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Venerdì, 19 Febbraio 2016 11:32

Tre nuove mostre alla GAMeC di Bergamo

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Fino al 15 maggio in esposizione due artisti della scena americana contemporanea e fino al 27 marzo una mostra sulle più recenti acquisizioni del museo 

BERGAMO - A partire dal 19 febbraio sono aperte al pubblico tre mostre inaugurate presso la GAMeC di Bergamo. La prima esposizione Atlante delle immagini e delle forme, a cura di Giacinto Di Pietrantonio e M. Cristina Rodeschini, visitabile fino al 27 marzo, raccoglie una selezione delle opere, tra dipinti, sculture, installazioni, disegni, fotografie e opere video, donate recentemente al museo da artisti o dai loro eredi, da collezionisti, da soggetti pubblici e privati.

Sono 17 gli artisti coinvolti che offrono una panoramica eterogenea di lavori a partire dagli anni Sessanta, fino alle più recenti istanze della scena artistica internazionale. Lavori che raccontano gli ultimi anni di storia della GAMeC e che vanno ad accrescere ulteriormente il valore della Collezione Permanente del museo,  sin dalla sua fondazione, nel 1991. In mostra sono presenti opere di Getulio Alviani, Cory Arcangel, Stefano Arienti, Mariella Bettineschi, Luciano Fabro, Ferrario Frères, Invernomuto, Renaud Jerez, Corrado Levi, Ken Okiishi, Adrian Paci, Giulio Paolini, Emilio Prini, Dan Rees, Sarah Sparkes, Josh Tonsfeldt e Remco Torenbosch.

Sempre dal 19 febbraio fino al 15 maggio, è possibile anche visitare la prima personale di Rashid Johnson (Chicago, 1977. Vive e lavora a New York), artista afro-americano, il cui lavoro è sostanzialmente incentrato sulle tematiche dell’identità, dell’integrazione e della memoria. L a mostra, dal titolo Reasons, curata da Stefano Raimondi, offre una panoramica del suo mondo creativo, attraverso sculture, dipinti, installazioni e video in cui ricorrono elementi caratteristici, divenuti quasi una firma dell’artista, quali il sapone nero, la cera, le piastrelle in ceramica, la carta da parati, gli spray smaltati e ancora libri, vinili, gusci d’ostrica, burro di Karité, ferro, piante. Materiali utilizzati come oggetti di una narrazione più ampia. Alcuni di essi sono portatori di un fenomeno culturale: la cera, il sapone o il burro di Karité erano largamente utilizzati durante la Diaspora Africana e successivamente associati all’ideologia culturale dell’Afrocentrismo negli Stati Uniti verso la fine del XX secolo; i vinili e i libri fanno invece riferimento a una storia più intima, che vede gli album ascoltati dall’artista quando era un ragazzo, gli strumenti elettrici del padre e i testi sottratti dalla libreria della madre rientrare in quello che è definito come memorializzazione del processo di appropriazione e ritrasposizione dello spazio domestico.

Infine ancora un’altra mostra curata da Stefano Raimondi, dal titolo The Four Seasons, aperta dal 19 febbraio al 15 maggio, presenta una rassegna del fotografo, Ryan McGinley (Ramsey, New Jersey, 1977. Vive e lavora a New York), considerato uno dei più importanti e influenti artisti contemporanei. Non a caso infatti il Whitney Museum e il MoMA P.S.1 di New York gli hanno dedicato una personale rispettivamente nel 2003 e nel 2004. Nel 2007 è stato invece nominato Giovane fotografo dell’anno dal prestigioso International Center of Photography di New York.
Il suo lavoro è testimone e portavoce della sottocultura degli anni Novanta,  le sue fotografie digitali ruotano attorno alle tematiche della giovinezza, della libertà, dell’edonismo, degli eccessi, dello spirito vitale e del rapporto tra uomo e natura. Sono opere ricche di forza, attrazione e fascinazione la cui carica energetica si diffonde nei luoghi in cui le figure sono immerse.
La mostra si articola in quattro sale, e come spiegato dal curatore, la struttura espositiva “procede con il ritmo musicale delle Quattro Stagioni di Vivaldi: in ciascuna sala si succedono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere completamente diversi ma legati gli uni agli altri”.
Se l’ambiente è uno dei motivi ricorrenti nell’opera di McGinley, lo è anche la presenza dell’uomo. Modelli maschili e femminili abitano paesaggi sconfinati come stessero vivendo o riconquistando un paradiso terrestre. Corpi innocenti e inevitabilmente nudi, in cui i colori e la forma del corpo, degli occhi e dei capelli viene messa in costante relazione con la natura circostante fino a diventare un tutt’uno.

Vademecum
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Info: 035 270272
Sito: www.gamec.it

Ultima modifica il Domenica, 21 Febbraio 2016 08:33


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