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Venerdì, 07 Giugno 2019 11:11

Al Centro Pecci di Prato un focus sui locali notturni più celebri, dagli anni ’60 a oggi. Foto

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Arriva al museo toscano, come unica sede italiana, la mostra “Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today”. Un progetto espositivo focalizzato su architettura e design di questi luoghi che sono  stati epicentri di cultura contemporanea

Xenon, New York, 1979 Foto / photo © Bill Bernstein - David Hill Gallery, London Xenon, New York, 1979 Foto / photo © Bill Bernstein - David Hill Gallery, London

PRATO - I locali notturni e le discoteche sono stati epicentri indiscussi della cultura contemporanea. Nel corso del ventesimo secolo hanno infatti messo in discussione i codici prestabiliti del divertimento e dello stare insieme e hanno permesso di sperimentare stili di vita alternativi.

Il Centro Pecci di Prato, dal 7 giugno al 6 ottobre 2019, ospita un focus dedicato alla storia e al design dei più celebri night club, dagli anni sessanta a oggi. La mostra, curata da Jochen Eisenbrand con Meike Wolfschlag, Nina Steinmüller, Catharine Rossi e Katarina Serulus,  è già stata ospitata, nel 2018, al Vitra Design Museum di Weil en Rein e oggi approda nel museo toscano, quale unica tappa italiana. 

Sviluppata secondo un criterio cronologico, la rassegna prende avvio con le discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta trasformano il ballo in un rito collettivo da officiare in un mondo fantastico fatto di luci, suoni e colori in cui immergersi.  Vi sono i luoghi della subcultura newyorchese, tra cui l’Electric Circus (1967), progettato dall’architetto Charles Forberg e dal famoso studio Chermayeff & Geismar o lo Space Electronic di Firenze (1969), concepito dal collettivo Gruppo 9999. In Italia si annovera  il Piper (1966) di Torino, progettato da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso, o  il Bamba Issa (1969), la discoteca sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal Gruppo UFO.

Gli anni Settanta, con l’ascesa della disco music,  sulla scia del film Saturday Night Fever, sono profondamente segnati  dalla cultura del club. Icona di questo decennio è senz’altro lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977, con  gli arredi firmati dall’architetto Scott Romley e dal designer d’interni Ron Doud.

Nello scenario dei club della New York degli anni Ottanta, come il Mudd Club (1978) o l’Area (1978), prendevano intanto avvio le carriere di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, mentre nei club londinesi come Blitz e Taboo, e in quelli berlinesi, come Tresor (1991)  nacque un nuovo stile musicale e una nuova moda. 

Dagli anni 2000 il contesto si evolve e si fa più complesso,  l’interesse degli architetti verso il locale notturno sopravvive dando vita a nuove e inedite tipologie.  E’ il caso dello studio olandese OMA, fondato da Rem Koolhaas che propone un concept destinato a rendere il  Ministry of Sound II di Londra la quintessenza del club del Ventunesimo secolo.

Completa la rassegna un’installazione musicale e luminosa, una silent disco che catapulta i visitatori nella movimentata storia della club culture. Infine una raccolta selezionata di copertine di dischi, tra cui i disegni di Peter Saville per Factory Records o la copertina programmatica dell’album Nightclubbing di Grace Jones, sottolinea le indistricabili relazioni tra musica e grafica nella storia delle discoteche dal 1960 a oggi.

www.centropecci.it

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 07 Giugno 2019 11:46


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