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Giovedì, 27 Ottobre 2016 15:50

A Palazzo Magnani 300 opere per una nuova lettura del grande Liberty italiano

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Un’ampia e raffinata indagine attraverso una esposizione dal titolo "Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno" che vede riuniti dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche, incisioni, alcuni dei quali presentati al pubblico per la volta

REGGIO EMILIA -  Attraverso selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private, Palazzo Magnani propone, dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017, una inedita mostra che permette una nuova lettura del Liberty italiano. Il percorso espositivo suddiviso in sette sezioni vede riunite quasi 300 opere, e mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale e che precederà le ricerche delle avanguardie, in primis il Futurismo. 

All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – spiegano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste”.

Filo rosso che collega tutte le sezioni è lo stretto dialogo tra opera e processo creativo, che si manifesta attraverso la pratica del disegno e l’esercizio sulla linea grafica. Bozzetti preparatori, cartoni, disegni sono infatti accostati alle pitture, sculture, ceramiche, ai progetti decorativi e ai manifesti in un continuo scambio tra arti e campi di ricerca. Si potrà quindi scoprire che lo scultore Arturo Martini ha disegnato vasi in ceramica, Felice Casorati ha progettato una fontana, Vittorio Corcos è stato anche cartellonista e Umberto Boccioni, oltre che cartellonista, ha disegnato alcune vignette per il “Corriere dei Piccoli”. Una chiave questa che permette di entrare nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty.

Le sette sezione 

LA PITTURA

Tre ampie sale dedicate alla pittura nelle quali emerge uno stile eterogeneo, una varietà dovuta da una parte alla fedeltà al tradizione regionale, dall’altra alla volontà di adeguarsi a esperienze straniere. Il percorso si snoda attraverso i primi tentativi di aggiornamento del gusto, con l’opera degli artisti del gruppo “In Arte Libertas” di matrice preraffaellita, e con la pittura a pennellate filamentose di Nomellini e Previati, che filtrarono le ricerche del divisionismo attraverso temi ed atmosfere simboliste; un’ampia sezione di ritratti, nudi e allegorie, da Giulio Bargellini a Giovanni Costetti, da Amedeo Bocchi ad Armando Spadini, accostati ai disegni preparatori, evidenziano la pluralità delle ricerche e come in Italia non fosse affidata solo alla linea sinuosa e fluttuante, derivata principalmente dal mondo vegetale, la ricerca di innovazione di linguaggio.

L’ILLUSTRAZIONE E LA GRAFICA

Forse più di ogni altra, l’espressione artistica caratterizzante la Belle Epoque è stata quella grafica, sia quella applicata – ovvero il manifesto e l’illustrazione libraria – sia quella produzione più personale sortita dai torchi dei singoli artisti che, in un’accezione più vasta, alle Esposizioni d’arte veniva definita “Bianco e Nero”. Nel caso della produzione grafica originale, si trattava quasi sempre di opere ispirate ai grandi temi della letteratura decadente o storicista; nel caso, invece, della grafica editoriale si vennero a creare importanti binomi tra artista e letterato. Ampio spazio è dato all’incisione originale e verranno esposte le opere dei più influenti artisti con rari e preziosi esemplari provenienti da diversi Archivi privati e dalle collezioni della Calcografia Nazionale di Roma.

LE CASE D’ARTISTA

I temi correlati della dimora d’artista e della autocommittenza forniscono un punto di osservazione privilegiato per guardare all’architettura del liberty italiano e al tema, di primaria importanza, della casa. Anche in Italia le dimore d’artista offrono agli architetti per un verso imprescindibili spunti di riflessione sui temi dello spazio della creatività, e sull’autorappresentazione dell’artista all’interno della società; per altro offrono l’opportunità di singolari rapporti con il committente finalizzati alla creazione di importanti esperimenti di “opere d’arte totali. 

LE ARTI DECORATIVE

Le arti decorative in mostra si articolano in due diverse sezioni: la ceramica d’artista, e piccoli manufatti in bronzo, tra scultura e oggetti di uso comune. In entrambi i casi si tratta di opere non filtrate dal lavoro dell’artigiano che realizza l’opera da un progetto dell’artista, come nel caso dei mobili, ma dal diretto intervento del creatore evidenziato, nella mostra, dai disegni preparatori delle opere. In mostra le ceramiche di Domenico Baccarini, Giuseppe Cellini, Galileo Chini, Arturo Martini, Giovanni Prini, Achille Calzi e i bronzi di Duilio Cambellotti, Alessandro Zanelli, Giovanni Alloati e Renato Brozzi etc.

LA SCULTURA

La sezione traccia una mappa della scultura Liberty in Italia con opere mai prima d’ora esposte e realizzate, orientativamente, nel periodo compreso tra il 1895 e il 1920. Partendo dalla produzione di quei scultori nati tra l'inizio degli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta dell'Ottocento, fino ai più giovani come Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.

LA GRANDE PITTURA DECORATIVA

La sezione si apre con i bozzetti per la Galleria Sciarra di Roma realizzati da Giuseppe Cellini, esempio di proto Liberty, si snoda attraverso la linea francesizzante di ettore Maria Bergler per giungere alle inflessioni bizantineggianti e klimtiane di Giulio Bargellini fino alle tensioni dinamiche di Duilio Cambellotti.

I MANIFESTI

Il manifesto diventa un canale attraverso il quale l’artista moderno può veicolare la propria creatività, rendendosi attivo e utile nel diffondere i frutti benefici della rivoluzione industriale. Partecipando dell’atmosfera culturale dominante, artisti come Adolfo De Carolis, Adolfo Hohenstein, Aleardo Terzi, Plinio Nomellini, Galileo Chini, Leonardo Bistolfi, Vittorio Grassi o Umberto Boccioni si dedicano alla nuova “arte del manifesto”, e applicano anche in questo settore gli stilemi delle tendenze figurative del momento. In mostra manifesti mai visti di grandi dimensioni e dall’impatto coloristico dirompente.

Vademecum

LIBERTY IN ITALIA. ARTISTI ALLA RICERCA DEL MODERNO
PALAZZO MAGNANI - REGGIO EMILIA,
5 novembre 2016/14 febbraio 2017
Orari
Dal martedì al giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00
venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00 – lunedì chiuso
Ingressi
Intero € 11
Ridotto € 10 (Residenti della provincia di Reggio Emilia)
Ridotto € 9 (Amici della FPM; Amici dei Teatri; militari; over 65; diversamente abile; studenti dai 18 ai 26 anni)
Studenti € 5 (studenti dai 6 ai 18 anni)
Ingresso omaggio (bambini fino ai 6 anni; accompagnatore per visitatore diversamente abile;
Giornalista iscritto all’albo con tessera di riconoscimento valida)
Per informazioni e prenotazioni:
Palazzo Magnani – Biglietteria Tel. 0522 454437 – 444446 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Ottobre 2016 15:55


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