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Martedì, 06 Giugno 2017 13:53

Palermo. Una mostra dedicata a Giacomo Serpotta e alle arti di fine 600 e inizio 700

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Oltre 100 opere tra dipinti, marmi, stucchi, oreficerie, avori, coralli, disegni, stampe e testi antichi raccontano, per la prima volta in una grande esposizione, uno dei momenti più affascinanti e significativi della cultura figurativa a Palermo

PALERMO - Apre il 23 giugno all’Oratorio dei Bianchi di Palermo, la mostra dal titolo “Serpotta e il suo tempo”, a cura di Vincenzo Abbate, insigne studioso del collezionismo artistico palermitano. L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, in collaborazione con la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, ed organizzata da Civita Sicilia. Una ulteriore tappa  dell’impegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte.

In mostra oltre 100 opere tra dipinti, marmi, stucchi, oreficerie, avori, coralli, disegni, stampe e testi antichi raccontano  uno dei momenti più affascinanti e significativi della cultura figurativa a Palermo: lo straordinario connubio tra le arti e l’interazione tra le raffinate maestranze nella capitale siciliana tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. 

Protagonisti di questo racconto, che ripercorre quella felice stagione artistica palermitana, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, sono Giacomo Serpotta, e l’architetto Giacomo Amato. Serpotta contribuì non solo a rivoluzionare l’arte dello stucco, facendolo assurgere alla dignità stessa del marmo, ma a dare elegante veste decorativa a chiese e oratori grazie anche alla sensibilità ed alla disponibilità economica di importanti ordini religiosi e di facoltose confraternite e compagnie. 

Amato fu la mente da cui scaturì una produzione raffinata e di altissimo livello qualitativo – spesso a destinazione e su committenza viceregia, oltre che nobiliare ed ecclesiastica – che contribuì ad aprire ulteriormente verso l’Europa la capitale del Viceregno di Sicilia. Nella ristretta cerchia dei suoi diretti collaboratori troviamo gli interpreti preferiti e congeniali delle sue invenzioni: valenti disegnatori come Antonino Grano o Pietro Dell’Aquila, abili stuccatori coordinati dalla personalità eminente di Giacomo Serpotta, scelte maestranze di orafi, corallari, ebanisti, intagliatori.

Afferma il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo: «Sono molto lieto di inaugurare a Palermo questa imponente e raffinata esposizione, che ha peraltro come cornice principale un luogo meraviglioso, ovvero l’Oratorio dei Bianchi fondato a metà del Cinquecento dalla Compagnia del Santissimo Crocifisso, composta da gentiluomini ed ecclesiastici ed attualmente di pertinenza di Palazzo Abatellis. Sono parimenti felice che la mostra metta nel dovuto risalto altresì la figura dell’architetto Giacomo Amato, protagonista di una prestigiosa monografia realizzata – anch’essa quest’anno – dalla Fondazione Terzo Pilastro con la collaborazione della casa editrice De Luca, e il cui metodo di progettazione mette in evidenza la grandissima modernità del Cantiere Barocco Siciliano: uno spazio poliedrico in cui la produzione (d'architettura, di effimero, di arredi, mobili e oggetti preziosi) risultava da una prolungata e quasi consumata collaborazione tra Amato e i molti artisti – tra cui, appunto, Serpotta – che lavoravano in Bottega, i quali interagivano sul foglio così come nel cantiere, inaugurando una nuova partnership davvero rivoluzionaria rispetto all'Italia dell’epoca, con un sistema di divisione del lavoro che era al contempo creativo, efficace e dinamico. Questa mostra, infine, documenta stupendamente anche i profondi rapporti intercorsi tra la Sicilia, il Mediterraneo e la Spagna in età moderna, attraverso la committenza privilegiata dei Viceré spagnoli, che richiesero più volte la collaborazione professionale della Bottega Amato: un “viaggio” virtuale, dunque, che intende riportare idealmente la mia amata città d’origine – culla della cultura e della grandezza del Mediterraneo fin dai tempi di Ruggero II e di suo nipote Federico II di Svevia, il quale amava farsi chiamare più di ogni altra cosa “Re di Sicilia” – ai fasti del Barocco siciliano a cavallo tra Sei e Settecento.».

La mostra resterà aperta fino al 1 ottobre 2017

 

 

Ultima modifica il Martedì, 06 Giugno 2017 14:22


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