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Giovedì, 07 Marzo 2019 10:05

"Lessico femminile", la riscossa delle donne a Palazzo Pitti. Foto

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In occasione dell’8 marzo la mostra "Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento 1861-1926" racconta 70 anni di emancipazione femminile tra Otto e Novecento, dalle lotte per il lavoro al Nobel per la Deledda

FIRENZE - Sono due le date simboliche che segnano la storia del riscatto dell’immagine femminile e del ruolo pubblico delle donne nel periodo post-unitario: l’iscrizione di alcune lavoratrici alla Fratellanza Artigiana nel 1861 e il premio Nobel conferito a Grazia Deledda nel 1926 per il romanzo Canne al Vento.

La mostra “Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento”,  ospitata dal 7 marzo 2019 a Palazzo Pitti, attraverso opere d’arte, fotografie e oggetti di vario genere intende celebrare il mondo femminile nell’arco temporale racchiuso tra questi due particolari eventi. Il percorso espositivo racconta dunque l’operosità delle donne: dalle contadine alle borghesi, descrivendo le loro energie e risorse spesso non riconosciute. D'altra parte come rammenta il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, nella presentazione del catalogo che accompagna la mostra "alle donne si deve la sopravvivenza del Paese durante la Prima Guerra mondiale, quando dovettero giocoforza sobbarcarsi il lavoro prima svolto dagli uomini, per la maggior parte reclutati nell’esercito o morti al fronte. In tempo di pace, se nel mondo rurale la divisione dei compiti rimase più o meno la stessa, è in quello operaio, borghese e intellettuale che si opera il cambiamento". 

La mostra, realizzata in collaborazione con Advancing Women Artists, si sviluppa attorno a un nucleo centrale di opere di grandi dimensioni, così da far emergere le protagoniste femminili come sul palcoscenico di un teatro. Il percorso prosegue nelle collezioni della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti - dove è custodita una delle più significative raccolte sul tema del lavoro delle donne nei campi fra Ottocento e Novecento – attraverso un fil rouge visuale con didascalie e focus, oltre a una proiezione multimediale dedicata alle donne nei loro ambienti di lavoro.

Nell’arco cronologico di poco più di mezzo secolo considerato nella mostra -  afferma Eike Schmidt - maturano i presupposti per il riscatto sociale e per una nuova autonomia della donna, non più solamente ancorata al ruolo di angelo del focolare. Le opere esposte raccontano una realtà in cui si affaccia la questione femminile, quando l’impegno nel lavoro, gli interessi politici, la vita intellettuale e l’indipendenza erano ancora un privilegio, o il risultato di una lotta”. 

La donna  - aggiunge Simonella Condemi, curatrice della mostra e responsabile della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti - ha dovuto costruirsi una propria identità in ambito sociale e lavorativo mantenendo comunque l’impegno quotidiano tra le mura domestiche e la cura della famiglia. Abbiamo voluto rendere onore alla fatica sempre sostenuta dalle donne, documentando insieme la varietà di modi in cui si esprime e il talento femminile nel campo dell’arte, della fotografia, della scrittura, dell’insegnamento, della politica, e in molti altri settori”.

Linda Falcone, direttrice di Advancing Women Artists, un'organizzazione statunitense con sede a Firenze, dedita alla ricerca, restauro ed esposizione di opere d’arte di donne storiche, nei musei e depositi museali della Toscana, spiega invece: "Firenze è stata una calamita per le artiste straniere che cercavano di ritagliarsi 'una stanza tutta loro' nei salotti e negli atelier - e, col tempo, nell'accademia stessa. Le artiste internazionali sono ben rappresentate in questa mostra, visto che le donne straniere godevano di un certo livello di libertà in Italia, cosa che non avveniva nei loro paesi di origine. Ne sono alcuni esempi la simbolista tedesca Julia Hoffmann Tedesco, che condivideva lo stesso interesse per la sfera femminile di suo marito, esponente dei Macchiaioli, la ritrattista e poetessa irlandese Louisa Grace Bartolini, paladina per la causa italiana, Mary Egerton Bracken, una pittrice inglese dell’alta società che frequentava l’entourage di Browning a Casa Guidi, e l’artista Nabis francese Elisabeth Chaplin, la più giovane e prolifica artista tra quelle rappresentate nella collezione delle Gallerie degli Uffizi”.

All’epoca Firenze fu meta prediletta e luogo di incontro per figure di spicco nel mondo femminile non solo della letteratura e dell’arte, ma anche dell’impegno sociale e politico, su scala internazionale: qui vissero donne formidabili quali, tra le altre, Elizabeth Barrett Browning, Jessie White Mario, Theodosia Garrow Trollope, Margaret Fuller.

Ad accompagnare la mostra, che si potrà visitare fino al 26 maggio 2019, un catalogo edito da Sillabe in due versioni, italiana ed inglese.

Ultima modifica il Giovedì, 07 Marzo 2019 10:54



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