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Lunedì, 14 Ottobre 2019 11:17

Hokusai, Hiroshige, Utamaro. I capolavori dell’arte giapponese in mostra alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia

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Fino al 9 febbraio 2020, in esposizione oltre 150 opere, provenienti dalla collezione d’arte asiatica della Johannesburg Art Gallery, formatasi a partire dal 1938, a cui si aggiungono circa 30 stampe di proprietà dei Musei Civici di Pavia

Hokusai the great wave of Kanagawa Hokusai the great wave of Kanagawa

PAVIA - Il fascino delle stampe giapponesi di grandi autori come Katsushika Hokusai (1760‐1849), Utagawa Hiroshige (1797‐1858) e Kitagawa Utamaro (1753‐1806), a confronto con quelle di artisti quali Edouard Manet, Henri Toulouse Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Camille Pissarro e altri, sono al centro di una mostra alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, visitabile fino al prossimo 9 febbraio 2020.

Sono oltre 150 le opere provenienti dalla collezione d’arte asiatica della Johannesburg Art Gallery, formatasi a partire dal 1938, a cui si aggiungono circa 30 stampe di proprietà dei Musei Civici di Pavia, databili a prima del 1858, ed eseguite da quattro allievi di Utagawa Toyokuni, grande maestro della tecnica ukiyo-e nell’Epoca di Edo. 

Tra i capolavori esposti è possibile ammirare anche la celeberrima Grande Onda di Hokusai.

Il percorso espositivo, a cura di Tara Weber, registrar della Johannesburg Art Gallery, Laura Aldovini, conservatore dei Musei Civici di Pavia, e Paolo Linetti, direttore del Museo d’Arte Orientale Collezione Mazzocchi di Coccaglio,  si sofferma in particolare sulle ukiyo-e, letteralmente “immagini del mondo fluttuante”, contraddistinte da una tecnica artistica utilizzata durante la seconda metà del Seicento, a partire dalle opere monocromatiche di Hishikawa Moronobu, realizzate con inchiostro cinese, quindi colorate a mano con dei pennelli. Nel Settecento  si sviluppò anche la tecnica della stampa policromatica che decretò il successo di queste stampe in patria e nell’Occidente.

"Ukiyo - spiega Paolo Linettiè una parola della filosofia buddista che indica uno stato d’ascetismo volto all’atarassia, perché il mondo terreno è fallace e illusorio e solo attraverso il superamento delle emozioni si può raggiungere l’Illuminazione. Il termine fu usato per la prima volta dal monaco buddista Kyo Toita. Asai Ryōi, nel suo Ukiyo monogatari (I racconti del mondo fluttuante), descrive lo stile di vita dei suoi concittadini che si dedicavano ai piaceri effimeri senza preoccuparsi della miseria umana, in questo modo: 'Il vivere momento per momento, godere interamente della luna, della neve, dei fiori di ciliegio e delle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere saké, consolarsi, dimenticandosi la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte per non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo io lo chiamo ukiyo'. La classe borghese recuperò questa parola, ma scrivendola con degli ideogrammi diversi che connotavano invece il “mondo fluttuante”, ossia quel mondo che, in quanto effimero, invitava a lasciarsi trasportare dalla corrente della vita, godendo appieno dei piaceri che essa ci offre. Quindi la filosofia dell’ukiyo, paragonabile per certi versi al nostro carpe diem, promuove proprio quei piaceri che sono temporanei e momentanei".

Una sezione della mostra dal titolo Maestri del paesaggio raccoglie invece le  opere a soggetto naturalistico di Hokusai e Hiroshige, cui molti artisti occidentali si rifecero per proporre l’immagine del Giappone, nella seconda metà dell’Ottocento. 

Risulta particolarmente affascinante  la parte dedicata alla bellezza femminile, all’eleganza delle forme del corpo e dei ricchi costumi delle donne della società nipponica, che si contrappone a quella delle cortigiane e alla vita nel quartiere del piacere.

Va segnalato inoltre un ricco nucleo di stampe dedicate al tradizionale teatro Kabuki, una forma di drammaturgia che portava sulla scena temi che spaziavano dal leggendario al soprannaturale, da avvenimenti storico-militari a episodi di vita contemporanea.

La mostra, promossa dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con Musei Civici di Pavia,  è accompagnata da un catalogo edito da Skira. 

"L’incontro di queste due collezioni, quella pavese e quella di Johannesburg - ha sottolineato Mariangela Singali Calisti Assessore alla Cultura, Comune di Pavia è un segno tangibile dell’apertura e della collaborazione che l’arte e la cultura permettono di instaurare tra luoghi così distanti attraverso la storia di un mondo – quello giapponese – che ancora oggi resta avvolto da un’aura di esotismo e fascino particolari".

Vademecum

Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Capolavori dell’arte giapponese
Fino al 9 Febbraio 2020
Scuderie del Castello Visconteo
viale XI Febbraio 35 - Pavia
ORARI: dal martedì al venerdì: 10.00-13.00 / 14.00-18.00; sabato, domenica e festivi: 10.00-19.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)
Biglietto: Intero: € 10,00; ridotto: € 8,00; Scuole: € 5,00 (Audioguida inclusa nel prezzo)
Info: +39 02.36638600
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.scuderiepavia.com

 

Ultima modifica il Lunedì, 14 Ottobre 2019 11:28
Redazione

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