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Lunedì, 07 Dicembre 2020 12:33

Giovanni Frangi a confronto con Lorenzo Lotto a Palazzo delle Paure di Lecco. Immagini

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Inaugurata a porte chiuse, la mostra “Lotto. L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi” resterà allestita fino al 6 aprile 2021

LECCO - E’ stata inaugurata sabato 5 dicembre, a porte chiuse, la mostra “Lotto. L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi” al  Palazzo delle Paure di Lecco. 

Mons. Davide Milani, Prevosto di Lecco e presidente dell’Associazione Culturale che promuove l’evento, ha spiegato che l’inaugurazione della mostra “è un corale atto di fede”. “In tanti abbiamo lavorato in questi mesi con dedizione nonostante il dilagare del contagio, della malattia, dall’incertezza economica, dal timore per il futuro. - Ha sottolineato Mons. Milani - Abbiamo desiderato tanto questa mostra ed ora siamo soddisfatti del risultato, ancora prima di aprirla, perché per noi è stata l’opportunità di sperimentare, nell’inquietudine che questo tempo genera, grandi consolazioni che si sono rivelate efficace vaccino contro l’inquietudine che questo tempo genera. La prima consolazione ci è giunta dall’amicizia e dalla passione profuse nel lavoro insieme. Inoltre la bellezza delle opere in mostra hanno nutrito il nostro spirito facendoci compagnia e speriamo presto la possano fare anche ai visitatori. La consolazione più grande però è quella che promana dalle opere di Lotto, Frangi e Invernizzi. Ci danno testimonianza potente di come l’inquietudine sia l’opportunità unica per cercare insieme il luogo più sicuro e inattaccabile dove riporre la nostra speranza. E questo luogo non è la salute, bene fondamentale che giustamente vogliamo preservare dal virus, ma che da sola non basta a renderci felici. Cerchiamo invece salvezza per le nostre vite, i nostri giorni, le nostre relazioni, il nostro futuro. Curare la salute ci preserva, ma la certezza di essere salvi ci fa vivere. Il Bambino Gesù al centro della Mostra, viene a visitare la nostra umanità in questa prova per offrici, con la testimonianza della sua vita, la sua Salvezza”. 

“L’arte è lo strumento per eccellenza per parlare all’uomo e parlare di un senso.  - Ha detto il Sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni - La comunità di Lecco ha bisogno di trovare un senso e un significato, oltre che una direzione. Dobbiamo ‘ri-conoscerci’ nei valori che appartengono alla nostra comunità, recuperare una consapevolezza e una responsabilità, dare un significato al nostro vivere quotidiano. Non possiamo restare indifferenti. E questo evento è un richiamo per Lecco e i Lecchesi, ma anche un messaggio di autenticità che da Lecco parte per rivolgersi al Paese: la cultura è il migliore alimento per una comunità”.

La mostra 

L’esposizione presenta il capolavoro di Lorenzo Lotto, Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria, firmato e datato 1522 e conservato presso una collezione privata.  Accanto a  Lotto, la serie di Esercizi di lettura appositamente realizzati da un grande artista contemporaneo, Giovanni Frangi. 

“La scena – spiega Giovanni Valagussa, curatore artistico dell’evento - è composta con l’anticonformismo caratteristico di Lorenzo Lotto che dispone i personaggi quasi in contrasto uno con l’altro, lungo linee diagonali che attraversano lo spazio. Il gruppo centrale di Maria con il Bambino risente probabilmente di lontane suggestioni raffaellesche, ma più in generale ragiona sulla ricerca di espressione del movimento e sulle possibilità di rappresentare un gruppo in torsione che si costruisca su una struttura approssimativamente piramidale.  Tipicamente lottesca è però la sconcertante soluzione della piccola bara in legno che sporge di sbieco in primo piano e che subito conferisce un brivido drammatico alla rappresentazione. Un riferimento alla futura morte del Bambino che diventa la chiave di lettura dell’intera scena, spiegando il moto di spavento che lo spinge verso la Madre, a sua volta preoccupata e protettiva. Sotto alla cassa si nota anche un tavolaccio pure in legno sul bordo del quale il pittore scrive firma e data, in una probabile identificazione nel comune destino che sembra evocare una prossima morte. Ai lati si affacciano due santi. Giovanni Battista che indica verso il Bambino e drammaticamente ne indica il futuro: Ecce agnus Dei. E santa Caterina che nella tradizione dello sposalizio mistico rappresenta la Chiesa, continuatrice della presenza terrena di Cristo, ma accompagnata dal martirio ricordato dalla ruota uncinata. Una presenza rarissima è invece lo scoiattolo, dal quale il Bambino sembra ritrarsi terrorizzato: la spiegazione più probabile è che si pensava che lo scoiattolo fosse in grado di sentire in anticipo l’arrivo dei temporali, andando a rifugiarsi nella sua tana. Dunque se ne immaginava una sorta di capacità di previsione del futuro, che è dunque esattamente ciò da cui il Bambino prova a rifuggire, come in una previsione dell’Orazione nell’Orto. Il nostro dipinto è quasi certamente lo stesso visto da Francesco Maria Tassi a fine Settecento in casa Pezzoli a Bergamo. Dunque se ne conferma una provenienza fin dall’origine per un committente bergamasco a noi ignoto e alcuni successivi passaggi nelle collezioni cittadine, fino all’arrivo nella famiglia attuale, verosimilmente al principio dell’Ottocento”.

