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Lunedì, 24 Giugno 2019 15:34

Uffizi, 250 anni di apertura celebrati con un francobollo

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Nel 1769 per volere del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena apre la Galleria al pubblico. Il 24 giugno, Festa di San Giovanni, il Museo ricorda quel giorno 

FIRENZE - Nel 1737 l’ultima erede della casata medicea,  Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina, prima che il Granducato passi ai Lorena, lega alla città di Firenze le collezioni di famiglia, decretandone l’inalienabilità. “Per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri": queste le finalità dichiarate dall’ultima Medici. Nel 1769 Pietro Leopoldo di Lorena apre la Galleria al pubblico, dopo il Giardino Boboli aperto nel 1766. Il direttore Giuseppe Pelli Bencivenni e l’abate Luigi Lanzi riordinano le collezioni incrementate per volere del sovrano asburgico e la Galleria si propone come una sorta di “università museale”. 

Così scriveva Giuseppe Pelli Bencivenni (Direttore dell’Imperiale e Reale Galleria delle Statue e delle Pitture dal 1775 al 1793): “Nell'educazione dei giovani dovrebbe entrare un'ostensione di statue, delle pitture e delle altre rarità che sono depositate alla R. Galleria e l'occhio si avvezzerebbe a trovare il bello ed i ricchi s'invoglierebbero di un lusso nobile che varrebbe più della magnificenza nelle livree, nei cavalli e in tante altre frivolezze”.

Il 24 giugno,  Festa di San Giovanni, gli Uffizi ricordano dunque  i 250 anni della loro apertura al pubblico e lo fanno con l'emissione di un francobollo ordinario, che appartiene alla serie tematica “Le eccellenze del sapere”. Il francobollo  è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva in quattrocentomila esemplari. Bozzettista e incisore: Maria Carmela Perrini.
Completano il francobollo: la leggenda “250° anniversario apertura al pubblico Gallerie degli Uffizi - Firenze” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

Sono molto lieto – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – di poter ricordare il riformismo leopoldino e di condividere ancora oggi quella moderna idea di Museo. Un luogo d’eccellenza, di studio, di educazione, di accoglienza dei cittadini di ogni parte del mondo che sicuramente si arricchiscono alla vista di tanti capolavori”.

 

Ultima modifica il Lunedì, 24 Giugno 2019 16:06


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