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Sabato, 14 Settembre 2019 16:11

Remo Bianco: Appropriazione della Volvo dell’Artista

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La Fondazione Remo Bianco, parallelamente alla mostra in corso al Museo del Novecento di Milano (Remo Bianco. Le impronte della memoria, aperta fino al 6 ottobre) presenta un altro tassello della caleidoscopica produzione dell’artista

MILANO - In concomitanza con la mostra al Museo del Novecento di Milano, dal titolo Remo Bianco. Le impronte della memoria, aperta fino al 6 ottobre 2019, è possibile visitare presso il Volvo Studio Milano l’Appropriazione della Volvo dell’Artista.  Si tratta realmente dell’auto di Remo Bianco che egli stesso aveva trasformato nel 1985 in un Tableau doré e che dopo moltissimi anni è possibile vedere a Milano.

Remo Bianco (1922-1988), artista milanese noto per la sua indole sperimentale e la sua produzione multiforme in continua evoluzione, alla fine degli anni ’30 conosce Filippo de Pisis e ne diventa allievo ma, dopo un breve esordio figurativo, dalla fine degli anni ’40 si avvicina all’ambiente legato alle sperimentazioni dello Spazialismo di Lucio Fontana. 

Dal 1957 realizza i primi Tableaux Dorés, la sua serie di opere più celebre e duratura, in cui fondi monocromi o bicromi vengono ricoperti con una griglia di foglie d’oro che danno alla superficie un fascino orientale e magico o, per usare le parole di un altro celebre artista, amico di Bianco, Mark Tobey, la fanno brillare come un “crepuscolo greco.  Il pattern del Tableau doré diviene per Bianco una vera e propria firma intellettuale, tanto da farne la propria bandiera. 

Nel ciclo di opere dal titolo “Appropriazioni”, che egli realizza a partire dalla fine degli anni ’60 fino agli anni ’80, l’artista utilizzerà infatti questi suoi riquadri d’oro per “impossessarsi” di spazi, immagini, dipinti, riviste e oggetti svariati tra cui la celebre Volvo (Volvo 144 / Serie 140 / 1966-1974), la cui carrozzeria è costellata da una moltitudine di dorate geometrie che la rendono un’opera d’arte e, come tale, unica e irripetibile.

Nelle parole di Remo Bianco: “Nel 1969 mi sono servito del modulo dei miei quadri dorati che avevo trasformato anche in bandiere, come di una specie di marchio o di sigla personale, araldica, sovrapponendolo a riproduzioni di altri artisti, riviste o illustrazioni  già esistenti […]. Ho cercato di inserire il mio motivo d’arte là dove la vita e la realtà lo rifiutano, ricordando a tutti che l’arte ha bisogno della sua bandiera”. 

Vademecum

Fondazione Remo Bianco
Via Quintiliano, 30
20138 Milano tel. +39 02 5097.254 / +39 329 8390777
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www.remobianco.org

 

Ultima modifica il Sabato, 14 Settembre 2019 16:21


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