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Giovedì, 08 Novembre 2018 16:32

Museo della Ceramica di Mondovì. Il dipinto “Spitz-Rund” di Kandinskij in mostra dopo il restauro

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Un nuovo progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Comune di Bergamo, la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

Restauro in corso sull’opera Spitz-Runddi Kandinskij presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, Torino Credits: Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” Restauro in corso sull’opera Spitz-Runddi Kandinskij presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, Torino Credits: Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

CUNEO - Il Museo della Ceramica di Mondovì ospita, dal 16 novembre 2018 al 3 febbraio 2019,  la mostra Kandinskij, l’armonia preservata. Dietro le quinte del restauro”. Al centro dell’esposizione c’è il dipinto “Spitz-Rund”, un olio su cartone realizzato nel 1925 dal celebre pittore russo, padre dell’Astrattismo europeo, in prestito dalla Collezione della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, dove è entrato a far parte nel 1999

L’opera fu dipinta da Wassilij Kandinskij (1866-1944) durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar, incarico che svolse dal 1922 al 1925, chiamato da Walter Gropius. Il dipinto mostra tutta l’influenza della scuola, al punto di esserne considerato una sintesi.

Il titolo dell’opera significa “aguzzo-rotondo”, ed è un chiaro riferimento alle figure geometriche che la compongono: nel campo monocromo, infatti, geometrie e linee si sovrappongono nello slancio verticale del dipinto, in un dialogo tra forme, suoni e colori. Questi ultimi hanno per l’artista precise corrispondenze: “il triangolo è sempre giallo e risulta tagliente e imprevedibile”, paragonato al suono squillante della tromba, “il cerchio, invece, è figura semplice, complessa e misteriosa, simbolo dell’universo” e viene associato al colore blu, profondo e puro, e al suono grave del contrabbasso o del violoncello, o a quello profondo dell’organo.

Un dipinto ricco di fascino di cui possiamo svelare alcuni aspetti più nascosti. - Sottolinea Giandomenico Genta, Presidente della Fondazione CRC, che promuove la mostra - Ringraziamo per questo il Comune di Bergamo e la GAMeC, grazie alla cui disponibilità è possibile oggi ammirare quest’opera a Mondovì. Indispensabile è stata la collaborazione del Centro Conservazione e Restauro di Venaria Reale, un’eccellenza a livello internazionale nello studio e nella conservazione delle opere d’arte, con cui proseguiamo la collaborazione iniziata lo scorso anno. Questo nuovo progetto rientra nel programma di interventi artistici e culturali che la Fondazione realizza in provincia di Cuneo per favorire connessioni tra i propri territori di riferimento e importanti realtà museali”.

L’esposizione rappresenta l’occasione per svelare i risultati dell’intervento di studio e consolidamento realizzato sul dipinto dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

La disponibilità della GAMeC e del Comune di Bergamo  - dichiara Stefano Trucco, Presidente del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” - che ci hanno affidato un’opera straordinaria, ha fornito ai nostri laboratori un caso di studio molto interessante e complesso, che accresce ulteriormente la nostra esperienza nel campo della conservazione delle opere di arte contemporanea”.

Il percorso della mostra è stato strutturato in tre differenti sezioni pensate proprio per permettere ai visitatori di scoprire il dipinto e le diverse fasi che si celano dietro al restauro di un’opera d’arte.

Ci saranno dunque pannelli esplicativi con una rassegna di immagini che permettono di osservare dettagli dell’opera non facilmente distinguibili a occhio nudo, così come il racconto delle diverse analisi condotte sul dipinto. Una seconda sala ospita inoltre la perfetta riproduzione di un laboratorio di restauro, in cui saranno allestite le strumentazioni utilizzate per lo studio dell’opera.

Spiega Lorenzo Giusti, Direttore GAMeC: “L’apertura di questa mostra, a conclusione di una campagna di indagini diagnostiche che ha permesso di acquisire informazioni preziose sulla storia del dipinto, rappresenta ora un’occasione unica per il pubblico, che ha l’opportunità di ammirare uno dei capolavori del padre dell’Astrattismo fuori dalle mura della GAMeC”.

La mostra sarà l’occasione non solo per far conoscere le tecniche e le strumentazioni di indagine più avanzate nel campo del restauro, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla fragilità di queste opere e, al tempo stesso, sulla loro resilienza.

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2018 16:40



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