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Venerdì, 17 Gennaio 2020 15:28

A marzo Mantova ospita la prima edizione della Biennale della Fotografia Femminile

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Ideata dall’Associazione la Papessa, con la direzione artistica di Alessia Locatelli, un evento unico che porterà in città, a partire dal 5 marzo 2020, mostre di grandi fotografe italiane e internazionali, talk, letture di portfolio, workshop, proiezioni e residenze artistiche

Eliza Bennet A Woman’s work is never done Eliza Bennet A Woman’s work is never done

MANTOVA - Sarà la città di Mantova ad ospitare la Biennale della Fotografia Femminile. In una società in cui ancora non esiste una piena parità di genere e la cui storia è spesso raccontata da occhi maschili, la fotografia femminile è poco rappresentata e spesso stereotipata, per questo la Biennale rappresenta l’occasione per dare la giusta visibilità a importanti progetti di eccezionali fotografe da tutto il mondo.

Fil rouge di questa prima edizione è lavoro, un tema quanto mai attuale e scottante, che riguarda tutti, al di là del genere, ma un tema particolarmente delicato se declinato al femminile. 

"L’associazione La Papessa, coadiuvata dalla direzione artistica di Alessia Locatelli - dichiara Mattia Palazzi, sindaco di Mantova -  lancia un progetto generoso in cui la nostra amministrazione crede fermamente. Innanzitutto, perché bisogna salutare il coraggio e la speranza di giovani donne che  la propria capacità di invenzione al servizio di un’idea, anzi di un ideale. Poi, perché le fotografe di tutto il mondo che si riuniranno a Mantova costituiscono un’occasione imperdibile, che ci auguriamo venga ripetuta ogni due anni, costruendo intorno tante esperienze nuove".

“Il momento non è mai stato più perfetto per un festival di fotografia interamente dedicato al femminile!  - Racconta  Alessia Locatelli - Il 2020 sarà un anno interamente dedicato alle donne: si vuole in tal modo rendere visibili gli apporti che nel corso del tempo hanno donato e continuano a donare alla collettività in tutti gli spazi di socialità, a partire dall’ambito culturale, ma anche nella scienza e nell’imprenditoria, al miglioramento dell’umanità tutta.”. “L’idea  - continua  la direttrice artistica - dunque è presentare al grande pubblico progetti e incontri sulla fotografia, soffermandoci su alcune tematiche che caratterizzano il nostro contemporaneo, letto attraverso il femmineo nelle sue molteplici declinazioni, per ottenere una nuova consapevolezza sul ruolo delle figure femminili e aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e nella cultura del quotidiano”. 

Le fotografe invitate a questa prima edizione della Biennale sono:

Rena Effendi con il progetto Transylvania: built on grass.  Fotografa e documentarista originaria dell’Azerbaijan, con la fotografia indaga l’umano, le persone e la cultura in contesti di ingiustizia sociale, conflitto e sfruttamento. Transylvania: built on grass è un colorato scorcio di vita nelle remote campagne della Romania.

Sandra Hoyn con Fighting for a Pittance.  Fotografa tedesca, inizia la sua carriera nel 2005 come fotogiornalista per riviste ed ONG a cui affianca progetti personali focalizzati sul sociale, sui diritti umani e sull’ambiente. A Mantova propone un crudo documentario fotografico sulla boxe infantile praticata in Tailandia: una serie di immagini in bianco e nero che documentano la durezza dei combattimenti minorili di boxe e lo sfruttamento ad essi connessi. Le foto mostrano non solo la violenza del ring, ma anche la pressione psicologica che va di pari passo con la competizione sfrenata. Bambini e bambine si allenano portando il loro corpo e la loro mente al limite, mentre vestono gli abiti di lottatori adulti.

