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Martedì, 22 Maggio 2018 16:29

Museo del Tessuto di Prato, una nuova mostra di tessuti rinascimentali

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Insieme alla proroga fino al 10 giugno della mostra “Marie Antoinette. I costumi di una regina da Oscar” arriva anche l’esposizione “Drappi d'oro e di seta. Tessuti per le corti europee del Rinascimento”

PRATO - Continuano le proposte espositive del Museo del Tessuto di Prato. Viene innanzi tutto  prorogata fino al 10 giugno 2018 la mostra "Marie Antoinette. I costumi di una regina da Oscar",  decisa in seguito alle numerose prenotazioni ancora pendenti. 

Riapre  inoltre al pubblico la Sala dei Tessuti antichi al piano terreno, con una mostradal titolo “Drappi d'oro e di seta. Tessuti per le corti europee del Rinascimento”, che valorizza la ricchissima collezione di tessuti rinascimentali del Museo. Si tratta di un percorso che illustra l'evoluzione delle produzioni tessili di lusso tra Quattro e Cinquecento, con oltre 120 esemplari - molti dei quali mai esposti prima al pubblico e restaurati appositamente per l'occasione dal Laboratorio di Restauro interno al museo La Tela di Penelope.

Il percorso è accompagnato dalla riproduzione in grande scala di 6  personaggi della vita di corte rinascimentale italiana del periodo, tra cui Bianca Maria Sforza, Elisabetta Gonzaga, Sigismondo Malatesta, Cosimo Primo de' Medici.

Le immagini selezionate illustrano - attraverso i ritratti realizzati da pittori straordinari come Domenico Ghirlandaio, Piero della Francesca, Raffaello, Tiziano, Alessandro Allori - le fogge sartoriali in voga allora ed offrono puntuali riscontri ai tessuti in mostra, dando immediata evidenza dell'uso che di quei tessuti così preziosi e costosi veniva fatto a corte.

L'arte della seta, nel Quattrocento e nel Cinquecento, raggiunge in Italia vertici altissimi di qualità tecnica e d'invenzione.

Tra i tessili di maggiore eccellenza si distingue il velluto, per la cui realizzazione occorreva un ingente quantitativo di seta (cinque volte di più di un tessuto semplice) oltre all'impiego di filati metallici preziosi. Tra i velluti più costosi sicuramente spiccano quelli con due o tre altezze di pelo, quelli con tintura in kermes e grana, quelli con trame lanciate e broccate in oro, tutti prodotti normati da una severa legislazione che ne stabiliva la densità dei fili, l'altezza della pezza e l'impiego di determinate sostanze tintorie.

Una vera preziosità è rappresentata dal velluto Medici, un particolare tessuto araldico realizzato appositamente a Firenze per la nobile famiglia, che presenta un motivo a rosetta con al centro le celebri sette (ante XVI sec.) "palle" medicee rosse su fondo oro.

Un altro "cammeo" delle collezioni del Museo è inoltre rappresentato dalla "scarsella", raro esemplare di borsa indossata dagli uomini del tempo attraverso una cintura in vita. Quella del Museo apparteneva probabilmente all'Arte del Cambio di Firenze, la corporazione che soprintendeva al cambio delle valute.

Molto particolari i tessuti "a maglia moresca", che trovano corrispondenza nello stile dell'arte islamica espresso negli stucchi delle architetture e nell'ornato dei metalli. Il caso più conosciuto e prezioso dell'arte tessile è lo splendido velluto dell'abito di Eleonora di Toledo dipinto dal Bronzino (1545).

Un aspetto interessante che illustra la mostra è la contaminazione dei disegni tra le diverse manifatture, anche con quelle straniere. Tra le principali è rappresentata quella di Bursa, in Turchia, che dai primi del Quattrocento inizia ad essere conosciuta e apprezzata anche in Europa attraverso la produzione di ricchi velluti.

Numerose e curiose anche le testimonianze dei "tessuti per la casa" del periodo: tovaglie, copricuscini - tra i quali uno di manifattura del Marocco -, manufatti a fibra mista in lino, cotone e lana, tipologia probabilmente impiegati nella funzione di coperte di rivestimento, biancherie di pregio in lino ricamato in seta, tra i quali i "fazzoletti da mano", accessorio indispensabile nella moda del XVI secolo.

 

Ultima modifica il Martedì, 22 Maggio 2018 19:16



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