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Venerdì, 17 Agosto 2018 12:20

Hokusai: i suoi libri al MAO

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Nella sezione giapponese del MAO Museo d’Arte Orientale, fino a domenica 21 ottobre 2018, in mostra otto libri illustrati, e-hon, che testimoniano diverse fasi dell’immensa produzione artistica del Maestro giapponese

Uno dei libri di Hokusai esposti al MAO fino al 21 ottobre Uno dei libri di Hokusai esposti al MAO fino al 21 ottobre

 Il grande maestro giapponese raccontato in otto libri illustrati, in mostra fino al 21 ottobre al Museo d'Arte Orientale di Torino, in un percorso affascinante che racconta il dietro le quinte dei grandissimi capolavori pittorici dedicati al monte Fuji.

Nella prima delle due vetrine dedicate all’artista sono esposti volumi tratti da due serie della produzione più matura.

I primi due compongono la serie Cento vedute del monte Fuji, Fugaku Hyakkei, e sono stati da molti considerati il capolavoro di Hokusai, in quanto felice connubio tra estro artistico e straordinaria abilità tecnica di incisione e stampa. Nonostante vi siano impiegati soltanto il grigio e il nero, le immagini paiono svelare una gamma di toni più ampia, frutto dell’eccezionale abilità dell’artista.

La serie è un omaggio al Fuji, montagna sacra onnipresente nelle espressioni della quotidianità giapponese: in essa il monte accompagna sia l’alternarsi delle stagioni, sia le manifestazioni del divino. 

L’opera completa in tre volumi, due dei quali esposti, sono arrivati a noi in un contenitore di stoffa con la datazione "IX anno Meiji, I mese, XIV giorno", corrispondente al 14 gennaio 1876.

Una curiosità: sulla copertina si può vedere chiaramente il marchio "Olive Percival", marchio che identifica la collezionista Olive May Graves Percival (1869-1945), scrittrice, fotografa e artista statunitense amante della cultura e dell'arte giapponesi.

Nella stessa vetrina sono esposti anche due ristampe dell'ultimo quarto del XIX secolo della Trilogia illustrata di guerrieri - Guerrieri del Giappone e della Cina, E-hon Sakigake Sanhen - Wakan Ehon Sakigake, frutto di studi approfonditi sull’espressività del corpo e del volto. In questi volumi - considerati manuali di pittura dal Maestro nonostante la loro complessa ricerca tecnica - vi è una straordinaria resa della fluidità del movimento di guerrieri per nulla appesantiti dalle armature. La maestosità degli eroi attinge dagli stilemi delle stampe di attori kabuki3, ma ciò che dà vita e contraddistingue i personaggi è la potenza dinamica dei gesti, resa possibile dalla piena maturità del tratto di Hokusai. 

I quattro libri esposti nella seconda vetrina appartengono a due serie diverse: in alto una raccolta di poesie cinesi del 1833, in basso una libera interpretazione della vita del Buddha storico Shakyamuni del 1845.

Per la Selezione di poesie Tang illustrate, Toshisen Gahon, raccoglie e illustra una corposa selezione di composizioni cinesi di epoca Tang (VII-X sec.)1, che sono considerate al vertice della poesia classica in Asia Orientale. L’autore della selezione e dei commenti è Takai Ranzan (1762-1838), ma il pregio maggiore dell’opera risiede nel commento visivo scelto da Hokusai2. Ovviamente non si tratta di un’ambientazione Tang filologicamente corretta, bensì di un contesto cinese genericamente considerato “classico”, con l’aggiunta di elementi della Cina e del Giappone contemporanei all’autore. Per testi dal contenuto serio come questo Egli predilige di solito un tratto accurato e minuzioso, con intenti naturalistici.

Ben più fantasiosa è la rappresentazione dell’ambiente indiano nella Storia illustrata della vita di Shakyamuni, Shaka Goichidaiki Zu’e, che Hokusai si è limitato a rendere con tratti che potessero essere considerati esotici dai suoi contemporanei. Il testo, scritto da Yamada Isai (1788-1846), si presenta come un’interpretazione romanzata della vita del principe indiano Siddharta Gautama, vissuto tra il VI e il V secolo a.C. e destinato a passare alla storia come il Buddha Shakyamuni. La libera interpretazione e l’ambientazione esotica del testo ben si prestavano alla fantasia di un artista poliedrico come Katsushika Hokusai1, che illustrò la storia con 35 doppie pagine stampate. 

L’ambiente indiano viene qui rivisitato in chiave nipponica, mescolando elementi figurativi della cultura di Hokusai con quelli di una assolutamente sconosciuta. Il risultato è un ibrido interessante, sovente con esiti caricaturali, di architetture “indiane” improbabili, elefanti inverosimili e altre fantasie, ma sempre caratterizzato da un tratto preciso ed estroso.



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