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Venerdì, 02 Febbraio 2018 11:31

La Manchester Art Gallery rimuove un quadro preraffaellita con ninfe nude perché “offensivo”

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Il dipinto in questione è “Hylas and the Nymphs” (1896), dell’artista britannico John William Waterhouse. Clare Gannaway,curatrice di arte contemporanea della galleria, ha dichiarato al “Guardian” che obiettivo della rimozione non è censurare ma stimolare un dibattito

la e le Ninfe di William Waterhouse la e le Ninfe di William Waterhouse

MANCHESTER - La notizia riportata dal “Guardian” suscita sicuramente qualche perplessità, anche perché la pratica della censura di opere d’arte che rappresentino dei nudi sembra si stia diffondendo con una certa frequenza. Basti ricordare alcuni recenti episodi, come il licenziamento di un professore d’arte per aver mostrato agli alunni  nudi di Modigliani, Boucher, Ingres, o il rifiuto da parte dell’azienda Transport for London della campagna pubblicitaria dell'ente turismo viennese con opere di Egon Schiele. Senza contare poi le censure di Facebook, che ha fatto scomparire dalle proprie pagine, salvo poi riabilitarlo, "Il bacio di Rodin"

L’episodio relativo alla Manchester Art Gallery, una della maggiori gallerie, si configura effettivamente come una vera e propria censura, a dispetto di quanto poi spiegato dalla curatrice, autrice della rimozione dell’opera. 

“Hylas and the Nymphs” (1896), dell’artista britannico John William Waterhouse, è di fatto uno splendido quadro preraffaellita che rappresenta delle ninfe immerse nell’acqua che rapiscono Ila, il giovane prediletto di Eracle. Dell’opera ciò che balza all’occhio è sicuramente la bellezza e la delicatezza delle immagini e non di certo le fantasie erotiche che potrebbe scaturire dalla visione delle ninfe. Ma, come evidenziato dalla curatrice, sarà pure l'influenza dei dibattiti generati dalle campagne “Time’s Up” e “#MeToo”, tant’è che il quadro è stato rimosso e al suo posto è stato lasciato uno spazio vuoto. Che vuoto poi non è rimasto per molto, visto che è stato letteralmente sommerso di post it perlopiù contrari alla decisione di rimozione in “stile talebano”. 

Clare Gannaway si è giustificata affermando che l'allontanamento del quadro non è definitivo, che il problema non è tanto nell’opera in sé, ma nella sala in cui era esposta, intitolata “In Pursuit of Beauty”, “alla ricerca della bellezza”,  con diversi nudi femminili, opere prettamente di artisti maschili. L’intento non era quello di censurare ma di stimolare un dibattito. Insomma la rimozione del quadro non dovrebbe essere definitiva, almeno secondo quando dichiarato dalla stessa curatrice, potrebbe infatti, a suo dire, essere esposto nuovamente, ma in un contesto differente. In tutto questo c'è anche chi sospetta che la decisione della curatrice possa anche essere una astuta operazione di marketing, considerando che l'occasione ha generato una schiera di ammiratori del dipinto.

Ultima modifica il Lunedì, 05 Febbraio 2018 09:46



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