Ho sempre avuto una grande ammirazione per Lorenzo Lotto, forse anche grazie all’ammirazione che mio zio, Giovanni Testori, ha saputo trasmettermi.  - racconta  Giovanni Frangi - Il mio percorso, però, si è sempre mosso su temi diversi da quelli figurativi, più orientato all’osservazione del mondo naturale. Per questo, alla richiesta di Giovanni Valagussa, sono rimasto inizialmente spiazzato. Poi ho iniziato a pensare ad alcuni esempi di grandi artisti che si sono confrontati con maestri del passato: Richter, Bacon, Kentridge. E ho iniziato ad avvicinarmi lentamente alla pala di Lotto. Quando l’ho vista dal vivo sono stato colpito dai suoi colori. Così ho pensato che proprio il colore potesse essere l’elemento fondante e il terreno comune di un dialogo. E ne sono nati questi Esercizi di Lettura”.

“Si tratta di sette opere, di cui quattro dipinte su tele grandi e consunte, dove larghe colature in rosso e giallo scivolano sulla superficie dilavate da un insolito procedimento che smorza i toni, ottenendone una particolarissima vibrazione liquida.  – spiega ancora Valagussa - I colori rinascimentali di Lotto diventano colori contemporanei, nella mancanza di certezze che ci caratterizza in quest’epoca.  Su queste stesure già antiche Frangi ha disegnato silhouettes in nero leggere e nervose: si riconoscono lo scoiattolo o la ruota dentata di Santa Caterina, che nell'ingrandimento di molte volte rispetto all'originale prendevano una evidenza cruda e drammatica. E al centro, tra le quattro tele maggiori che fanno da ante di questo polittico moderno, una sequenza di tre opere più piccole sulle quali ritagli di pellicola lucida e brillante riportano invece davanti agli occhi proprio quella inconfondibile luce trasparente, acquietando il dialogo con l’originale antico in ragione dell’intensità cromatica”.

Ad aiutare gli stessi visitatori ad accostarsi per gradi all’evento e a poterne vivere in modo immersivo l’esperienza è l’allestimento studiato dallo Studio Melesi di Architettura: “Un percorso che è articolato su tre sale, attraverso le quali  i visitatori, in tutta sicurezza e con i distanziamenti previsti dalla normativa, verranno guidati dai ragazzi alla scoperta progressiva delle opere. Ogni sala non lascia trasparire quello che lo spettatore vivrà in quella successiva, creando un effetto di disvelamento progressivo, una percezione dello spazio che accompagnerà il visitatore a sentirsi protagonista, gradualmente "immerso" nel tema, in uno stato di "attesa" che precede la "scopertaha spiegato Giorgio Melesi.

Il Il docu-film di Francesco Invernizzi

La mostra è accompagnata da un docu-film di un affermato regista, specializzato proprio nelle produzioni legate all’arte, Francesco Invernizzi: “Si potrebbe pensare che anni di esperienza nel dirigere e produrre film d’arte mettano nelle condizioni di rendere facile e intuitivo il percorso narrativo di un autore o di un’opera, ma non è così. Accendere la macchina da presa e i riflettori su un artista, si chiami esso Lorenzo Lotto o Giovanni Frangi, implica un patto con lo spettatore al quale si chiede di sopportare quella invitabile personalizzazione che il documentarista non riesce, per sua natura, a non esprimere. Si cerca di essere il più obbiettivi possibile, di non influenzare lo spettatore indugiando su certi dettagli, di interpellare più storici dell’arte, ma la visione rimane sempre inquinata da quello che colpisce il mio occhio registico. Parto dunque dal presupposto che dovrò influenzare il meno possibile il mio pubblico per far passare l’artista, e non quello che io penso di lui. In questo mi aiuta il mio passato, gli storici dell’arte che mi accompagnano nella lettura delle opere, gli autori e sceneggiatori coi quali mi relaziono per la scrittura. E naturalmente gli artisti, con le loro biografie se sono scomparsi o con l’incontro se si tratta di contemporanei”.

L’accesso alla mostra avverrà prevalentemente su prenotazione, attraverso il sito, con slot da 6/8 persone per turno (ogni 15 minuti) e visite guidate da 45 minuti. Il costo del biglietto è di 2 Euro e con numerose fasce d’esenzione. Un sito estremamente ricco (www.capolavoroperlecco.it), consentirà di prepararsi alla visita e di approfondirla successivamente, grazie alla disponibilità di contenuti dedicati alle diverse fasce d’età dei visitatori.

A sostegno della mostra, oltre a numerosi sponsor privati e istituzioni, anche un progetto di crowfunding condotto in collaborazione con Fondazione Comunitaria del Lecchese, Fondazione Cariplo, Forfunding e Banca Intesa.

Ultima modifica il Lunedì, 07 Dicembre 2020 12:43


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