Annalisa Natali Murri con Cinderellas. Fotografa freelance italiana, dopo il diploma alla scuola di fotografia architettonica ed urbana ed una laurea in ingegneria, avvia una serie di progetti personali e documentaristici, ispirati a questioni sociali ed alle loro conseguenze psicologiche. Alla Biennale porta un intenso lavoro sulle Hijras transessuali del Bangladesh, un tempo venerate e rispettate per la loro appartenenza al “terzo genere”, oggigiorno queste donne transgender soffrono invece gravi situazioni di povertà e negazioni di diritti, trovandosi costrette a prostituirsi per sopravvivere. Ma non è la tragedia di queste discriminazioni che ci viene mostrata nelle immagini in bianco e nero di Murri. Il suo ritratto delle Hijiras è piuttosto un incontro intimo, silenzioso e profondamente rispettoso.

Claudia Corrent con Vorrei. Bolzanina con una passione per la fotografia sin da giovanissima, studia filosofia, approfondendo simultaneamente l’aspetto comunicativo ed estetico dell’immagine. Cogliere il Genius loci paesaggistico è la sua missione principale. Esplorando il concetto di “vita laburista”, i dittici del progetto Vorrei ritraggono adolescenti studenti di una scuola professionale.

Daro Sulakauri con The Black Gold.  Studia cinema e fotografia a Tbilisi, in Georgia, per poi diplomarsi in fotogiornalismo documentaristico all’ICP di New York. The Black Gold ci porta nel vivo delle condizioni lavorative dei minatori georgiani di Chiatura: ogni giorno gli uomini si avviano verso le miniere, lavorando in condizioni durissime e pericolose per 8-12 ore al giorno per un salario di 270 dollari. Il progetto è accompagnato da un’installazione video.

Nausicaa Giulia Bianchi con Women Priests Project.  Fotografa documentarista profondamente orientata sui temi della spiritualità legata al femminile e al divino. Il suo lavoro documenta la missione di “disobbedienza”, rinnovamento e spiritualità condotta dalle donne prete. 

Eliza Bennett con  A Woman’s work is never done. Autrice inglese con un Master of Fine Arts alla London Art School porta un progetto sul ricamo che è tradizionalmente associato all’idea di lavoro femminile, inteso come opera minuziosa e agile, distante dalla fatica fisica del lavoro maschile. Eliza Bennet utilizza lo strato superiore della sua pelle come tessuto da ricamo sovvertendo così la contrapposizione tra lavoro maschile e femminile. Attraverso l’uso di una tecnica considerata femminile, l’artista restituisce l’immagine rappresentativa delle mani di donne impiegate in occupazioni ancillari e invisibili alla società, mostrando come il lavoro delle donne sia ben lungi dall’essere facile e leggero. Il suo progetto prevede un’installazione video. 

Erika Larsen con  Quinhagak. Works between 2015-2019.  Fotografa e narratrice statunitense è molto nota per i suoi saggi. Documenta le culture che mantengono stretti legami con la natura “dove il paesaggio è estremamente importante per le persone”. Le sue opere sono esposte in mostre monografiche e collettive in gallerie di New York, Washington, Phoenix, Los Angeles, Mosca, Barcellona, Bologna e molte altre città. Il lavoro che porta è ambientato a Quinhagak, la quale si trova sul fiume Kanektok sulla riva est della baia di Kuskokwim, meno di un miglio dalla costa del Mare di Bering in Alaska, dove Larsen è tornata regolarmente durante gli ultimi quattro anni. Le immagini prodotte sono note del tempo che ha trascorso in questi luoghi, un tempo - parte di una storia collettiva - che, sommandosi, forma un’unione di tempi sovrapposti.

