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Mercoledì, 30 Ottobre 2019 12:30

Al Castello di Rivoli il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci?

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La mostra “D’après Leonardo”, prorogata fino al 5 gennaio 2020, viene integrata il 30 ottobre da un nuovo dipinto al di fuori delle Collezioni del museo. Potrebbe essere il celebre dipinto andato in asta a 450 milioni di dollari nel 2017?

Foto Antonio Maniscalco. Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto Antonio Maniscalco. Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

TRENTO - La mostra D’après Leonardo, in corso al Castello di Rivoli, viene prorogata al  5 gennaio 2020 con alcuni cambiamenti. Finora l’esposizione, che celebra il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci,  ha presentato i capolavori della Collezione Cerruti (parte delle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea). Tra questi Senza titolo (La Gioconda) (1992) di Gino De Dominicis (Ancona, 1947 - Roma, 1998), il volume del matematico italiano Luca Pacioli (Borgo San Sepolcro, c. 1445 – Roma, 1517) Divina proporzione (1509), con xilografie originali dai disegni di Leonardo e la Madonna col Bambino (c. 1516) dell’allievo di Leonardo Marco d’Oggiono, che però sarà in mostra fino al 3 novembre, per poi approdare al Museo Poldi Pezzoli di Milano in occasione della mostra Leonardo e la Madonna Litta (7 novembre 2019 – 10 febbraio 2020). 

La mostra verrà integrata da un altro dipinto che non appartiene alla Collezione. Sarà il celebre Salvator Mundi di Leonardo da Vinci? L’opera, attribuita a Leonardo da alcuni esperti, venduta alla cifra record 450 milioni di dollari da Christie's nel 2017, è ad oggi al centro di una sorta di intrigante “spy story”, visto che se ne sono perse le tracce. Secondo le ultime indiscrezioni si troverebbe sul panfilo dell’erede al trono saudita. 

Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli, spiega che la decisione di esporre la terza opera pittorica, un dipinto che rende ancora più appassionante il giallo del Salvator Mundi,  “emerge da una riflessione sulla problematica della ricezione critica e di mercato che vive Leonardo da Vinci nella nostra epoca digitale - caratterizzata da una celebrazione della cultura scientifica piuttosto che umanistica, da una diffusione accelerata di informazioni, dalla difficoltà di accertare l’autenticità delle opere e da un’attenzione sempre più concentrata sulle figure canoniche della storia dell’arte, quale è Leonardo da Vinci”.

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Ottobre 2019 13:13


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