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Mercoledì, 29 Maggio 2019 11:53

Al MUSE di Trento le monumentali sculture animali di Jürgen Lingl-Rebetez

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Lo scultore tedesco mediante una tecnica di intaglio inusuale realizza opere lignee iperrealiste, che ritraggono specie animali, molte delle quali a rischio estinzione. L’esposizione, la prima italiana dell’artista, inaugura il 15 giugno 

TRENTO - L’artista tedesco Jürgen Lingl-Rebetez (Baviera, 1971) si è specializzato in scultura lignea grazie a un apprendistato presso il maestro Hans-Joachim Seitfudem, per poi trasferirsi in Svizzera nel 1996 e diventare un artista indipendente, incominciando a esplorare le potenzialità espressive della motosega.  È infatti proprio con questo strumento “brutalmente sottrattivo” che l’artista “aggredisce” il legno per ricavarne monumentali animali, carismatici e fragili al tempo stesso. 

Una modalità di approccio scelta e praticata intenzionalmente da Rebetez,  proprio allo scopo di oltrepassare le forme precise e focalizzarsi sullo spirito interiore, l’animalità distintiva, l’essenza che pervade e vivifica il soggetto. A dare ulteriore verosimiglianza e vitalità al corpo, i tradizionali strumenti da intaglio (scalpelli e sgorbie) addolciscono qualche tratto e - infine - pochi colpi di pennello con i colori a olio, forniscono elementi di ancor maggiore identità, e il realismo/vitalismo figurativo diviene decisamente impressionante.

Dietro l’eccellenza del risultato c’è la profonda conoscenza anatomica di Rebetez, che ha memorizzato e fatto propri i rapporti dimensionali, le proporzioni e le armonie tra corpi e crani, mandibole e mascelle, occhi e narici di specie animali, molte delle quali a rischio estinzione.

La mostra, dal titolo Wildlife e ospitata dal 14 giugno al MUSE-Museo delle Scienze di Trento, propone circa 30 sculture, raccolte in quattro nuclei tematici. 

Accanto al pantheon selvaggio dei Grandi Carnivori trovano spazio i gruppi delle specie artiche, di ambienti temperati e – infine - un angolo dove l’autore concede il suo tributo artistico e passionale al cavallo, un animale di sicuro non minacciato ma che l’uomo va lentamente “dimenticando” dopo averlo reso un elemento cardine della sua storia.

Michele Lanzinger, direttore del Museo, spiega: "L’opera di Rebetez si pone idealmente tra una sorta di approccio anatomico comparato esperto e la sua interpretazione artistica. Una relazione che per certi versi esalta, quasi iper rappresenta, l’essenza del soggetto rappresentato. Una volta di più, l’arte è un linguaggio che permette di costruire una relazione trasfigurata con il vero - la dimensione zoologica in questo caso - amplificandone e specificandone i suoi tratti caratteristici. Ed è proprio l’esposizione a questa “realtà trasfigurata” che attiva in noi, in quanto osservatori, quel processo di aggancio alle nostre esperienze pregresse e di re interpretazione che genera quel sentimento di pienezza che chiamiamo esperienza artistica".

La mostra rimarrà aperta fino al  12 gennaio 2020.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Maggio 2019 12:09


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