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Lunedì, 14 Dicembre 2020 17:23

A Roma, al “Necci dal 1924” le barriere anti contagio si trasformano in Separè Fotografici con i protagonisti della cultura del '900. Foto

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“Andava tutto bene” è una vera esposizione tra i tavoli, curata dai due imprenditori Agathe Jaubourg e Massimo Innocenti. Al posto degli sterili plexiglass sono allestiti scatti stampati a grandezza naturale che ritraggono alcuni tra i più grandi divi del cinema, della musica e personaggi della cultura

Foto Cosimo Sinforini Foto Cosimo Sinforini

ROMA - La socialità intesa come valore assoluto, da qui nasce l’idea dei due imprenditori/creativi, Agathe Jaubourg e Massimo Innocenti, che al “Necci dal 1924”,  locale del Pigneto, in Via Fanfulla da Lodi, 68, strada che ha visto tra i suoi assidui frequentatori Pier Paolo Pasolini, hanno realizzato tra i tavoli una vera e propria esposizione fotografica, sostituendo i “tristi e freddi” pannelli di plexiglass anti contagio in Separè Fotografici

“Andava tutto bene” è questo il titolo (ironico) della mostra che,  in modo semplice ma efficace, porta in tavola la cultura. E’ quindi possibile gustare un pasto in compagnia di Federico Fellini, Silvana Mangano, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Catherine Spaak, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo,  lo stesso Pier Paolo Pasolini, e molti altri protagonisti “della vita (dolce) immortalata al tempo dei locali”. Si tratta di una esposizione con una specifica funzione: sottolineare, appunto, l’importanza della socialità e dei luoghi ad essa deputati, ma anche la funzione della cultura e della bellezza. 

“Il covid ha attaccato la cultura e ora la cultura risponde al covid” - spiega Innocenti puntualizzando come a questi pannelli sia “destinata una funzione importante, di compagnia, di estetica e di diffusione di una bellezza che dura e durerà per sempre”. “In un momento buio come quello che stiamo attraversando - sottolinea ancora l’imprenditore - un concetto come la bellezza, porta in sé un potere salvifico inestimabile”. 

Sono sedici le fotografie selezionate, provenienti dall’archivio Dufoto. Scatti iconici realizzati in caffè e ristoranti, “luoghi di straordinaria vivacità, veri fulcri di una stagione che segnò un’autentica rinascita sociale e culturale” - affermano i due curatori che raccontano di aver scelto di stampare le foto a dimensione naturale “per dare il più possibile l’impressione di condividere il tavolo con icone della cultura. Questa esposizione non vuole essere solo un modo alternativo di pensare le barriere anti contagio, ma un’occasione per riflettere sul valore della socialità e sui suoi luoghi, un invito a ricordare (per un futuro prossimo) l’importanza primaria dell’incontro dei corpi, come il contesto ottimale per dare vita a quello delle idee. In passato i ritrovi pubblici (le taverne) sono stati descritti come luoghi di puro svago ed evasione (a volte eccessiva), ma si tende a dimenticare che sono stati anche e soprattutto un baluardo della libera espressione e un’arteria vitale per la circolazione delle idee” - sottolineano Jaubourg e Innocenti.

Non è un caso - rammentano - che “nel medioevo e nel rinascimento le taverne erano luoghi sempre sorvegliati”. Spazi che potevano “intercettare e diffondere il dissenso” e quindi temuti in qualche modo dal potere. “Sarà proprio in un caffè italiano a Parigi, che i filosofi illuministi delineeranno le idee rivoluzionarie che daranno forma alle società libere in cui viviamo oggi”. Insomma bar e ristoranti  intesi anche come luoghi di scambio culturale e non semplicisticamente “sinonimo di vita notturna sfrenata e talvolta molesta”. 

Sarebbe davvero deprimente, ma anche inquietante, se un giorno la nostra società finisse per “accettare l’idea che la ‘degenerazione’ stia nei luoghi di incontro delle ‘persone reali’ e che l’’integrità’ stia in una vita vissuta tutta in assenza, fatta di teste chinate, di chat e di acquisti online”. 

Insomma Agathe Jaubourg e Massimo Innocenti sembrano avere le idee ben chiare a tal proposito e in un momento in cui, a causa del virus, proprio gli spazi deputati alla cultura sono stati chiusi, i due imprenditori hanno pensato ingegnosamente di rendere la cultura fruibile e sociale. Una mostra che non intende quindi dare risposte, semmai porre domande, una in particolare: “c’è ancora vita al di qua degli schermi?”.  La soluzione forse sta proprio nel dizionario - concludono i due curatori - Movida: “un complesso processo di rinascita culturale dopo quarant’anni di fascismo, caratterizzata da grande vivacità culturale, economica, sociale e da una frizzante ripresa della vita mondana”.

Foto Cosimo Sinforini 

 www.necci1924.com

Ultima modifica il Lunedì, 14 Dicembre 2020 17:49
Rita Salvadei

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