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Martedì, 06 Febbraio 2018 13:56

Bartoli: «in Georgia l’amore per l’Italia è altissimo»

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Dopo le mostre su Caravaggio e Botticelli e con l'attuale mostra dedicata a Michelangelo, l'ambasciatore italiano a Tblisi spiega: "l'Italia sta portando in Georgia "non solo dei “campioni nazionali”, ma dei giganti dell’umanità" E l'arrivo della Venere di Botticelli è stato: "senza esagerazioni, un evento storico"

Il successo del Rinascimento italiano. La passione dei georgiani per l'arte del Belpaese e, in particolare, per i suoi mostri sacri, Michelangelo, Caravaggio e Botticelli. Il contributo italiano allo sviluppo culturale di un Paese che, solo lo scorso anno, ha toccato i sette milioni di turisti. E ancora, i progetti di mostre future che l'Ambasciata italiana vuole sostenere per promuovere il “vivere all’italiana”. L'inaugurazione della mostra Michelangelo e la Cappella Sistina. I disegni preparatoriorganizzato dall’Ambasciata d’Italia in Georgia e dal Museo Nazionale Georgiano fino al 3 aprile in collaborazione con l'Associazione Culturale MetaMorfosi, è stata l'occasione per fare il punto con l'ambasciatore italiano Antonio Enrico Bartoli sulle attività culturali che hanno caratterizzato i suoi anni alla guida dell'istituzione italiana nell'ex Repubblica dell'Unione Sovietica.  

Ambasciatore, come è nata l'idea di portare a Tbilisi, dopo Caravaggio e Botticelli, un altro genio dell'arte italiana come Michelangelo?
«L’Italia è una superpotenza culturale. E’ un Paese capace di innovazione e creatività. Sappiamo progettare futuro, perché abbiamo un grande passato alle spalle. Il nostro compito è promuovere il “vivere all’italiana”, come ben sintetizza lo slogan della campagna che la Farnesina ha da tempo lanciato in tutto il mondo. Significa far conoscere la moda, la tecnologia, il design, l’enogastronomia, in stretto coordinamento con il nostro glorioso “album di famiglia”, con quei giganti dell’arte e della tecnica che hanno rivoluzionato il panorama culturale del loro tempo, cambiando i paradigmi. Botticelli è alle origini del Rinascimento: la riscoperta e reinterpretazione degli ideali classici. La sua è una bellezza idealizzata, ma al tempo stesso incarnata nell’individuo, al centro della storia e della modernità. Caravaggio è un Pasolini ante litteram, un grande rivoluzionario, l’inventore del cinema, la luce che illumina modelli di strada, il verismo delle nature morte. Michelangelo è disegno, l’arte del levare, divina creazione e tormentata aspirazione alla perfezione. Stiamo condividendo con i georgiani non solo dei “campioni nazionali”, ma dei giganti dell’umanità. Portatori di valori universali. Che, in quanto universali, possono parlare a tutti, e parlano al cuore della Georgia. Paese che ha, come noi, radici antiche. E voglia di futuro. Abbiamo organizzato qui mostre di moda e design, sfilate, cene con cuochi stellati, missioni d’imprese importanti che stanno contribuendo allo sviluppo infrastrutturale di questo Paese.  E spieghiamo che la bellezza e il gusto per il saper fare sono iscritti nella nostra storia millenaria».

Che tipo di impatto hanno avuto questi maestri dell'arte italiana sul mondo culturale georgiano? 
«L’arrivo della Venere di Botticelli a Tbilisi è stato, senza esagerazioni, un evento storico. Era la prima volta che un capolavoro del Rinascimento “visitava” la capitale georgiana. Quella di Caravaggio era la “mostra impossibile”: un viaggio attraverso l’Opera Omnia, con suggestive riproduzioni in HD e grandezza reale. Offrire eventi di questa qualità significa due cose per i georgiani. Primo: inserire Tbilisi in un circuito culturale di grandi nomi e mostre importanti, in grado di attrarre e trattenere i tanti turisti che già visitano questa città (il Paese ha 3,7 milioni di abitanti e ha ricevuto oltre 7 milioni di visitatori lo scorso anno). Secondo: offrire una straordinaria piattaforma educativa ai giovani georgiani e alla gente comune che non può magari permettersi un viaggio in Italia, ma può ammirare a casa propria le nostre meraviglie».  

