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Venerdì, 23 Agosto 2019 09:46

Mibac, la lettera della Cgil al ministro Bonisoli

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In una lunga lettera aperta, a firma Claudio Meloni coordinatore nazionale della CGIL beni culturali, il sindacato invita il Ministro a una riflessione, evidenziando i limiti della riforma e della gestione messa in atto dal Ministero

ROMA - “Non faccia propaganda sulle assunzioni” - tuona Claudio Meloni coordinatore nazionale della CGIL beni culturali, nella lunga lettera aperta del 20 agosto,indirizzata al ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli. 

“Sig. Ministro - si legge - la politique d’abord in questo caso, come del resto in molti altri nella storia recente di questo paese, ha condizionato la sua azione al punto tale da portarla ad emanare in fretta e furia due Decreti di riorganizzazione il 13 agosto chiedendo a noi parti sindacali di fornire un parere entro ferragosto, in modo tale da giustificare una premessa dei suoi decreti doverosa solo per legge, quale quella che prevede il sentite le ‘Organizzazioni Sindacali’. E, subito dopo, divulgare un video propagandistico che mette in evidenza le conseguenze della rottura del patto di governo, facendo intravvedere meraviglie per il personale del Ministero, messe in discussione dalla crisi, quasi a lanciare a noi un segnale per tenerci buoni”.

Riguardo il tema delle assunzioni Meloni accusa il ministro di fare propaganda e spiega: “i numeri non bastano a giustificarla, e questi nuovi reclutamenti sono solo un esercizio parziale quanto dovuto per evitare il definitivo tracollo organizzativo, vista la media anagrafica e la consistenza delle uscite per cessazione”.

“Noi - continua la lettera - avevamo apprezzato la sua disponibilità al dialogo ed al confronto, in particolare sulla fase applicativa del DPCM ritenendo che in quella fase avremmo avuto la possibilità perlomeno di attenuare alcuni effetti perversi contenuti nel DPCM, effetti che invece si rivelano in tutte le loro connotazioni deleterie. In un colpo solo si è sterilizzato il metodo del confronto democratico, che aveva iniziato a prender forma persino nel Consiglio Superiore, e si è prodotto un assestamento burocratico che semplicemente peggiora le già disastrate premesse prodotte dal suo predecessore”.

Meloni stigmatizza la gestione di Bonisoli, rivelatasi "come una sequela di promesse mancate, non solo per colpa della imminente crisi di governo"

“Aveva annunciato il ritorno delle Biblioteche storiche annesse ai circuiti di valorizzazione - sottolinea il sindacalista - e invece ritroviamo la BIASA ancora affidata all’ex Polo Museale laziale e così certamente sarà per le altre Biblioteche storiche annesse ai Musei autonomi. Perpetuando un vero e proprio delitto contro il patrimonio culturale di cui lei, in tal modo, si rende corresponsabile. Invece una promessa mantenuta è l’abbattimento del Parco dell’Appia Antica, operazione con la quale si solo colpito l’anello debole di una catena senza intaccare per nulla gli effetti di un delitto perpetrato ai danni del patrimonio archeologico romano che continua a rimanere frammentato e sparso in differenti istituti”

E poi ancora, riguardo l’abolizione degli altri Musei autonomi, Meloni si chiede: “che senso ha invece l’accorpamento della Galleria dell’Accademia con gli Uffizi, se non quello della fagocitazione organizzativa?”.

Spicca poi “l’accorpamento incomprensibile sul piano organizzativo e scientifico dell’Archivio di Stato di Palermo con la Soprintendenza Archivistica” - dice sempre Meloni. “Per finire ai Segretariati distrettuali che si dovranno occupare di territori sempre più vasti, a sancire un ulteriore gravissimo arretramento della Stato dalla gestione della tutela del patrimonio storico culturale i cui effetti si vedranno meglio nell’arrembante logica dell’autonomia differenziata”.

“Vede, sig. Ministro - conclude la lettera -  noi non sappiamo quale esito avrà la crisi di governo e se al suo posto subentrerà n nuovo esponente politico che magari costringerà noi e la stressata macchina ministeriale ad un nuovo faticosissimo esercizio di applicazione di schemi ideologici, ma se l’emanazione di questi decreti era mirata a frenare nuove spinte ‘riformatrici, allora ci ripensi, fa sempre in tempo a far ripartire il confronto democratico con noi e con il mondo della cultura che assiste sempre più sgomento a inaccettabili spettacoli mortificanti per tutto quello che il nostro inestimabile patrimonio rappresenta”.

Ultima modifica il Venerdì, 23 Agosto 2019 09:53


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