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Venerdì, 07 Luglio 2017 11:41

Rieti. “Cenere”, l’intervento di Gonzalo Borondo all’interno della cappella funebre del cimitero di Selci. Foto

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"Cenere" è la compresenza di due concetti agli antipodi, è come accendere una candela in un cimitero e scegliere di posarla in una nicchia vuota che attende il divenire. L'inizio la fine è l'inizio la fine è l'inizio la fine è...  Gonzalo Borondo

©Blindeyefactorty_Cenere ©Blindeyefactorty_Cenere

RIETI - Con queste parole l’artista spagnolo Gonzalo Borondo racconta il suo lavoro CENERE, realizzato all’interno della cappella funebre del cimitero di Selci (RI) per la residenza d’arte PUBBLICA, che è stato presentato al pubblico il 27 maggio 2017 e che sarà visitabile dai prossimi giorni solo su appuntamento contattando i curatori del progetto.

L’esperienza offerta ai presenti nasce dall’esigenza dell’artista di accompagnare ogni spettatore in un più intimo momento di condivisione trasformando l’intima cappella in una misteriosa meta di pellegrinaggio dell’arte. Ignari della destinazione e della natura del viaggio tutti gli spettatori sono stati invitati a salire su di un pullman allestito dall’artista che nella notte ha trasportato tutti verso la sconosciuta località. L’esperienza si è poi conclusa con l’arrivo al piccolo cimitero di Selci dove le persone sono state lasciate libere raggiungere la cappella attraversando l’antico cimitero, accompagnati dai silenzi rotti dal suono del volo di un rapace notturno.

Un intervento complicato che alle 8 grandi pitture, nate per descrivere le diverse vie dell’uomo, si sommano altrettante suggestioni fornite dalle 8 lastre di vetro sulle quali padroneggia il simbolo primo della caducità della vita, la candela, e che proteggono e completano quegli spazi pittorici più preziosi. Sul muro circolare che delimita la cappella primeggia una disciplinata scala di gradienti, che dal bianco pavimento monolitico salgono fino a collegarsi ai grigi scuri di un pittorico cielo rinascimentale per poi chiudersi in una sofisticata area centrale realizzata in foglia di oro puro.

Discipline diverse hanno trovato dialogo grazie poi alla luce che l’artista ha immaginato come necessaria combinazione tra i freddi della pittura ed i carnali caldi dei fasci luminosi che circondano il profilo della grande croce centrale e dalla porta disegnata appositamente in vetro e ferro battuto dalla quale entra la luce naturale. Il lavoro si è infine definito grazie ad un manufatto di argilla che in alto circonda la cappella ricordando a coloro che vivranno quel luogo come “La fine l’inizio è”.

Durante l’inaugurazione è stato presentato l’object d’art che contiene la memoria testuale, visiva e materica del progetto; una scatola in ferro battuto, realizzata dalle stesse mani che hanno eretto la porta della cappella, dove custodire le suggestioni, le immagini e i materiali che articolano la complessità della cappella.

Ultima modifica il Venerdì, 07 Luglio 2017 11:52

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