Quale è stata l'affluenza di pubblico a queste mostre? 
«L’amore per l’Italia è altissimo. La qualità degli eventi che offriamo è all’altezza delle aspettative. E la risposta del pubblico è stata eccezionale. Una media di 1200 visitatori al giorno per le nostre mostre, dieci volte di più rispetto all’affluenza normalmente registrata alla Galleria Nazionale. Un record». 

Pensate di sostenere altre iniziative di questo tenore? 
«Lo pianificavamo prima. Il successo ottenuto ci ha rafforzati in questo proposito. Ci stiamo lavorando. Con il sostegno del nostro Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale, che sta dando un grande impulso alla diplomazia culturale e a quella che chiamiamo “promozione integrata”: cultura e made in Italy. In partnership con il MiBACT e alcuni importanti musei e fondazioni. Ma anche con le istituzioni georgiane che hanno apprezzato moltissimo la nostra iniziativa, ne hanno cavalcato il successo, e ora sono pronte a sostenere, anche finanziariamente, altri prestigiosi appuntamenti». 

Si può già annunciare la prossima mostra d'arte a Tbilisi che avrà il sostegno dell'Ambasciata italiana? 
«Intanto godiamoci Michelangelo: i disegni preparatori per la Cappella Sistina da Casa Buonarroti. Resteranno fino ad inizio aprile. La prossima mostra dovrebbe arrivare a maggio. Ne riparliamo a tempo debito su Artemagazine.it. Promesso. Per ora dico solo che il progetto include altri grandi maestri del Rinascimento, ma anche una mostra sul Barocco e una panoramica sulla nostra arte contemporanea».

Fra i diversi progetti culturali che avete promosso e sostenuto in questi anni vi sono le numerose missioni archeologiche italiane. Quali sono i progetti ancora in essere? 
«In un Paese dalla storia millenaria quale la Georgia non poteva mancare il nostro contributo scientifico nel settore archeologico. Attualmente le nostre missioni attive - e finanziate dalla Farnesina - sono tre. Coprono epoche e siti geografici diversi.  Si comincia da Dmanisi, un lembo di campagna georgiana a 100 km dalla capitale, in cui è stata trovata una piccola comunità di ominidi, e animali, risalenti ad un milione e ottocento anni fa. I più antichi dopo i reperti africani. Una scoperta che ha rivoluzionato la teoria dell’evoluzione umana. Ci lavora l’Università di Firenze, con gli esperti del Museo Nazionale Georgiano. Poi  c’è Ca’ Foscari, da Venezia a Natsargora, sulle tracce degli insediamenti della cultura Kura-Araxes. Infine, l’Università di Ferrara nelle necropoli dell’antica Colchide a Samtskhe. Ma anche sulla fortezza romana di Gonio, presidio dell’impero sulle rive del Mar Nero».

La conservazione e valorizzazione della villa romana di Dzalisa, a poca distanza da Tbilisi, realizzata in collaborazione con la Sovrintendenza dei Beni Culturali della Regione Lazio, con il famoso mosaico raffigurante Bacco e Arianna, è stata ultimata? E il sito archeologico ha potuto essere aperto al pubblico? 
«Si, il sito, un luogo dallo straordinario valore storico, soprattutto per la Georgia culla della civiltà del vino, è aperto al pubblico. Sono ancora in corso lavori infrastrutturali per il completamento del polo museale che comprende anche una necropoli, delle domus romane e i resti dell’antichissimo insediamento. Il Direttore del Museo Nazionale Georgiano ci ha chiesto una consulenza per l’allestimento. In generale, i nostri esperti possono dare una grande mano a questo Paese che intende fare della sua antica cultura anche un fattore di attrazione e di sviluppo economico. Con un progetto europeo, abbiamo aiutato questo Ministero della Cultura a creare un’Agenzia per la protezione del Patrimonio Culturale. Stiamo offrendo a gruppi di esperti georgiani corsi presso il nostro prestigioso Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. E lavoriamo, con il nostro CNR, l’Università Statale di Tbilisi e il Museo Nazionale Georgiano, ad un convegno su nuove tecnologie, protezione e promozione del patrimonio culturale. Proprio per far conoscere le migliori esperienze italiane nella conservazione, ma anche nella valorizzazione (dalle immersive exhibitions alla progettazione dei musei). C’è ancora molto da fare!».

 

Ultima modifica il Giovedì, 08 Febbraio 2018 11:10


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