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Martedì, 14 Maggio 2019 09:58

Palazzo Farnese. Dialoghi intorno al “Narciso” del Domenichino recentemente restaurato

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Martedì 14 maggio alle ore 18.30 interverranno Luigi Ficacci, direttore dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e Annick Lemoine, direttrice del Musée Cognacq-Jay a Parigi, moderati da Edoardo Sassi, giornalista del “Corriere della Sera”

Il Narciso di Domenichino restaurato Il Narciso di Domenichino restaurato

ROMA - Proseguono “I Dialoghi del Farnese”, ospitati a Palazzo Farnese di Roma. Martedì 14 maggio l’incontro è dedicato al restauro del “Narciso” del Domenichino.  Dopo due anni di lavoro, frutto dell’accordo con l’Ambasciata di Francia e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, l'opera, realizzata negli anni 1603-1604 per il cardinale Odoardo Farnese, è  tornata a Palazzo Farnese.

All'incontro interverranno Luigi Ficacci, dal 2018 Direttore dell’ISCR, Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, e Annick Lemoine storica dell’artee direttrice del Musée Cognacq-Jay a Parigi. (Iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti tramite il sito www.institutfrancais.it)

La conferenza è volta anche a sottolineare i rapporti tra restauro, ricerca e musei in Francia e in Italia, in un momento di grande fermento tra i due paesi. Lo scorso febbraio, infatti, i ministri Franck Riester e Alberto Bonisoli, durante il loro incontro a Milano, hanno confermato quanto la cultura funga da punto d’unione e di forza di sviluppo.  Il patrimonio è peraltro una sfida importante sia per la Francia sia per l’Italia: la Francia è il 4° paese in numero di siti classificati al patrimonio mondiale dell’UNESCO e l’Italia il 1°. La Francia è 1° posto e l’Italia al 5° delle mete più frequentate dai turisti internazionali. I due paesi hanno così sviluppato spiccate competenze di conservazione, restauro, valorizzazione e mediazione del patrimonio.

Il “Narciso” del Domenichino proviene dal Casino della Morte, dipendenza del Palazzo Farnese, edificato per volere del cardinale Odoardo Farnese nel 1602-1603 sulle rive del Tevere e collegato con l’oratorio e la chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte.  La decorazione, affidata da Annibale Carracci al giovane Domenichino, comprendeva tre grandi riquadri ad affresco racchiusi entro cornici a stucco, di soggetto mitologico e ispirati alla flora del giardino segreto voluto dal cardinale: Narciso, Apollo e Giacinto, Morte di Adone. Gli affreschi sono datati tra il 1603-1604.  I dipinti murali furono staccati prima del 1826 dal restauratore Pietro Palmaroli e sono attualmente collocati nel Salone delle Firme di Palazzo Farnese. 

Il Narciso, nel corso del tempo, ha subito, almeno due interventi di restauro, uno dei quali forse in occasione della mostra L’ideale classico del Seicento e la Pittura di Paesaggio, allestita a Bologna nel 1962. Proprio a questo momento sembra riconducibile l’attuale assetto del supporto e i materiali con cui è realizzato appaiono infatti in linea con le caratteristiche operative di quegli anni. Ulteriori interventi di restauro, con nuove stuccature e reintegrazione pittorica, sono collocabili nei primi anni Novanta del secolo scorso.

Le problematiche affrontate nel corso del recente restauro sono riconducibili prettamente alla vecchia operazione di stacco che ha causato danni significativi. Il principale obiettivo è stato dunque quello di individuare le tracce materiali dell’intervento ottocentesco; migliorare l’assetto conservativo dell’opera attraverso una revisione dell’attuale supporto; intervenire sul recupero dei valori cromatici originali. Fondamentale è stato ricostruire  la sequenza e la tipologia dei precedenti interventi di restauro attraverso una serie di indagini scientifiche (XRF, RTI). 

L’intervento sull’opera già “provata”  alla fine è stato minimo: si è mantenuto l’allestimento del dipinto murale staccato sulla tela e il telaio anziché predisporre un nuovo supporto rigido; si è migliorato il sistema di tensionamento foderando opportunamente i bordi laceri della tela; sono state asportate le stuccature deturpanti realizzandone di nuove con materiali idonei; sono state rimosse ridipinture più grossolane a vantaggio della pellicola pittorica originale.

Visite guidate alle opere restaurate dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

Fino al 25 maggio è in corso l’iniziativa Pratiche di Restauro, che ha lo scopo di divulgare le attività dell’Istituto con visite guidate alle opere restaurate.  L’iniziativa è articolata in sei percorsi tematici (Ricerca scientifica applicata, Tecniche d pulitura, Supporti, Lacune, Rifacimenti storici, Grandi danni: natura e uomo) ognuno dei quali raccoglie opere o manufatti restaurati di recente, con caratteri di rilevanza in particolare per i problemi conservativi che hanno presentato. I visitatori saranno accompagnati dagli esperti dell’ISCR (restauratori, storici dell’arte e scienziati) alla scoperta di diciannove progetti di restauro su altrettante opere che coprono un arco temporale che va dall’antichità fino ad opere del Novecento passando per opere di  Parmigianino, Domenichino, delle botteghe di Botticelli, Tiziano, Jacopo Bassano, Francesco Francia, e con una “digressione” geografica nell’arte giapponese con le maschere teatrali dei secoli XVII-XIX.

Questa modalità di divulgazione si ispira ad analoghe iniziative che il primo direttore nonché fondatore dell’Istituto, Cesare Brandi, organizzava in anni lontani per rendere fruibili al pubblico le opere di recente restaurate, prima della loro restituzione alle istituzioni di appartenenza.

Vademecum

Pratiche di Restauro sarà aperta al pubblico fino al 25 maggio
dal lunedì al venerdì 
ingresso gratuito solo su prenotazione con visite guidate
orario inizio visite: lunedì, mercoledì, venerdì ore 10.30 e 11.30; martedì e giovedì 15.30 e 16.30
durata della visita un’ora circa, per un massimo di 20 visitatori
Prenotazioni sul sito Eventibrite
 
Ulteriori informazioni nella sezione del sito ISCR dedicata
 

 

Ultima modifica il Martedì, 14 Maggio 2019 10:55


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