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Mercoledì, 14 Dicembre 2016 14:51

Presentato a Palazzo Braschi il volume di Pietrangelo Buttafuoco sul pittore Agostino Tassi

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Oltre all'autore di “La notte tu mi fai impazzire. Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore” sono intervenuti ad illustrare il testo anche Vittorio Sgarbi e Roberto d’Agostino

Si è svolta il 13 dicembre a Palazzo Braschi, la presentazione del nuovo libro di Pietrangelo Buttafuoco “La notte tu mi fai impazzire. Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore” edito da Skira. Nella stessa sede che ospita la mostra “Artemisia Gentileschi e il suo tempo”,  l’autore, Vittorio Sgarbi e Roberto d’Agostino, hanno illustrato al pubblico il testo che racconta la vita erotica del pittore macchiatosi dello stupro ai danni della giovane artista.

Sgarbi, che per primo parla del testo, si dice stupito del fatto di non aver ritrovato opere di Tassi all’interno della mostra sulla Gentileschi, visto che i due lavorarono corpo a corpo e chiede spiegazione alla curatrice Francsca Baldassarri. Secondo Sgarbi, infatti, malgrado la vita di Tassi fosse indegna, la sua opera “ è assai meritevole”, giudizio critico discordante, da quello della Baldassarre, che risponde definendo Agostino Tassi “un pittore modesto” il quale “non ha avuto grande importanza se non quella di stuprarla e andare in esilio". Tuttavia, nel testo di Buttafuoco, si parla poco di Artemisia, a lei sono infatti dedicate poche poetiche righe, mentre lo stupro viene raccontato attraverso gli atti del processo. Secondo Sgarbi il testo è “forse il primo che racconta il rapporto fisico tra Agostino Tassi e Artemisia, visto dalla parte di Tassi, quindi dell’uomo”.

Lo stesso Buttafuoco afferma di aver fatto riferimento a molta documentazione dell’epoca e spiega che “gli atti processuali impegnavano tutta la città. A Roma, avevano già individuato in Artemisia la “scrofa” da condannare. Il reato infatti era quello di aver perso la verginità e non lo stupro”. Buttafuoco sottolinea che “Agostino Tassi arriva ad Artemisia pensando di trovarsi davanti la più dissoluta delle dissolute, chiamata appunto la scrofa”. Nel testo però Artemisia è solo una delle tante avventure erotiche di Tassi, tanto che, il suo stesso stupro, sembra prendere il peso di uno dei tanti incontri lussuriosi, che il pittore ha con le prostitute del posto. Sul senso erotico e lussurioso del testo e del ‘600 si sofferma D’Agostino, che ritrova nelle curve del Barocco il senso più vero dell’erotismo, affermando “il Barocco è tutto quello che riesce a fare il grande miracolo, è cioè portare il sesso al vizio”, le stesse parole sono riservate anche al testo di Buttafuoco, che secondo il giornalista è  “il più grande e meraviglioso libro erotico degli ultimi tempi, che riesce a trasformare il sesso in vizio”. 

La Roma di Tassi è una città barocca e viziosa, dove il pittore, come tanti suoi colleghi, sembra contorcersi in una spirale di vizio e perdizione, che rende il tormento sublime. Il tema del tormento è, del resto, quello che si ritrova nel titolo del libro, dove la notte diventa il luogo della follia estrema legata alla passione erotica. Lo scrittore spiega che il titolo cita una canzone di Salvatore Adamo “La notte tu mi fai impazzire”. Buttafuoco afferma che “la notte è l’elemento costante di Agostino Tassi” e quella che lui vuole raccontare, è la notte di una città trasformata dagli artisti in un grande vortice meraviglioso.

Purtroppo però, nonostante tanto fascino, il pensiero torna sempre a quel miserabile stupro, che nemmeno tanta meraviglia può riuscire a cancellare.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Dicembre 2016 15:58


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