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Lunedì, 02 Luglio 2018 12:20

Nel segno di Leonardo. La tavola Doria dagli Uffizi al Castello di Poppi

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Dal 7 luglio al 7 ottobre 2018 l’opera raffigurante un episodio della perduta “Battaglia di Anghiari” di Leonardo Da Vinci, andrà in trasferta per una mostra proprio nelle vicinanze di dove fu combattuta la battaglia di Anghiari

Tavola Doria Tavola Doria

 

AREZZO - Grazie alla collaborazione degli Uffizi di Firenze, il Castello di Poppi di Arezzo ospiterà la Tavola Doria, il celebre dipinto di ispirazione leonardesca, la cui paternità in passato è stata a lungo contesa fra Leonardo e un pittore fiorentino della prima metà del Cinquecento. Attualmente l’opera è stata attribuita, dal professor Louis A. Waldman del Dipartimento di Arte e Storia dell'Università di Austin (Texas), a Francesco Morandini, detto Il Poppi, nato a Poppi nel 1544 e morto a Firenze nel 1597, tra gli artisti attivi nella decorazione del celebre Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio.

L’esposizione dell’opera avviene nell’ambito della mostra "Nel segno di Leonardo. La tavola Doria dagli Uffizi al Castello di Poppi”,  a cura di Alberta Piroci Branciaroli. Una esposizione che sarà caratterizzata da un emozionante allestimento multimediale ad alta tecnologia, con proiezioni hd di disegni leonardiani, una camera immersiva e l'utilizzo di ologrammi dei personaggi con il genio da Vinci a fare da guida nel percorso espositivo.

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ha spiegato: "Il luogo dove si svolse la battaglia di Anghiari è a poco più di cinquanta chilometri da Poppi - a sua volta vicinissima a Campaldino, passata alla storia per un'altra notissima battaglia, nel 1289, tra Guelfi e Ghibellini. Situata dunque in un territorio denso di significati per la storia toscana, e altrettanto ricco di opere d'arte, Poppi è necessariamente il luogo d'elezione per la mostra sulla Tavola Doria: qui infatti nacque intorno al 1544 il suo probabile autore, Francesco Morandini, che lavorò a fianco del Vasari in Palazzo Vecchio, e la cui opera ora possiamo ammirare in contesto, insieme ad altre di sua mano".  "È un'occasione unica per discutere non solo di un dipinto diviso tra Italia e Giappone, ma anche per parlare dell'importanza delle copie e del loro valore artistico - sottolinea Schimidt - E per anticipare, con questa straordinaria memoria visiva, il cinquecentenario della morte di Leonardo, nel 2019". 

Cenni sull’opera

L'opera, illegalmente esportata dall'Italia, dopo una lunga peregrinazione fra Germania, Stati Uniti, Giappone e Svizzera, nel 2012 è rientrata miracolosamente nel nostro Paese con tutti gli onori. E’ stata esposta in prima istanza al Palazzo dei Quirinale (27 novembre del 2012 - 13 gennaio 2013) e due anni dopo alla mostra "Memorie di capolavori di Leonardo" allestita nella sala delle Carte Geografiche agli Uffizi (24 marzo - 29 giugno 2014). Contesa in passato fra il sultano del Brunei e il fondatore della Microsoft, Bill Gates, la Tavola Doria è un dipinto a olio su tavola, di forte impatto e suggestione, che misura 86x110 centimetri. Raffigura la Lotta per lo stendardo, la scena centrale della Battaglia di Anghiari, il leggendario affresco di Leonardo (andato perduto) nella parete destra del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, che secondo il programma originale della decorazione avrebbe dovuto illustrare il sanguinoso scontro che il 29 giugno del 1440 ad Anghiari mise di fronte l'esercito dei Visconti, duchi di Milano ed una coalizione composta da truppe fiorentine, pontificie e veneziane. 

L'opera, proveniente dalla collezione Doria D'Angri di Napoli, passò nel 1940 nelle mani del nobile genovese Giovanni Nicolo De Ferrari. Da allora se ne persero le tracce fino a quando nel 2009 il Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale la ritrovarono in un caveau al porto franco di Ginevra. Trenta anni di indagini e due di una caccia serrata. Nel 1992 venne acquistata dal Tokyo Fuji Art Museum. Nel 2012 è stata restituita all'Italia che ha concesso all'istituzione giapponese per 25 anni (fino al 2037), di poterla avere in prestito, con l'alternanza di due anni in Italia e di quattro in Giappone. Il dipinto è rientrato in Italia a seguito di un accordo di cooperazione internazionale tra il Tokyo Fuji Art Museum e il Mibac. 

La mostra, visitabile fino al 7 ottobre 2018 è corredata di un catalogo (Edizioni Polistampa) a cura di Alberta Piroci Branciaroli.

Ultima modifica il Lunedì, 02 Luglio 2018 12:36



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