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Giovedì, 12 Settembre 2019 10:15

Archeologia. Studio dell’Università di Bologna sugli “amanti di Modena” rivela che si tratta di due uomini

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Scoperti nel 2009, durante gli scavi in una  necropoli modenese di epoca tardo-antica (IV-VI secolo), i due individui, sepolti nella stessa  tomba e deposti mano nella mano, si pensava fossero un  uomo e una donna. Le nuove ricerche hanno invece smentito questa ipotesi

BOLOGNA - Sono stati pubblicati su  "Scientific  Reports", rivista del gruppo Nature, i risultati degli studi su quelli che, al momento del loro ritrovamento in una necropoli  di  epoca tardo-antica nel 2009, furono ribattezzati come “gli amanti di Modena”.

All’epoca i due individui, in pessimo  stato di  conservazione, si pensava fossero un  uomo e una donna. Oggi nuove ricerche dell’Università di Bologna smentiscono questa ipotesi. Si tratterebbe infatti di due uomini. Il risultato rende ora ancora più particolare questa tomba, che dal 2014, in  seguito ad un progetto di restauro e valorizzazione, è visibile nelle  sale del Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena.

Come spiegato dal ricercatore dell’Università bolognese, Federico Lugli,  “allo stato attuale non si conoscono altre sepolture di  questo tipo. In passato  sono state trovate diverse tombe con coppie di individui deposti mano  nella mano, ma in tutti i casi si trattava di un uomo e una donna. Quale fosse il legame tra i due individui della sepoltura modenese,  invece, resta per il momento un mistero".    ''In letteratura non esistono altri casi di sepolture con due uomini  deposti mano nella mano: non era certamente una pratica comune in  epoca tardo-antica. Tra le diverse ipotesi  in campo quella degli amanti sembra essere la più remota". - Sottolinea Federico Lugli - "In epoca  tardo-antica è improbabile che un amore omosessuale potesse essere  riconosciuto in modo tanto evidente dalle persone che hanno preparato  la sepoltura. Visto che i due individui hanno  età simili, potrebbero invece essere parenti, ad esempio fratelli o  cugini. Oppure potrebbero essere soldati morti insieme in battaglia: la necropoli in cui sono stati rinvenuti potrebbe infatti essere un  cimitero di guerra’’. conclude. 

Considerato il pessimo stato di conservazione delle ossa, i ricercatori sono arrivati a queste conclusioni utilizzando una  nuova tecnica basata sull'analisi dello  smalto dentale. Un tecnica che - come spiega Antonino Vazzana ricercatore dell'Università di Bologna e tra gli autori dello studio - "può rivelarsi  determinante per la paleoantropologia, la bioarcheologia e anche  l'antropologia forense in tutti quei casi in cui il pessimo stato di  conservazione dei resti o la giovane età degli individui rende  impossibile determinare il sesso a livello osteologico". 

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori del Laboratorio di Osteoarcheologia e  Paleoantropologia, diretto dal prof. Stefano Benazzi presso il  Dipartimento di Beni culturali dell'Università di Bologna che  comprende: Federico Lugli, Antonino Vazzana, Elisabetta Cilli, Maria  Cristina Carile, Sara Silvestrini, Gaia Gabanini, Simona Arrighi Laura Buti, Eugenio Bortolini, Anna Cipriani Carla Figus, Giulia  Marciani, Gregorio Oxilia, Matteo Romandini e Rita Sorrentino. 

Hanno  partecipato inoltre studiosi dell'Università di Modena e Reggio  Emilia: Giulia Di Rocco, Filippo Genovese, Diego Pinetti e Marco Sola. 

Il progetto di ricerca è stato condotto in collaborazione con i Musei  Civici di Modena e con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e  Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di  Modena, Reggio Emilia e Ferrara. 

I risultati verranno presentati il  prossimo autunno, dagli autori  dello studio, l'equipe di antropologi dell'Università di Bologna e gli archeologi della Soprintendenza e del Museo Civico Archeologico di  Modena  in una conferenza pubblica che si  terrà a Modena presso le sale dei Musei Civici.

Ultima modifica il Giovedì, 12 Settembre 2019 11:09


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