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Martedì, 31 Ottobre 2017 12:28

Pirelli Hangar Bicocca. “Take Me (I’m Yours)", la mostra dove si infrangono i divieti museali

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Una collettiva dove le opere si possono toccare usare o modificare, consumare o indossare, comprare e perfino prendere gratuitamente. Allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra è stata ripetuta a Parigi, Copenhagen, New York e Buenos Aires

“Take Me (I’m Yours)”, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio “Take Me (I’m Yours)”, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

MILANO - “Take Me (I’m Yours)”  è il titolo della insolita mostra collettiva che va in scena, dal 1 novembre al 14 gennaio 2018, al Pirelli Hangar Bicocca. Insolita perché, a differenza di quanto accade all’interno di un museo e in una qualsiasi mostra, qui le opere esposte si possono toccare, usare o modificare; si possono consumare o indossare; si possono comprare e perfino prendere gratuitamente, o magari portare via lasciando in cambio cimeli personali. Una mostra collettiva che reinventa dunque le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte.

La mostra è anche un progetto che si evolve e si rigenera nel tempo. Allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra e, a partire dal 2015 ripetuta in versioni ogni volta diverse in istituzioni a Parigi, Copenhagen, New York e Buenos Aires, la mostra è stata ideata in seguito a una serie di conversazioni e riflessioni tra il curatore Hans Ulrich Obrist e l’artista Christian Boltanski sulla necessità di ripensare i modi in cui un’opera d’arte viene esposta. Il progetto è cominciato con Quai de la Gare (1991), un lavoro di Boltanski costituito da pile di vestiti di seconda mano che il pubblico poteva prendere e portare via in una busta marchiata con la scritta “Dispersion”: un’opera destinata per sua natura a disperdersi e a scomparire ma anche ad acquisire nuova vita al di fuori del museo.

Nella mostra milanese lavori storici, presentati nell’iconica rassegna del 1995, sono affiancati a nuove produzioni appositamente concepite. 

Oltre a Christian Boltanski, il percorso propone artisti di diverse generazioni e provenienze. Nell’atrio il pubblico viene accolto dall’installazione dell’artista giapponese Yoko Ono, Wish Trees (1996/2017), due alberi di limone su cui è possibile lasciare biglietti con i propri desideri; al bookshop di Pirelli HangarBicocca, invece, è disponibile in vendita una nuova versione di un progetto di Gianfranco Baruchello presentato nel 1968, Artiflex. Finanziaria Artiflex, una società fittizia che propone a 1 euro confezioni che contengono monete da 50 centesimi e monete da 1 vendute a 50 centesimi – gli introiti sono devoluti in beneficenza dall’artista. All’interno della mostra i visitatori hanno la possibilità di prendere una copia del poster che Maurizio Cattelan ha ricevuto in dono dall’artista Alighiero Boetti, raccogliere le caramelle alla menta dell’installazione “Untitled” (Revenge) (1991) di Félix González-Torres; oppure creare la propria mappa personale di Milano con La riappropriazione della città. I propri itinerari, 1975/2017, il progetto di Ugo La Pietra realizzato in collaborazione con Lucio La Pietra; mangiare uno scheletro o simboli fallici pompeiani di marzapane o anche pescare scatole di sardine con le opere di Daniel Spoerri Eat Art Happening (2004-2017), Amulette phallique de Pompéi (2015/2017) e Boîte de Sardines (2015/2017); scattarsi un “selfie” con il progetto di Franco Vaccari, attualizzazione dello storico Esposizione in tempo reale N.4, presentato alla Biennale di Venezia del 1972, dove i visitatori avevano la possibilità di utilizzare una cabina per fototessere e appendere le foto alle pareti, lasciando un traccia del loro passaggio; farsi fare un ritratto da un disegnatore con l’opera performativa di Francesco Vezzoli; o scoprire il proprio futuro con i biscotti della fortuna, nati dalla collaborazione tra Ian Cheng e Rachel Rose in occasione di “Take Me (I’m Yours)” al Jewish Museum nel 2016; scambiare e lasciare oggetti all’interno delle installazioni di Alison Knowles e Jonathan Horowitz e partecipare a performance e azioni di artisti come Pierre Huyghe, Tino Seghal, James Lee Byars, Otobong Nkanga, David Horvitz e Patrizio Di Massimo, che prevedono il coinvolgimento diretto del pubblico durante il periodo di apertura della mostra.

Informazioni sulla visita

L’ingresso alla mostra è sempre gratuito, ma per prendere e collezionare le opere è necessario acquistare la borsa creata dall’artista Christian Boltanski. La borsa è in vendita presso l’Info Point o al Bookshop al costo di 10 euro. Gli introiti contribuiscono a supportare la produzione delle opere distribuite in mostra.

Dati gli elevati flussi di visitatori durante i weekend è necessario prenotare, online o sul luogo, per potere accedere alla mostra “Take Me (I’m Yours)” (70 persone ogni 30 minuti). L’ultimo ingresso consentito ai visitatori è alle 21.15.

Ultima modifica il Martedì, 31 Ottobre 2017 12:47

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