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Mercoledì, 12 Aprile 2017 10:44

Yona Friedman alla Casa dell'Architettura di Roma

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L'architetto e designer franco-ungherese è stato molto noto fin dagli anni ’50 per le sue proposte sperimentali sulla città, la sua ricerca è stata tuttavia interpretata come semplicemente “utopista” e solo oggi è stata rivalutata costituendo un sicuro riferimento per molti progettisti contemporanei

 Yona Friedman, Ville Spatial Yona Friedman, Ville Spatial

ROMA - Yona Friedman Experience|Roma è la mostra a cura dall’architetto Emmanuele Lo Giudice, in collaborazione con TIPOdesign che viene ospitata dal 13 aprile alla Casa dell’Architettura. L’inaugurazione dell’esposizione sarà preceduta alle ore 16.00 da un convegno in cui interverranno Emmanuele Lo Giudice, Josè Juan Barba, Franco Purini, Luca Galofaro e Vanni Pasca.
La rassegna oltre ad alcuni disegni e video di Yona Friedman presenta alcuni preziosi contributi di Franco Purini, Juan Herreros, Juan Miguel Hernández León, Josè Juan Barba, dell’artista Carlos Garaicoa.

Inoltre grazie al sostegno di Magifer, sono state realizzate due sedie (i primi oggetti di design del grande architetto franco-ungherese) e una grande struttura composta da 108 cerchi in metallo di 120 cm di diametro l'uno, collegati tra loro, applicando la Space-Chain Techniques di Yona Friedman. La struttura sarà installata, nel giardino dell’Acquario Romano, da Emmanuele Lo Giudice in collaborazione con un gruppo di studenti del corso triennale di Habitat Design di Quasar Design University, nel corso del workshop di mercoledì 12 aprile.

Yona Friedman, architetto, urbanista, designer, intellettuale a tutto tondo, è nato a Budapest nel 1923. Molto noto fin dagli anni ’50 per le sue proposte sperimentali sulla città, la sua ricerca è stata interpretata come semplicemente “utopista” e quindi solo con valenza poetica e teorica. Solamente oggi la sua ricerca è stata rivalutata costituendo un sicuro riferimento per molti progettisti contemporanei.

A spiegare il motivo di questo oblio e della attualizzazione del suo pensiero rivoluzionario è lo stesso Friedman che dice: «Il problema credo consista nella lettura superficiale che ne è stata fatta nei primi anni '60. Sono stati cioè trascurati tutti gli aspetti politici, sociali e comunicativi che vi erano implicati. Ho scritto libri come "L'architettura mobile" e "Utopie realizzabili" proprio per articolare compiutamente le mie teorie. Grazie allo sviluppo della tecnologia quelle proposte sono sempre più facili da realizzare e l’unica utopia da risolvere resta la raccolta del denaro necessario, ma questo è un problema per qualunque progetto di architettura (…) centrali sono gli abitanti e l’uso degli edifici. Sono meno interessato agli architetti, me compreso: gli architetti e gli urbanisti non sono più degli artisti o quelli che prendono delle decisioni, ma solo dei pubblici servitori. Gli abitanti non devono essere considerati solo some dei consumatori, ma come dei professionisti altamente specializzati ed esperti in materia di habitat e, di conseguenza, devono essere coinvolti nella determinazione di ogni progetto. La realtà dipende sempre dall'immaginazione delle persone».

Vademecum

13 Aprile 2017 - 28 Aprile 2017
Roma, Casa dell’Architettura
Info: +39 06 97604598
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www.casadellarchitettura.it

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Aprile 2017 10:54

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