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Martedì, 29 Novembre 2016 14:14

Palazzo Braschi, Artemisia Gentileschi e il suo tempo

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La mostra, attraverso circa 100 capolavori, permette di ripercorrere la parabola professionale e umana dell'artista, proponendo anche un serrato confronto con i suoi colleghi frequentati nei diversi spostamenti tra Roma, Firenze e Napoli

Artemisia Gentileschi Giuditta che decapita Oloferne, 1620-21 ca. Olio su tela, 199x162,5 cm Firenze, Gallerie degli Uffizi Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, particolare Artemisia Gentileschi Giuditta che decapita Oloferne, 1620-21 ca. Olio su tela, 199x162,5 cm Firenze, Gallerie degli Uffizi Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, particolare

ROMA - Artemisia Gentileschi e il suo tempo, la mostra che Palazzo Braschi ospita dal 30 novembre al 7 maggio 2017, è un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande e vera donna. L’esposizione, che copre l’intero arco della carriera artistica di Artemisia Gentileschi, consente di ripercorrere la sua parabola professionale e umana, attraverso 100 opere provenienti da ogni parte del mondo, da prestigiose collezioni private come dai più importanti musei in un confronto serrato tra l’artista e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese.  

Artista straordinaria, donna di grande temperamento, antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di una una volontà che le consentì addirittura di superare le violenze familiari o le difficoltà economiche, Artemisia continua oggi ad appassionare il pubblico, forse proprio in virtù, oltre che del suo indiscusso talento, proprio di questo suo carattere e tempra unici. 

L’ampia retrospettiva, nata da un’idea di Nicola Spinosa, curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana, oltre ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, propone uno spaccato della produzione seicentesca di altri artisti, che comprende tra gli altri la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni. 

La mostra è suddivisa in sezioni connesse con le città in cui la Gentileschi fu attiva e che ripercorrono quindi i periodi più salienti della sua vicenda artistica, partendo dai dipinti di prima formazione presso la bottega del padre Orazio. A questo esordio segue il periodo fiorentino dal 1613 al 1620. Nel 1613 Artemisia, dopo la violenza e il processo subiti a Roma, giunge con il novello sposo Pierantonio di Vincenzo Stiattesi pittore fiorentino, alla corte di Firenze allora in vivace fermento sotto il gusto raffinato di Cosimo II de’ Medici. In questo periodo i lavori dell’artista recano echi della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera. Scandite sempre all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

A seguire i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.

Infine nel 1638 l’artista si trasferisce a Londra, dove la sua fama l’aveva preceduta, visto che prima del 1633 vi era pervenuto un suo dipinto raffigurante Tarquinio e Lucrezia, oggi perduto. In questo momento Artemisia risulta in stretto contatto stilistico con il padre, come attesta il magnifico Loth e le figlie di Bilbao, collaborando con lui in modo assai ravvicinato all’esecuzione del soffitto per la Queen’s House oggi a Londra, Marlborough House.

La mostra, patrocinata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, è accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti.

Vademecum

Museo di Roma Palazzo Braschi
Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10
Informazioni
T. +39 06 0608 (tutti i giorni ore 9 - 21)
www.museodiroma.it; www.museiincomuneroma.it; www.arthemisia.it
@museiincomune #ArtemisiaRoma
Orari
Dal martedì alla Domenica
Dalle ore 10 - 19 (la biglietteria chiude alle 18)
Giorni di chiusura: lunedì; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Novembre 2016 11:34




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