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Mercoledì, 03 Luglio 2019 17:09

Mantova. “Sonografie. Il suono del colore” a Palazzo Te. Immagini

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Fino al 28 luglio 2019 la seconda edizione della  project room che indaga il rapporto tra suono e immagine, esplorando le differenze costitutive tra il linguaggio visivo e quello musicale

Sonia Costantini, NB15-14 Foresta Sonora (2015) Sonia Costantini, NB15-14 Foresta Sonora (2015)

MANTOVA - Sonografie. Il suono del colore, allestita nell’ala napoleonica di Palazzo Te, propone al pubblico una selezione di opere monocrome della pittrice Sonia Costantini, immaginate come un percorso sonoro, e le composizioni realizzate appositamente dai Maestri Luigi Manfrin e Corrado Rojac ispirate ai monocromi dell’artista mantovana. 

“La prospettiva culturale del progetto Sonografie - spiega  il direttore Stefano Baia Curioni - è quella di muovere dal riconoscimento della irriducibile differenza che distingue le cosiddette “arti dello spazio”, quali la pittura e la plastica, strutturalmente operanti nella ‘simultaneità’ della visione, dalle ‘arti del tempo’, come la poesia o la musica, che abitano, altrettanto strutturalmente, la successione temporale”. 

“Nel periodo in cui lavoravo all’opera Foresta Sonora - racconta l’artista - la mia ricerca mi portava a riflettere sulla possibilità di frammentare la totalità dello spazio della superficie pittorica, creando sospensioni, pause, tramite l’uso del colore. Nel realizzarla avvertivo al suo interno un forte senso di musicalità; mentre la disegnavo, la immaginavo proprio come un’onda sonora, seguivo un andamento capace di cadenzare ‘suono’ e ‘pause’, così da poter cogliere un’eco anche nelle interruzioni, negli intervalli tra le diverse gradazioni del colore.”

Invitati dal Maestro Leonardo Zunica, i compositori hanno saputo cogliere due tra gli aspetti fondamentali della produzione dell’artista mantovana, tra formalismo e misticismo.

“L’interazione tra suono e colore - spiega il Maestro Leonardo Zunica - al di là delle corrispondenze che rimandano all’esperienza della sinestesia, sembra istituire una vera e propria eterotopia dell’arte, laddove l’estensione del sonoro al visivo e del visivo al sonoro è in ultima analisi il desiderio di entrambi i campi di trascendere i confini che li contraddistinguono”.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Luglio 2019 17:16


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