Betty Colombo con La Riparazione, progetto realizzato con Save the Planet e Canon. Classe 1975, è una fotoreporter italiana che lavora con le principali testate giornalistiche italiane e straniere occupandosi prevalentemente di reportage di viaggio e attualità. Il rapporto tra uomo e natura è qualcosa di controverso e stupefacente. La Terra cambia, un po’ per sé stessa e molto a causa nostra. Ma il pianeta sa muoversi per auto-ripararsi e così cerca di fare l’uomo. L’uomo distrugge il pianeta e poi lo cura, entrambi si feriscono a vicenda per poi aggiustarsi. Questo lavoro parla di riparazione; riparare il guasto per conservare al posto di cambiare. Quattro finestre su altrettanti momenti in cui l’uomo e la natura cercano un dialogo per la salvezza comune. Quattro serie raccontano un territorio colpito da un incendio, un trapianto di polmoni, il salvataggio di un animale, un intervento di chirurgia plastica a seguito di un’ustione.

Palazzo Te nello spazio del Giardino Segreto ospiterà la proiezione dei lavori di Maria Grazia Beruffi Chinese Whispers e Claudia Amatruda Naiade, la prima e la seconda classificata del Premio Musa 2019. Il premio è dedicato alla produzione di portfolio fotografici ed è rivolto a tutte le fotografe (donne), senza nessuna distinzione tra amatrici e professioniste. L’ambito del premio è rivolto alla fotografia italiana femminile, possono partecipare fotografe, senza limitazioni relativi al linguaggio scelto, che vivono sul territorio italiano.

Aldeide Delgado La nuova donna: narrazioni di genere nello sviluppo della fotografia cubana.  Storica dell’arte e curatrice cura una collettiva di sei artiste le cui fotografie ci danno un assaggio di diverse storie attraversate dalle tematiche di genere. La mostra è parte delle attività di promozione del Women Photographers International Archive (WOPHA), un’organizzazione emergente dedicata alla ricerca, alla promozione, al supporto e all’educazione sul tema del ruolo della donna e di coloro che si identificano come tali, in fotografia.

E infine la mostra La Fatica delle Donne, dalla Collezione Donata Pizzi composta interamente da lavori di fotografe italiane, dal 1965 ad oggi.

La Biennale avrà anche un circuito OFF grazie alla open call che ha ricevuto 117 proposte di partecipazione da tutto il mondo. Dieci fotografe sono state selezionate per essere messe in mostra in un circuito off allestito in locali pubblici nel centro di Mantova. Tre fotografe vinceranno premi dati da Vice Italia (pubblicazione), Fotofabbrica (buono stampe) e R84 Mutlifactory Mantova in collaborazione con Studio Meraki, Studio d’arte Galana e Federica Bottoli (residenza artistica con produzione di una mostra).

Accanto alle mostre curate dal direttore artistico e dal team della Biennale, sarà allestita la mostra con una selezione a seguito di una call del Women Photographers International Archive (Wopha) a cura di Aldeide Delgado. Una curatela internazionale che consente alla Biennale di connettersi con una rete di relazioni alfine di costruire progettualità future condivise La Biennale della Fotografia Femminile già da questa prima edizione si avvale di collaborazioni prestigiose con partner quali LifeGate, Fujifilm Italia, Moak, il premio Musa e l’Italy Photo Award.

Vademecum

BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA FEMMINILE
Mantova
5-8 marzo 2020, mostre aperte tutti i we di marzo sino al 29.
Location mostre: Spazio Arrivabene 2, Tempio di San Sebastiano, Palazzo Broletto, Galleria Corraini, Galleria Disegno e Casa del Rigoletto.
Workshop, eventi e residenze artistiche presso Ponte Arlotto, Creative Lab, R84 Multifactory Mantova, ex convento di Santa Lucia.
Press lounge Loggia del Grano
15 euro biglietto intero/gratuito bambini sino agli 8 anni compiuti
14 euro Soci Coop
13 euro Soci Frammenti di Fotografia, La Ghiacciaia, Fotocine club Mantova e gruppi di almeno 20 persone
12 euro dai 9 ai 25 anni e over 65
Sconto famiglia: 2 adulti, due 9-25 anni, 48 euro
ridotto prevendita per tutti: 12 euro (dal 25 novembre al 25 dicembre)
www.bffmantova.com

Ultima modifica il Venerdì, 17 Gennaio 2020 15:54


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