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Venerdì, 18 Settembre 2020 10:27

Shepard Fairey alla Galleria d’Arte Moderna di Roma in dialogo con i capolavori della collezione

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Fino al 22 novembre 2020, un progetto espositivo curato dallo stesso urban artist tra i più conosciuti al mondo, insieme a Claudio Crescentini, Federica Pirani e galleria Wunderkammern

ROMA - Sperimentatore assoluto di linguaggi, stili e messaggi politici tramite l’arte, Shepard Fairey (Charleston, 1970) ha voluto creare appositamente per la Galleria d’Arte Moderna di Roma un concept unico e irripetibile.

La mostra dal titolo SHEPARD FAIREY / 3 DECADES OF DISSENT presenta infatti un nucleo di trenta sue recenti opere grafiche inedite (2019), in dialogo con importanti opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina.

Uno stile “politico"  audace e iconico quello di Farey, che si basa essenzialmente sulla stilizzazione e idealizzazione delle immagini. 

Non a caso l’esposizione apre proprio con un'immagine particolarmente iconica, ovvero quella di Barack Obama. Si tratta della copia autografata di HOPE (2008), una delle opere più celebri di Fairey, che  ha fatto il giro del mondo, simbolo del primo politico di origini afroamericane a ricoprire la carica di Presidente U.S.A. Lo stesso Obama, in una lettera a Fairey poi resa pubblica, si congratulò direttamente con lui. 

Al centro dell’arte di Farey sono appunto i personaggi di spicco dell’attivismo politico pacifista e anti-razzista, la volontà di operare e lottare per la pace del mondo e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la lotta contro la violenza sulle donne e l’infanzia violata, la salvaguardia e difesa dell’ambiente. Temi scottanti e attualissimi rivitalizzati con l’idea di base  di fare dell’arte la legge del “dissenso” politico privato in funzione pubblica. Dissenso attivo e puntuale che va a connettersi, per scelta dello stesso artista, con una serie di Interferenze d’arte”, ossia rapporti - concettuali, tematici, iconografici - che Fairey stesso, insieme agli altri curatori della mostra, ha voluto intenzionalmente creare per la Galleria, facendo dialogare le sue opere e i suoi temi con le opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina, costruendo percorsi visivi che tendono a loro volta verso altri e più personali intrecci visuali con i quali il pubblico può interagire e confrontarsi.

Interferenze che cominciano con il  gioco di sguardi del “Big brother is watching you” e “Il dubbio” (1907-08) di Giacomo Balla, proseguendo con “Commanda” in dialogo con “Donna alla toletta” (1930) di Antonio Donghi. E ancora: “Exclamation” con “Il Cardinal Decano” (1930) di Scipione; “Jesse” con “L’autoritratto” (1937) di Renato Guttuso; il pugno chiuso di “Obey fist” con il totalizzane “Il Comizio” (1949-50) di Giulio Turcato, in cui le essenze cromatiche delle bandiere rosse si trasformano in forza politica e voce d’artista antagonista. Stessa cosa per il confronto con “Compagni Compagni” (1968) di Mario Schifano. “Guns and Roses” di Fairey si confronta invece con il “Cannone” di Pino Pascali (1965) nell’altrettanto iconica foto di Claudio Abate; “Proud parents” con “Gli Arnolfini Mazzola at Madmountain” (1978) di Luca Maria Patella; “Nixon Money” con “1) Willy Brandt / 2) Morder von Rechts / 3) Non esiste l’anima?”  (1992-97) di Fabio Mauri. E altri ancora, fino a coprire un ideale arco storico virtuale che va dal XIX secolo all’oggi dissidente di Shepard Fairey. 

Le “Interferenze d’arte” comprendono opere di Claudio Abate, Carla Accardi, Giacomo Balla, Domenico Belli, Felice Casorati, Emanuele Cavalli, Primo Conti, Nino Costa, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Francesco Guerrieri, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Fabio Mauri, Cipriani Efisio Oppo, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Fausto Pirandello, Giuseppe Salvatori, Mario Schifano, Scipione, Mario Sironi, Giulio Turcato e altri.

La mostra, parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale, è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con testi di Maria Vittoria Marini Clarelli, Claudio Crescentini, Federica Pirani, Arianna Angelelli insieme a Daniela Vasta e galleria Wunderkammern.

Vademecum

SHEPARD FAIREY / 3 DECADES OF DISSENT

Galleria d’Arte Moderna di Roma – via Francesco Crispi, 24

17 settembre - 22 novembre 2020

Orari
Da martedì a domenica ore 10.00-18.30
Giorni di chiusura: lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre

Biglietti 

Preacquisto consigliato online
Intero € 7,50; ridotto € 6,50
Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale
Intero € 6,50; ridotto € 5,50
Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Ingresso con biglietto gratuito per i possessori della MIC Card

Per entrare al museo Attesa del proprio turno a distanza di sicurezza (almeno 1 mt). Misurazione temperatura con termoscanner (non è possibile accedere con temperatura uguale o superiore a 37.5). Esibire il biglietto digitale o la stampa cartacea del print@Home senza passare dalla biglietteria

Nel museo E’ obbligatorio l’uso della mascherina. Vietati gli assembramenti. Distanza di sicurezza (almeno 1 mt), ad eccezione delle famiglie. E’ disponibile il gel per mani/guanti. Ingresso ai wc contingentato. Si prega di seguire la segnaletica.
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e Wunderkammern Gallery Roma-Milano

Organizzazione:  Zètema Progetto Cultura

Info mostra
Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00); www.galleriaartemodernaroma.it

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 18 Settembre 2020 10:38


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