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Mercoledì, 11 Aprile 2018 12:31

“La Compassione”, riti e tradizioni della settimana santa in Calabria secondo Ottavio Marino. Foto

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Un nuovo progetto fotografico accurato e sofisticato del talentuoso fotografo di Cassano Jonico che ci racconta in maniera intensa e drammatica la giornata particolare del venerdì Santo in Calabria

ArteMagazine propone un nuovo progetto di Ottavio Marino, l'artista/fotografo che già in passato è stato ospite su queste pagine. Marino ci aveva presentato alcuni interessanti progetti fotografici ispirati a grandi maestri dell’arte, come Caravaggio, Bernini, Morandi, ricordiamo“Romeo e Giulietta”, “Velluto: stories of families” e Le architetture dell’assenza”

Stavolta Marino, che quest’anno ha ricevuto una menzione d’onore al premio internazionale di fotografia indetto dalla Sony, il “Sony World photography Awards”, ci rende partecipi di questo progetto/reportage fotografico dal titolo “La Compassione”, dedicato ai riti e alle tradizioni della settimana santa in Calabria. Un tema particolare che l’artista affronta in maniera del tutto originale, attraverso la sua personalissima cifra stilistica, connotata da un forte respiro drammatico e sempre intensamente coinvolgente. 

Spiega Marino: “Ho cercato di documentare in punta di piedi un gesto di devozione, mi sono mimetizzato nel contesto generale cercando di catturare il senso più profondo di quel sacrificio. Ho mostrato i flagellanti che per un’intera giornata (il giorno del venerdì Santo) ‘mortificano’ il corpo chiedendo al Signore una grazia o ringraziandolo per una grazia ricevuta. Ho cercato di documentare questo atto che va oltre la fede, la credenza religiosa e che affonda le sue radici nella storia più antica”. 

Contrariamente ai precedenti progetti, i cui riferimenti iconografici rimandavano esplicitamente alla pittura, questa volta il taglio delle foto è di natura prettamente documentaristica. Anche in questo caso però il gioco di luci ed ombre risulta protagonista, restituendo e amplificando quella intensità e quella drammaticità percepita dall’artista. “Il mio intento - sottolinea il fotografo -  è stato quello di sfiorare il senso più profondo di questo rito. Quel senso di umana pietà che pervade quel giorno. Pietà che va oltre la religione e che vira verso quel senso di commozione intesa come impeto e moto dell’anima. Non lo so se ci son riuscito, - conclude Marino - ma ho cercato di farlo in punta di piedi”. 

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Aprile 2018 12:50



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