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Lunedì, 20 Agosto 2018 11:34

Jean Dubuffet e l'Art Brut: a Palazzo Magnani l'informale arriva a novembre

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Anticipazioni. A Reggio Emilia 140 opere per una retrospettiva dedicata all'artista della sperimentazione: dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali

JEAN DUBUFFET, Mouchon berloque, giugno 1963, olio su tela 114 x 146 cm. Collection Fondation Dubuffet, Paris. Diritti autore: © 2018 Adagp, Paris / Siae, Roma. Diritti foto:© Archives Fondation Dubuffet JEAN DUBUFFET, Mouchon berloque, giugno 1963, olio su tela 114 x 146 cm. Collection Fondation Dubuffet, Paris. Diritti autore: © 2018 Adagp, Paris / Siae, Roma. Diritti foto:© Archives Fondation Dubuffet

Informale e Art Brut: un binomio che fanno di questo artista una delle menti più creative del XX secolo: a lui è dedicata  la grande retrospettiva Jean Dubuffet (1901-1985), che dal 17 nnovembre 2018 al 3 marzo 2018 a Palazzo Magnani a Reggio Emilia , andrà ad esplorare i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali dell’artista, genio universale e multiforme, portando In mostra 140 opere  tra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali provenienti principalmente dalla Fondation Dubuffet e dal Musée des Arts Décoratif di Parigi, nonché da musei e collezioni private di Francia, Svizzera, Austria e Italia, oltre a un nucleo di 30 lavori di protagonisti storici dell’art brut, realizzata in collaborazione con Giorgio Bedoni.

Tre sezioni principali del percorso espositivo che ruota intorno a materia e spirito.

La prima, dal 1945 al 1960, presenta tutta la ricchezza dei cicli intorno alla materia, da Mirobolus, Macadam et Cie a Matériologies; la seconda verte sugli anni compresi tra il 1962 e il 1974, con i lavori della serie de L’Hourloupe, nati da un disegno eseguito macchinalmente al telefono, che si trasformerà 12 anni più tardi in scultura monumentale. La terza parte esplora il nuovo orizzonte di intenso cromatismo, sviluppatosi tra il 1976 e il 1984 con i Théâtres de mémoire e con i Non-lieux, dove il forte gesto pittorico svela “non più il mondo ma l’immaterialità del mondo” (Dubuffet).

Ma Dubuffet rimane famoso anche per essere stato il primo collezionistra di Art Brut, forma di espressione artistica spontanea, scoperta dall’artista fra i malati degli ospedali psichiatrici. La rassegna quindi, vuol dare testimonianza di questa sua passione includendo una sezione dedicata proprio alla sua raccolta di art brut, così come lui stesso la chiamò nel 1945. A Palazzo Magnani si potranno ammirare le opere di Aloïse, Wölfli, Wilson, Walla, Hauser, Tschirtner – divenuti oramai parte integrante della storia dell’arte del XIX/XX secolo – provenienti dalla Collection de l’Art Brut di Losanna, da collezioni private svizzere e dal Gugging Museum di Vienna.

In mostra saranno presentati anche video musicali, documenti e i sei dischi editi dalla galleria milanese del Naviglio, a testimoniare la sua passione per la musica, libri d’artista, scenografie e costumi dello spettacolo Coucou Bazar, opera d’arte totale che contempla pittura, scultura, teatro, danza e musica, alla quale Dubuffet lavora dal 1971 al 1973 e che verrà realizzata anche a Torino nel 1978, in collaborazione con la FIAT.

Mostra a cura di Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger
Palazzo Magnani, Reggio Emilia
17 novembre 2018 – 3 marzo 2019

Ultima modifica il Lunedì, 20 Agosto 2018 11:54


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