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Sabato, 20 Luglio 2019 22:26

Torna Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air”. Immagini

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Dal 26 luglio al 31 agosto 2019 installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, talk e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo

@ Joan Fontcuberta_Gibellina Selfie (Gibellina PhotoRoad 2019) @ Joan Fontcuberta_Gibellina Selfie (Gibellina PhotoRoad 2019)

TRAPANI - Dopo il successo della prima edizione, torna  Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, con i grandi nomi della fotografia assieme a giovani emergenti del panorama internazionale. 

“Finzioni” è il tema di questa seconda edizioneSpiega Arianna Catania, direttore artistico del Gibellina PhotoRoad: «Tra tutte le arti la fotografia  è la prima a usare la realtà come irrinunciabile materia prima, eppure anch’essa, lo strumento tecnico nato per riprodurre gli occhi in perfetta copia, è una finzione: si inserisce negli angoli più nascosti del tangibile per renderlo talmente vero da sembrare irreale». 

Il festival si sviluppa nei luoghi simbolo di Gibellina nuova, tra il Baglio Di Stefano, che ospita e i rassegna internazionale di teatro "Orestiadi", il Municipio degli architetti Alberto Samonà e Vittorio Gregotti, il Sistema delle piazze, Palazzo di Lorenzo di Francesco Venezia, Piazza Beyus, il Teatro e il Meeting, entrambi progettati da Pietro Consagra, la Chiesa Madre di Quaroni e il Giardino Segreto 2.

Le mostre del festival 

Sono oltre trentacinque, provenienti da diversi Paesi europei ed extraeuropei, gli artisti del fitto programma di questa edizione del festival. 
Gli svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, Christian Lutz, Nicolas Polli, Olivier Lovey, Manon Wertenbroek, i francesi Morgane Denzler, Sophie Zenon, Michel Le Belhomme; gli italiani Mustafa Sabbath, Incompiuto Siciliano, Gianni Cipriano, Federico Clavarino, Novella Oliana, Giammarco Sanna, Andrea Alessandrini, Giorgio Varvaro; dal Messico Monica Alcazar-Duarte, e Brian Mc Carty dagli USA, sono soltanto alcuni degli artisti di fama internazionale che animeranno la cittadina trapanese nei tre giorni di apertura del festival con incontri, talk, e proiezioni (26, 27, 28 luglio).

Dopo l’anteprima dello scorso anno, ritorna il fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore catalano Joan Fontcuberta, che presenterà un immenso foto-mosaico composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica. La gigantesca opera collettiva permanente (13metri per 3,5), dal titolo Gibellina Selfie- lo sguardo di tre generazioni, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e martedì 23 luglio verrà svelato e donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.

L’artista toscana Moira Ricci presenta invece uno spettacolare collage colorato a mano. Ricci ha lavorato con più di 1.000 fotografie tratte dagli album di famiglia che i cittadini le hanno mostrato, per ricordare e raccontare a tutti noi, la vita della loro amata città prima che il terremoto la cambiasse per sempre. L’opera sarà esposta a Palazzo di Lorenzo, un luogo simbolico e di grande suggestione, progettato nel 1981 dall’architetto Francesco Venezia per custodire i resti della facciata dell’originale omonimo Palazzo Di Lorenzo, crollato in seguito al terremoto del Belice.
L’opera è parte del progetto Start-Art, memoria in movimento”, realizzato grazie al “Premio Creative Living Lab” della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane – DGAAP del MIBAC.

Il grande maestro Mario Cresci prende inspirazione dalla città e dalla sua storia, connettendo il 1968 - anno in cui raccontò i terremotati del Belice e le loro proteste a Roma - al 2018, in cui descrive la città simbolo di quella catastrofe nel 50° anniversario. A distanza di cinquant’anni, nel 2018, Cresci torna a fotografare i luoghi del terremoto, ne viene fuori  Fabula ‘68-’18, un insieme complesso di frammenti, un mosaico di visioni, riprodotte su una striscia di 50m che sarà istallata al centro di Piazza Beuys, dove si trova il gigantesco Teatro incompiuto di Pietro Consagra. Il “Teatro di Consagra” ospiterà una mostra dedicata al suo stesso progettista, ricordato per la teorizzazione della Città Frontale del 1968, in cui gli edifici si presentano come avvolgenti e accoglienti sculture abitabili, privi di angoli retti e in una disposizione urbanistica sfalsata “a maglia larga”. 

La riflessione sull’incompiuto, è anche il centro della ricerca del collettivo Alterazioni video, che ne ha fatto uno stile per il quale è noto in tutto il mondo. Il suo Incompiuto: La nascita di uno Stile è la prima indagine sul più importante stile architettonico italiano degli ultimi 50 anni.

Nell’ambito del Gibellina PhotoRoad è stata anche promossa una “call” il cui vincitore è Kublaiklan,  un collettivo nato nel 2017 che lavora con il linguaggio visuale e fotografico realizzando progetti curatoriali, educativi e di comunicazione. Per l’occasione Kublaiklan, presenta la mostra Fontanesi, una raccolta di combinazioni visive progettata per sfruttare le peculiarità di Piazza Rivolta del 26 Giugno 1937, con l’obiettivo di offrire allo spettatore un’esperienza coinvolgente e partecipata, un’esperienza immersiva dai contorni sfumati tra realtà e finzione.

Gibellina PhotoRoad è organizzato dall’Associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, il patrocinio del Comune di Gibellina e sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, main Partner Festival Images Vevey

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2019 12:12


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