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Martedì, 23 Aprile 2019 08:34

Fondazione Cini. A Venezia la grande retrospettiva dedicata a Burri

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A cura di Bruno Corà, la mostra in programma, dal 10 maggio al 28 luglio 2019, sull’isola di San Giorgio Maggiore chiude la stagione di grandi celebrazioni internazionali per l’artista umbro 

Alberto Burri, Rosso Plastica M3, 1961, Plastica, combustione su tela. Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri Alberto Burri, Rosso Plastica M3, 1961, Plastica, combustione su tela. Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

VENEZIA - Dai rarissimi Catrami (1948) agli ultimi e monumentali Cellotex (1994), la mostra “BURRI la pittura, irriducibile presenza”, con circa 50 opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri, dalla Fondazione Burri e da prestigiose collezioni private, ricostruisce nella sua interezza la parabola artistica di uno dei più grandi protagonisti dell'arte italiana ed europea del XX secolo.

La mostra, a chiusura di una stagione di grandi celebrazioni internazionali dedicate all’artista umbro, riporta inoltre Burri a Venezia dopo la personale che nel 1983 vide protagoniste 18 opere del ciclo Sestante negli spazi degli ex Cantieri Navali alla Giudecca, rappresentando una tappa fondamentale nella sua carriera.

Dopo un quarto di secolo dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1995, - spiega Bruno Corà, curatore della retrospettiva - la mostra pone in evidenza la trasformazione recata da Burri nell'arte del XX secolo. Non è improprio paragonare l'innovazione linguistica introdotta da Burri con la 'presentazione' sistematica della materia reale al posto della mimesi rappresentativa, alla rivoluzione giottesca compiuta nel sostituire ai cieli d'oro della pittura medioevale il celeste che si poteva osservare in natura. In entrambe le innovazioni veniva introdotto il 'vero' nella pittura al posto della finzione imitativa di esso. Lo shock prodotto da Burri negli anni dell'immediato dopoguerra - continua il curatore - si può misurare solo con l'effetto ottenuto in tutto l'arco di esperienze artistiche da lui influenzate: dal New Dada di Rauschenberg, Jonhs e Dine, al Nouveau Réalisme di Klein, César, Arman e Rotella, dall'Arte Povera di Pistoletto, Kounellis, Pascali e Calzolari all'arte processuale e fino al neominimalismo a base monocroma”.

Il percorso espositivo, su allestimento  dell’Architetto Tiziano Sarteanesi, offre al visitatore l’opportunità unica di ammirare una selezione inedita di opere che rappresentano tutti i più famosi cicli realizzati da Burri. Il titolo dell’esposizione si rifà invece alla celebre definizione data dallo stesso artista alla sua opera, e alla difficoltà di tradurla in parole, offrendo così una lettura penetrante del modo in cui Burri ha affrontato il tema centrale del suo tempo: quello dell’utilizzo e della trasformazione della materia in opera d’arte.

Completa la rassegna una sezione documentaria multimediale dell'intera attività dell'artista, in cui è possibile vedere anche alcuni rari film che lo ritraggono in azione.

La mostra, organizzata con Fondazione Burri, in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone MCIA e in partnership con Intesa Sanpaolo, è corredata da catalogo bilingue (italiano-inglese), introdotto da un saggio critico del curatore Bruno Corà, Presidente della Fondazione Burri, e di Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini.

Ultima modifica il Martedì, 23 Aprile 2019 08:41
Redazione

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