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Sabato, 30 Giugno 2018 20:11

La collezione MAXXI a Beirut e a Tunisi per promuovere il dialogo tra i popoli. Foto

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Fino al 2 settembre la mostra CLASSIC RELOADED. MEDITERRANEA, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, porta al Villa Audi - Mosaic Museum di Beirut una selezione di opere dalla collezione del MAXXI Arte. A novembre verrà ospitata al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi

Maurizio Cattelan Mother 1999 – 2000 Stampa fotografica b/n 130 x 116,5 MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo Foto M3 Studio Courtesy Fondazione MAXXI Maurizio Cattelan Mother 1999 – 2000 Stampa fotografica b/n 130 x 116,5 MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo Foto M3 Studio Courtesy Fondazione MAXXI

ROMA - Da Gino De Dominicis a Maurizio Cattelan, da Luigi Ontani a Mimmo Jodice una selezione di opere della collezione del MAXXI, è protagonista di un progetto itinerante in diverse città del Mediterraneo. 

Il progetto fa parte del programma culturale che il MAECI realizza nel 2018 nei Paesi dell’area del Medio Oriente e del Nord Africa, Italia, Culture, Mediterraneo e, a Beirut, è stata realizzata in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Libano, l’Istituto Italiano di Cultura di Beirut e il Sursock Museum.

La mostra  vuole rappresentare, attraverso 20 opere di 13 artisti italiani dalla collezione del MAXXI in relazione agli spazi e alle opere di Villa Audi e del Bardo, la cultura del “mare che sta tra le terre”, quella autonomia culturale ma nello stesso tempo apertura all’altro, coesistenza tra popoli, rapporto tra locale e globale, che da sempre caratterizza le nazioni del Mediterraneo. 

Le opere dialogheranno, a Beirut, con gli splendidi mosaici romani del II-VI secolo d.C di Villa Audi e, a Tunisi, con le architetture e le decorazioni ornamentali del Petit Palais, al Museo Bardo.

Ecco allora che diventa chiara la citazione della tradizione bizantina del fondo oro di Senza Titolo di Gino De Dominicis, o il riferimento ironico alla mitologia romana di Lapsus Lupus di Luigi Ontani

L’installazione di Remo Salvadori La stanza dei verticali, con il sensuale utilizzo del rame e il riferimento ai concetti fondamentali della geometria, ci riporta all’architettura classica, mentre nelle sculture di Bruna Esposito, in marmo policromo e scope di bambù, si mescolano dimensione domestica e architettonica. 

Con i suoi scatti Mimmo Jodice rilegge e fa riprendere vita a sculture, dipinti e mosaici di epoca classica, mentre Flavio Favelli con il collage di tappeti di diversa provenienza che compone Fiori Persiani, riproduce quella cultura di dialogo e d’incontro parte dell’identità mediterranea. 

E ancora le ceramiche di Salvatore Arancio ci riportano a tradizioni popolari autoctone con richiami arcaici e mitologici, le opere di Sabrina Mezzaqui si riferiscono a una cultura millenaria di altissima qualità artigianale, la pratica del ricamo e del ritaglio, che dialoga perfettamente con le decorazioni moresche. A un’estetica aniconica e ornamentale di matrice arabo-musulmana si rifà Icosaedro di Pietro Ruffo, mentre le composizioni di Luca Trevisani s’interrogano sulla presenza e sull’assenza, la fragilità e l’equilibrio, binomi sui quali si fonda la scultura classica. 

A concludere il percorso un’opera di Liliana Moro: il suono del canto di un uccello fischiato dall’artista stessa, che fa da contraltare ai motivi ornamentali delle sale; accanto a questa due lavori che ci riportano al culto dei morti, alle sepolture, agli ipogei: Mother, il fachiro sottoterra di Maurizio Cattelan e Porta addormita di Enzo Cucchi, un quadro scultura con grappoli di teschi, opere capaci di catturare la nostra attenzione e condurci oltre la soglia. 

www.maxxi.art | https://sursock.museum/

Ultima modifica il Sabato, 30 Giugno 2018 20:16


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