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Venerdì, 27 Luglio 2018 10:11

“La Roma dei Re. Il racconto dell’archeologia”. Recensione

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Un viaggio affascinante a ritroso dal sesto secolo avanti Cristo fino al decimo. Le sale espositive di Palazzo Caffarelli e l’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini ci raccontano la fase più antica dell’urbe

ROMA - Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente ai Beni Culturali e direttore dei Musei Capitolini, nel presentare“La Roma dei Re. Il racconto dell’archeologia”, insieme alla curatrice Isabella Damiani, ci tiene a rilevare che questa mostra è a ingresso gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che può essere acquistata da chi risiede o studia nella Capitale a soli 5 euro consentendo l’ingresso illimitato per dodici mesi nei Musei Civici.  Isabella Damiani sottolinea che, per quanto materiale Roma ancora offra e nasconda nei suoi lombi, il lavoro di ricostruzione della storia tramandata da questi preziosi frustoli, è stata una fatica certosina che ha richiesto un tempo più lungo di quello che si potesse supporre. 

La mostra è un viaggio affascinante a ritroso dal sesto secolo avanti Cristo fino al decimo: pensate, arriva sino a tremila anni fa! Le sale espositive di Palazzo Caffarelli e l’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini ci raccontano la fase più antica dell’urbe, quando a governare c’erano i re! Così attraversiamo tra sogno e realtà santuari e palazzi della Roma regia e alla memoria tornano i nomi recitati scuola : Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marcio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Attraverso reperti archeologici autentici l’esposizione ricostruisce costumi, ideologie, capacità tecniche, trasformazioni sociali e culturali di un mondo che per tanti di noi è leggendario.

Proseguendo possiamo vedere corredi tombali, deposizioni nelle quali era utilizzato il rito della cremazione, la miniaturizzazione di oggetti di corredo, l’utilizzo di contenitori per le ceneri dalla singolare forma di capanna. Della prima Roma è possibile ammirare un grande plastico, poi ancora reperti di scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante. Infine indicano chiaramente diversità tra i ruoli femminile e maschile tanti oggetti di lusso e di prestigio – nei quali noi donne possiamo riconoscere motivi di ornamento ancora attuali – e ancora corredi funerari. 

Otto sezioni, alcune delle quali hanno oggetti di rarissima concretezza eppure si potrebbero toccare perché non hanno un vetro divisorio. Ma una sorta di rispetto ferma la nostra mano: il passato appare talmente vicino e prezioso che sfiorarlo diventa sacrilego.

Ultima modifica il Venerdì, 27 Luglio 2018 10:17


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