raccolte di disegni preparatori per la scultura e le arti decorative di maestri toscani e non solo. Il disegno, che proviene dalla collezione fiorentina di Luigi Bartolini (1892-1963) e fu pubblicato per la prima volta da Miles Chappell nel 2000, è un esempio dell’importanza internazionale dell’oreficeria fiorentina oltre Benvenuto Cellini, tra Cinque e Seicento. La fama degli orafi nostrani rimase indiscussa nei secoli: addirittura nell’opera lirica Cardillac di Paul Hindemith, con la quale si è aperto quest’anno il Maggio Musicale, essa diventa la pietra di paragone per il protagonista, l’orafo francese del quale si canta che ‘i suoi gioielli uguagliano lo splendore dei maestri fiorentini, anzi lo superano’.”

“I disegnatori rari o, allo stato attuale delle conoscenze, scarsamente documentati hanno sempre incuriosito i collezionisti del passato e continuano ad affascinare anche oggi i musei. - Aggiunge Marzia Faietti, coordinatrice della divisione Educazione, Ricerca e Sviluppo delle Gallerie degli Uffizi e Curatore dei Disegni - Rarità, nel caso del foglio recto e verso di Giovan Francesco Rustici, e addirittura unicità in quello, ugualmente disegnato su entrambe le facce, attribuito a Giovanni Catesi, sono parole che descrivono in modo sintetico le ragioni del nostro interesse. Se l’opera di Rustici si affianca ad altri due fogli di sicura autografia conservati al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi (inv. 224F e inv. 226 F), il disegno assegnato a Catesi, sulla base di un’antica iscrizione e di motivazioni stilistiche, è un unicum. Eseguiti a penna e inchiostro (totalmente il primo e in grande prevalenza il secondo, dove è aggiunta anche la pietra rossa), in una tecnica cioè considerata all’epoca espressione di grande perizia, illustrano assai bene il passaggio da una grafia che prelude al tratteggio vigoroso di Baccio Bandinelli, verso la fluida mobilità di un segno che partendo da quella stessa tradizione intende suggerire una spazialità più avvolgente”.

A proposito del disegno di Giovanni Catesi commenta Riccardo Gennaioli, funzionario storico dell’arte all’Opificio delle Pietre Dure: “L’attribuzione del foglio – unica opera grafica nota del Catesi e pertanto documento fondamentale per ricostruire la sua personalità artistica – si basa sull’iscrizione tracciata sul recto, da cui risulta che il Catesi era considerato fiorentino e conosciuto come orefice per i suoi eleganti oggetti. Al pari di altri artefici toscani del tardo Cinquecento, Catesi dovette quindi affermarsi sia nell’arte fusoria, sia nella lavorazione dei metalli preziosi che nella Firenze dei granduchi Francesco I e Ferdinando I de’ Medici raggiunse livelli di insuperata magnificenza.”

Ultima modifica il Venerdì, 11 Maggio 2018 13:16


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